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BARI, ORA INIZIA UN ALTRO CAMPIONATO: AI PLAYOFF DA SECONDA DELLA CLASSE

Fantasia e realtà sono in eterno conflitto tra loro: la prima costruisce castelli, la seconda puntualmente li distrugge. E come se non bastasse, nel caso del Bari, il tempo è come una lente che rende più nitida la visione di questa realtà. Al di là delle parole spese a caldo dal presidente Luigi De Laurentiis, istutuzionalmente improntate all’ottimismo nonostante la sciagurata sconfitta di ieri pomeriggio a Teramo, pensiamo che il nostro compito sia quello  di raccontare la verità.

Non faremo la solita disamina tecnica e tattica. I fatti parlano più di quanto potremmo descrivere. Molto più semplicemente, ci soffermiamo sui numeri che fotografano lo stato dell’arte attuale e, ahinoi, futuro, dei biancorossi. La cifra più vistosa e purtroppo impietosa è quel maledetto meno 11 dal primo posto del girone C. Un ritardo abissale che, meriti della Ternana capolista a parte, racconta di un Bari incapace di affermare la propria leadesrhip. Lo stop al Bonolis, arrivato al termine di una prestazione gettata alle ortiche perché svuotata di contenuti motivazionali ed evidenti limiti strutturali in sede di costruzione della squadra (la scorsa estate, soprattutto), ha fissato nuovi paletti alla stagione dei galletti. Le frasi circostanziali del presidente non ci impediscono di sottolineare che – di contro – l’obiettivo del Bari – da qui alla fine della regular season – sarà il mantenimento del secondo posto in classifica. L’obiettivo: piazzarsi nella migliore posizione possibile della griglia playoff. Traguardo che, a pochi giorni dal giro di boa, sembra tutto sommato alla portata sempre alla luce dei numeri di cui prima. Classifiche alla mano, il Bari viaggia ad una media grosso modo simile a quella delle capofila dei gironi A e B. Il che, ragionando in prospettiva, farebbe pensare ad un arrivo agli spareggi con le credenziali giuste per sperare nella predisposizione del piano più comodo per tentare l’ingresso in B dalla porta secondaria.

Questo, almeno sulla carta. Tra la teoria e la realtà – ci risiamo – potrebbe esserci un divario. Soprattutto se l’atteggiamento della squadra sarà quello visto in diverse delle “prime” ventuno giornate di campionato. Per vincere i playoff bisogna bandire qualsiasi paura, calo mentale, timore e compagnia cantando. Giusto per dirla come Auteri nel post Teramo. Gli audaci dicono che la paura è umana, ma va combattuta col coraggio. Il coraggio di ammettere che da ieri per il Bari è iniziato un altro campionato: quello per difendere il secondo posto in classifica e puntare a vincere i playoff . Il coraggio di ammettere che è un errore imperdonabile associare il quadro clinico biancorosso all’eccezionale ruolino di marcia della squadra di Lucarelli. Le acque non vanno confuse per non fare ulteriore confusione. Il coraggio di riconoscere gli errori commessi sinora insieme all’onestà intellettuale di riposizionare gli obiettivi stagionali guardando in faccia la solita realtà.

L’importante non è stabilire se si ha paura o meno. Ciò che conta è sapere convivere con le proprie paure senza farsi condizionare dalle stesse. Ecco, il coraggio è questo. Altrimenti, non è più coraggio, ma incoscienza. Dopo Teramo, fare finta di niente sarebbe un suicidio più grande della stessa sconfitta al Bonolis. La coerenza di guardare in faccia i prorpi fallimenti appartiene ai migliori, a chi si concentra su quello che vi è ancora possibile da fare. Lo si deve alla città. Lo si deve ai tifosi.