di Pierpaolo Paterno
Tra le grandi della serie B. Anzi, meglio. Il Bari che non ti aspetti, quello neopromosso dalla serie C, sbaraglia la concorrenza delle più blasonate formazioni della cadetteria. La nobiltà come titolo acquisito dalla formazione di Michele Mignani. Incoronazione legittimata dopo aver sbancato il campo del Cagliari con una rete del solito Walid Cheddira, da ieri sera re dei bomber del torneo con 5 reti all’attivo. Meglio dello spallino La Mantia, dell’ascolano Gondo e del parmense Inglese, tutti fermi a quota 4. Una enorme soddisfazione per il Bari e per l’attaccante italo marocchino che – di questo passo – vedrà senz’altro materializzarsi e confermarsi la presenza nella nazionale nord africana ai prossimi Mondiali.
Un exploit che coincide con il costante processo di crescita del gruppo, in gran parte lo stesso della scorsa C e dopo sei turni di regular season con il pedigree di mina vagante. Un piccolo-grande bolide saggiamente condotto da Mignani con la regia – dietro le quinte – del ds Polito. Dirigente napoletano che ieri alla fine del match di Cagliari festeggiava esultante assieme ai ragazzi raggianti e gasati come i trecento tifosi salpati sull’Isola.
Scena di rara bellezza che fanno il paio con le numerose vittorie regalate dalla truppa da più di un anno a questa parte. Il successo in terra sarda non nasce dal caso. Ma è frutto di una semina lunga mesi, nel cui raccolto sono intervenute alcune nuove risorse. A cominciare dalla stella Caprile tra i pali (altra chicca la convocazione in Under 21) per proseguire con la forza dirompente di Folorunsho.
Matricola imbattuta in un seminato cosparso di insidie, il Bari è riuscito nella magica impresa di ottenere in trasferta ben dieci degli attuali dodici punti all’attivo risultando primo della classe nella classifica circoscritta alle gare disputate lontano da casa. Più delle attuali capolista Reggina e Brescia, del Frosinone coinquilino dei pugliesi in seconda piazza, delle blasonate inseguitrici Genoa, Cagliari, Parma e Spal. La “top quality“, insomma, della serie B in cui i galletti stanno per ora sguazzando senza rimetterci le penne. I successi di Perugia, Cosenza e Cagliari aggiunti ai pareggi con Parma, Palermo e Spal tirano la riga di una panoramica con vista nitida sul futuro. Che sia il mantenimento della categoria, piuttosto che un piazzamento playoff, questo Bari richiede e merita la massima fiducia possibile. Glielo si deve per l’impegno, l’abnegazione, l’attaccamento alla maglia, la passione e la volontà di giocarsela fino in fondo. Un Bari ogni giorno sempre più maturo in cui l’identità conta più della personalità. Nel senso che la consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie forze e qualità risulta fondamentale per sviluppare – con determinazione mentale – i profitti ammirati sinora.
Checché ne dica il tecnico cagliaritano Liverani in un attimo di frustrazione per la sconfitta di ieri pomeriggio, il Bari costruito da Polito e gestito da Mignani “sa benissimo il fatto suo”, innesca le modalità tattiche giuste di fronte all’avversario di turno a prescindere dai nomi dei calciatori che ne compongono le rose. In apparenza senza strafare, il compito riesce col cinismo tipico di chi possiede spiccate doti di amministrazione e passaggio all’incasso anche solo con un tiro in porta o una zampata felina del bomber in stato di grazia. Il tutto, condito da un pizzico di quella fortuna che – lo afferma la tradizione – premia sempre gli audaci (vedi il palo allo scadere colpito da Pavoletti).
Il campionato è lunghissimo. Siamo solo alla battute iniziali. Probabile che arriveranno momenti di difficoltà e alcune “zone buie” o di calma piatta sul piano delle emozioni. I tifosi – quelli veri – lo sanno bene. Ma non per questo si tireranno indietro seguendo il consiglio del capitano Di Cesare che – dall’alto dei suoi 39 anni – trasforma il sano realismo derivatogli dall’età con l’irrefrenabile voglia di non smettere mai di sognare. Desiderio ambizioso stampato da un mese a questa parte nelle pagine firmate dal Bari di Mignani. Una favola dalla quale nessuno intende svegliarsi.