Bari-Avellino 1-1
BARI (3-4-2-1): Cerofolini, Meroni (40’ st Kassama), Pucino (c), Nikolaou, Mane (29’ st Antonucci), Braunoder, Verreth (40’ st Bellomo), Dickmann, Castrovilli, Maggiore (29’ st Rao), Gytkjaer (41’ st Moncini). A disp.: Pissardo, Burgio, Pagano, Partipilo, Vicari, Colangiuli, Cerri. All. V. Vivarini.
AVELLINO (3-5-2): Daffara, Missori, Palmiero (25’ st Palumbo), Tutino (14’ st Patierno), Biasci (41’ st Lescano), Sounas, Cancellotti, Besaggio, Simic, Enrici, Milani (14’ st Russo). A disp.: Iannarilli, Gyabuaa, Cagnano, Panico, Manzi. All. R. Biancolino.
ARBITRO: Zufferli di Udine.
RETI: 6’ st Dickmann; 22’ st Biasci.
NOTE: Rec. 2’ pt e 5’ st.
di Pierpaolo Paterno
BARI – Chiusura del 2025 senza il botto per il Bari che, anche contro l’Avellino, palesa tutti i limiti di tenuta. Un filo meglio delle precedenti uscite, i biancorossi non vanno oltre l’1-1 contro gli irpini di Biancolino e si fanno riprendere nel corso della ripresa al momentaneo vantaggio di Dickmann. Raggiunto lo Spezia al 15mo posto, appena sopra il limite playout. Posizione che impone interventi imminenti e radicali in sede di mercato. Senza tempo da perdere.
Vivarini dispone il Bari con un 3-4-2-1 che in campo si muove in modo piuttosto elastico. Davanti a Cerofolini la difesa a tre è composta da Meroni sul centrodestra, aggressivo nelle uscite, Pucino centrale con compiti di guida e impostazione, e Nikolaou sul centrosinistra, chiamato anche ad accompagnare l’azione. Sugli esterni Dickmann a destra e Mane a sinistra giocano a tutta fascia: quando il Bari ha palla spingono e danno ampiezza, quando l’Avellino attacca si abbassano e trasformano il sistema in una linea a cinque. In mezzo al campo Braunoder garantisce dinamismo, pressione e recupero, mentre Verreth agisce da regista basso, detta i tempi e prova a dare ordine alla manovra. Sulla trequarti Castrovilli e Maggiore si muovono alle spalle di Gytkjaer, cercando spazio tra le linee: Castrovilli interpreta il ruolo in modo più creativo e associativo, Maggiore attacca di più la profondità e l’area. Davanti Gytkjaer fa da riferimento centrale, lavora spalle alla porta, prova a far salire la squadra e a finalizzare. In fase di non possesso il Bari si compatta, abbassa il baricentro e difende con un 5-4-1, puntando sull’equilibrio più che sull’aggressività, con l’efficacia del sistema che dipende soprattutto dall’intensità e dalla qualità delle letture individuali.
Clamorosa la palla gol fallita dal Bari al 6’: cross di Mane, stacco di Braunoder con respinta da Diaffara e Gytkjaer – a trenta centimetri dalla linea di porta – la mette oltre la traversa. Il secondo squillo, dopo il quarto d’ora. Sinistro di Castrovilli sul fondo, di poco al lato. Si va al riposo, al termine di un primo tempo brutto sul piano tecnico e tattico. Equilibrio e confusione su entrambi i fronti, senza grosse emozioni.
Emozioni che arrivano dopo sei minuti. Stop di Maggiore, palla ritorno, e tiro a giro angolatissimo di Dickmann che supera il portiere irpino. Primo gol per lui con la maglia del Bari. Si rivede al Var. Gol convalidato. Alle stelle, la conclusione del solito Dickmann (ancora un cross dell’ottimo Mane) per il mancato 2-0. Errore pagato caro perché l’Avellino – che nel frattempo cambia modulo – pareggia su una incursione del neoentrato Russo respinta corto da Cerofolini. Arriva Biasci e fa 1-1. Il Bari subisce il colpo e sembra sciogliersi. Mane e Maggiore non ne hanno più. Dentro Antonucci e Rao. Anche Verreth e Castrovilli hanno terminato la benzina. La squadra abbassa le marce per evidente stanchezza. Meroni si ferma per crampi. Lo sostituisce Kassama. Bellomo prende il posto di Verreth. Suo un tentativo nel recupero vanificato dal portiere. Finisce qui dopo 5’ extra e tra i fischi dei raggelati tifosi del San Nicola. Si torna il 10 gennaio a Carrara per l’ultima di andata. Con la speranza che nei prossimi giorni tre quarti della squadra siano urgentemente cambiati.
foto sscbari