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LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO DIVENTA VIRALE: LA PROTESTA DEI TIFOSI DEL BARI RIMBALZA IN TUTTA ITALIA

La Gazzetta del Mezzogiorno oggi, domenica 31 maggio, non è soltanto un quotidiano. È diventata un simbolo. La sua pagina 7, acquistata da un gruppo di tifosi indipendenti del Bari, sta facendo il giro dei social network, condivisa migliaia di volte da semplici appassionati, giornalisti, opinionisti e pagine calcistiche di tutta Italia. Un’iniziativa destinata a entrare nella storia del tifo biancorosso e che fotografa meglio di qualsiasi sondaggio il sentimento che attraversa la città.

La protesta, organizzata senza il coinvolgimento diretto dei gruppi organizzati, rappresenta un segnale forte di una frattura che appare ormai insanabile tra una larga parte della tifoseria e la famiglia De Laurentiis. Un messaggio che non si limita al calcio ma che investe il rapporto tra una proprietà e un’intera comunità che da anni chiede ambizione, programmazione e rispetto per la propria storia sportiva.

La portata dell’iniziativa è stata riconosciuta anche da Michele Salomone, storica voce del giornalismo sportivo barese, che ha sottolineato come sia difficile trovare precedenti simili nella storia del calcio italiano. «Se ne sta parlando in tutta Italia», ha scritto il giornalista, evidenziando come ormai il sostegno alla proprietà sia rimasto confinato a poche voci isolate.

A colpire è soprattutto il consenso trasversale che la protesta sta raccogliendo. Sul fronte politico, infatti, il tema ha superato le tradizionali divisioni. Dopo la presa di posizione del sindaco Vito Leccese, anche esponenti dell’opposizione cittadina hanno espresso sostegno alla linea del Comune nella delicata vicenda che riguarda il futuro del Bari e dello stadio San Nicola.

Particolarmente significativa la posizione del Centro Coordinamento Bari Club. Pur scegliendo di non diffondere comunicati ufficiali né prese di posizione autonome, i club hanno spiegato di voler favorire «un’unica voce» dell’intera piazza barese. Una scelta che non equivale al silenzio. Nel loro messaggio emerge infatti la vicinanza al sindaco, invitato a fare tutto il possibile per individuare la soluzione migliore per il bene della squadra e della città.

Ma soprattutto arriva un riconoscimento pubblico ai tifosi indipendenti protagonisti dell’acquisto della pagina sulla Gazzetta. «Il nostro elogio, il nostro applauso, la nostra standing ovation va al gruppo di tifosi che è andato oltre con questa pubblicazione», scrivono i Bari Club, certificando di fatto come quella iniziativa sia stata percepita da gran parte della tifoseria come un gesto rappresentativo del malessere collettivo.

E allora la domanda che da ore rimbalza sui social, nei gruppi WhatsApp e nelle discussioni tra tifosi è inevitabile: se i tifosi non organizzati sono riusciti a comprare una pagina intera di giornale trasformandola in un caso nazionale, cosa faranno quelli organizzati?

Per il momento la risposta resta sospesa in una sola parola: «Aspettiamo». Ma l’impressione è che Bari stia vivendo uno dei momenti più delicati e significativi della propria storia recente. Una fase nella quale il dissenso non si esprime più soltanto dagli spalti ma attraverso iniziative capaci di attirare l’attenzione dell’intero Paese.

La pagina 7 della Gazzetta del Mezzogiorno è diventata molto più di uno spazio pubblicitario. È il manifesto di una città che chiede di essere ascoltata.

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SSC BARI, NESSUNO STADIO INDICATO ALLA LEGA PRO: L’ENNESIMO SEGNALE DI UNA SOCIETÀ LONTANA DALLA CITTÀ E DAI TIFOSI

Alla scadenza delle 23.59 della scorsa notte, la SSC Bari non ha indicato alcuno stadio alla Lega Pro. Un’ulteriore dimostrazione dell’approssimazione con cui la proprietà sta gestendo uno dei momenti più delicati della storia recente del club. Nessuna comunicazione ufficiale né sul San Nicola né su un eventuale trasferimento ad Altamura: il Bari, retrocesso in Serie C tra la rabbia e l’amarezza della sua gente, continua a navigare nell’incertezza.

Sul piano regolamentare non sono previste sanzioni immediate, poiché il termine appena scaduto non era perentorio. Tuttavia, resta il dato politico e sportivo di una società che, ancora una volta, appare distante anni luce dalle preoccupazioni dei tifosi e dagli interessi di una città che chiede chiarezza, programmazione e rispetto.

La vera scadenza resta quella del 16 giugno, data entro cui dovrà essere perfezionata l’iscrizione al prossimo campionato di Serie C e indicato un impianto conforme ai requisiti federali. Nel frattempo, resta confermata la posizione del sindaco Vito Leccese, che non ha firmato l’autorizzazione per l’utilizzo del San Nicola, mentre continua a tenere banco la questione legata al bando per la concessione dello stadio.

In un contesto già segnato dalla clamorosa retrocessione, il silenzio e l’assenza di una strategia chiara da parte della famiglia De Laurentiis alimentano ulteriormente il malcontento di una piazza che si sente abbandonata e sempre più estranea alle scelte della propria società.

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LA SSC BARI HA AVVIATO I CONTATTI PER DISPONIBILITÀ STADIO DI ALTAMURA

In queste ore il Bari ha avviato contatti per verificare la disponibilità dello stadio Tonino D’Angelo di Altamura in vista delle gare casalinghe del prossimo campionato. Alla base della valutazione ci sarebbero le tensioni con il Comune sulla vicenda San Nicola e l’obbligo di comunicare entro il 29 maggio l’impianto da indicare come sede di gioco, con eventuale possibilità di modifica entro il 16 giugno, data ultima per l’iscrizione. Il club biancorosso avrebbe quindi chiesto a Comune di Altamura e società murgiana informazioni relative a costi, tempi e praticabilità dell’operazione.

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DE LAURENTIIS, NUOVO MESSAGGIO A LECCESE: PRESENTERÒ PIANO INDUSTRIALE E SPORTIVO

La nuova risposta giunta in serata di De Laurentiis a Leccese: ‘Sindaco,
riscontro la Sua di oggi per precisare – qualora il concetto non fosse stato espresso correttamente – di avere confermato, nella mia lettera di ieri, che “non appena definito, a stretto giro, il piano industriale e sportivo della prossima stagione, sarò ben lieto di poterlo esporre, con la stessa trasparenza e onestà con cui fino a oggi ho sempre orientato il mio agire”.
Rammento, in ordine alle tempistiche dello stesso, che sono trascorsi meno di cinque giorni da una
dolorosissima retrocessione che presuppone scelte lucide e ponderate per programmare il futuro.
Comunque, tengo a ribadire, per amore di verità, che l’asserita “completa indisponibilità a un confronto con la stessa amministrazione comunale” non rispecchia quanto da me espresso.
Quanto al merito, prendo atto con dispiacere dei toni della Sua comunicazione, che allude a un presunto mio disinteresse verso la Società, la Squadra, la Città e i Tifosi.
Voglio essere chiaro: negli ultimi 8 anni ho dedicato ogni giorno della mia vita a questo progetto, investendo non solo ingenti somme, ma profondendo tutto il mio impegno in una vera e propria scelta di vita.
Ho iniziato molto presto ad amare quanto di straordinario offra questa terra, facendomi da subito promotore non solo del Bari, ma di Bari. Ritengo, pertanto, sterile dar corso a una corrispondenza che mi sembra alimentare continue
incomprensioni, e dunque preferirei trattare tutti gli argomenti che Lei riterrà opportuni in occasione
dell’imminente incontro.
Infine, rinnovo, per le ragioni già espresse, la cortese richiesta di rilasciare il documento necessario per l’indicazione dello Stadio “San Nicola” come impianto per la disputa delle gare casalinghe per la prossima stagione.
Cordiali saluti.
Dott. Luigi De Laurentiis”.

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VITO LECCESE A MUSO DURO CONTRO DE LAURENTIIS: DEL TUTTO ESTRANEI ALLA CITTA’, BARI NON E’ UN ASSET

La risposta del sindaco di Bari Vito Leccese alle dichiarazioni di Luigi De Laurentiis della Ssc Bari. La querelle è aperta e i toni non lasciano presagire nessun punto di incontro tra le parti: “Presidente,
mi spiace molto trovare, nei toni e nei modi della Sua risposta, conferma di ciò che molti sospettavano, ossia la Sua totale estraneità rispetto alla città e la Sua completa indisponibilità a un confronto con la stessa amministrazione comunale, proprietaria dell’impianto sportivo. Questo, mi consenta, è inaccettabile. Come Lei sa bene, non Le scrivo da tifoso deluso per una retrocessione, ma nella mia duplice veste di rappresentante della comunità e di responsabile di uno degli impianti sportivi più importanti d’Italia. La SSC Bari, come noto, è l’unica partecipante a una procedura che assegnerà lo stadio San Nicola per i prossimi 5 anni. Eppure, dal 2028, questa proprietà non potrà più gestire la squadra di calcio. Perché le norme federali, e non il Sindaco di Bari, impongono l’alienazione di questo “asset”, come, non a caso, Lei lo definisce. Ciò che Lei etichetta come “inusuale”, ossia il mio invito alla vendita, non è frutto di una valutazione personale. È la semplice traduzione delle regole. Non è dunque inusuale che io mi interessi alla vendita del Bari. È inusuale, piuttosto, che non se ne interessi Lei.
Lei ha chiesto la disponibilità dello stadio San Nicola per iscrivere il Bari al campionato di Serie C. Ma sarebbe disonesto da parte mia ignorare il contesto in cui questa richiesta arriva: una società retrocessa, un proprietario che non ha considerato per tanto tempo i sentimenti di una intera tifoseria (come in quei lunghissimi quaranta giorni dopo l’11 giugno 2023) e un gruppo che pubblicamente, parole di Suo padre, considera il Bari una “seconda squadra”.
Quelle parole non le ho dimenticate. E non le hanno dimenticate i baresi.
Le chiedo, dunque, un piano industriale serio, che guardi almeno all’orizzonte quinquennale della concessione e che risponda a una domanda precisa: cosa intende fare della SSC Bari dopo il 30 giugno 2028? Se non ha una risposta, o non vuole darla, allora è giusto che questa città lo sappia adesso, non quando sarà troppo tardi.
Aggiungo, per chiarezza, che la normativa vigente non obbliga il Bari a indicare necessariamente il San Nicola come campo ospitante. Ci sono altri impianti in Puglia. Le suggerisco, considerata anche la procedura in corso, di valutare soluzioni alternative per non rischiare l’iscrizione al campionato. Non sarei disposto ad assumermi responsabilità che non mi appartengono.
Quello che mi appartiene, invece, è la responsabilità verso questa città. Verso le migliaia di tifosi che per otto anni hanno creduto in un progetto. Verso le famiglie che devono spiegare ai propri figli perché la squadra della loro vita, dopo otto anni, sia ancora in Serie C.
Concludo rammentandoLe che, laddove il risultato della procedura di concessione dello stadio dovesse concludersi con l’affidamento in favore della Sua società, sarà importante più per Lei che per l’Amministrazione, che il rapporto sia ricondotto sui giusti canoni di responsabilità e correttezza, sportiva e non. Il Bari non è un asset. È Bari. È la nostra città.
Attendo il suo piano. A stretto giro”.
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LUIGI DE LAURENTIIS REPLICA AL SINDACO LECCESE: SSC BARI E’ SOCIETA’ PRIVATA, SENZA STADIO A RISCHIO ISCRIZIONE IN C

Piccata e, se vogliamo, inconsueto stile supponenza, la replica dell’amministratore unico di Ssc Bari Luigi De Laurentiis verso il sindaco di Bari che giorni fa rivolgeva un invito a presentarsi in Comune per valutare le condizioni idonee alla concessione dello stadio San Nicola per i prossimi anni anche in relazione al progetto sportivo dell’attuale proprietà. Dopo interminabili ore di silenzio, giunte la risposta di De Laurentiis: “Non si deve dimenticare mai che Ssc Bari è una società privata per azioni, che opera e ha sempre operato nel massimo rispetto delle norme statuali e dell’ordinamento sportivo. Costituisce, francamente, una circostanza davvero inusuale che un’amministrazione comunale richieda chiarezza circa il progetto sportivo a seguito di una retrocessione sul campo. In questi otto anni, la società è stata gestita con la massima responsabilità. E’ stata ricostruita un’azienda partendo da zero, superando un periodo straordinariamente difficile come quello della pandemia. Senza mettere a repentaglio la continuità aziendale né il posto di lavoro dei numerosi dipendenti in organico. L’eventuale omesso o tardivo deposito della documentazione relativa a un impianto sportivo presso cui disputare le gare casalinghe causerebbe l’esclusione della società dalla competizione e la perdita del titolo sportivo“.

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VITO LECCESE SCRIVE A DE LAURENTIIS: ASPETTO PRESTO UN INCONTRO E CON UN PROGETTO SERIO

Retrocessione Bari, il sindaco scrive ai De Laurentiis

“Presidente,qualche giorno fa mi ha scritto per avere conferma della disponibilità dello stadio San Nicola, funzionale alla iscrizione al campionato di calcio entro il termine fissato dalla Lega al prossimo 9 giugno. Prima di firmare questa nota a mio pugno non posso far finta che ieri non sia successo nulla. La retrocessione della SSC Bari in Serie C, maturata nella giornata di ieri, rappresenta un evento di straordinaria gravità per la comunità barese. Una città che, stagione dopo stagione, ha dimostrato attaccamento, compostezza e rispetto e che non merita tutto questo.

Questa mortificazione sportiva anticipa di due anni la scadenza del 1° luglio 2028, data entro la quale le norme federali impongono la fine delle multiproprietà, pena la perdita del titolo sportivo laddove non si provveda alla sua cessione ad altro soggetto.In tale contesto, prima di apporre la mia firma, ho il dovere nei confronti di tutta la comunità, di richiederLe un incontro formale e urgente, al fine di ottenere chiarezza piena sul progetto sportivo, economico e gestionale che la proprietà intende perseguire per il futuro della Società.
Come Lei ricorderà bene, nelle scorse settimane ho già avuto modo di rappresentarLe, sia in forma diretta che pubblica, l’aspettativa di questa città affinché venisse intrapreso con decisione un percorso all’altezza delle ambizioni e della passione dei tifosi biancorossi. Oggi, alla luce di quanto accaduto, quella richiesta di chiarezza non è più rinviabile.

La invito pertanto a incontrarmi con sollecitudine e con un progetto serio e chiaro, orientato alla vendita della società e che sia all’altezza di restituire dignità ad un popolo e ad una città frustrati dalla mancanza di prospettive.In attesa di un Suo riscontro, porgo distinti saluti”.

Vito Leccese

Foto gdm

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DALLE PROMESSE ALLA FUGA: IL DISASTRO DE LAURENTIIS PORTA IL BARI IN SERIE C

di Pierpaolo Paterno

La retrocessione del Bari in Serie C non è soltanto una disfatta sportiva. È il punto più basso di un’intera gestione societaria costruita sulla mediocrità elevata a sistema. Una miscela tossica di presunzione, arroganza, superficialità e incompetenza che, anno dopo anno, ha svuotato il Bari della sua identità, della sua ambizione e persino della sua dignità calcistica.

La differenza rispetto al fallimento del 2018 è enorme. Il Bari di Giancaspro crollò sotto il peso dei debiti e di una mancata ricapitalizzazione da tre milioni di euro. Fu un collasso economico. Drammatico, certo, ma almeno figlio di una crisi finanziaria conclamata. Il Bari della Filmauro, invece, precipita sul campo. Ed è infinitamente peggio. Perché questa retrocessione non nasce da un imprevisto, ma da una scelta precisa: vivacchiare, galleggiare, rinviare, gestire il Bari come una fastidiosa appendice di provincia anziché come una delle piazze più importanti del calcio italiano.

Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti: una squadra senz’anima, costruita male, rattoppata peggio e affidata a decisioni spesso incomprensibili. Un progetto tecnico inesistente. Una programmazione mai davvero partita. Un continuo navigare a vista mascherato da prudenza societaria. E mentre il Bari affondava lentamente, da dentro il club arrivavano silenzi, alibi, scaricabarile e comunicazioni tardive. Mai una vera assunzione di responsabilità. Mai una parola forte. Mai un gesto capace di restituire alla piazza la percezione di una proprietà realmente coinvolta nel destino sportivo della squadra.

Emblematica, in questo senso, anche l’immagine di Luigi De Laurentiis nel post partita del “Druso”. Mentre Bari sprofondava nella vergogna sportiva più pesante degli ultimi decenni, il presidente ha scelto di allontanarsi rapidamente, evitando confronto, parole e assunzione pubblica di responsabilità. Una fuga che, agli occhi di una tifoseria ferita e umiliata, pesa forse quanto la retrocessione stessa. Perché nei momenti più drammatici una proprietà si misura anche dal coraggio di metterci la faccia. E invece, ancora una volta, il vuoto.

Eppure nel 2018 la città aveva creduto a quel progetto. Aveva accolto la Filmauro come la soluzione ideale per rinascere dopo il trauma del fallimento. I famosi “patti” stretti con Bari parlavano di competenza, solidità, programmazione, visione. Oggi quelle parole suonano come una clamorosa presa in giro. Perché proprio la competenza, sbandierata come valore distintivo, è stata completamente disintegrata dai fatti. Le scelte sportive degli ultimi anni raccontano una lunga sequenza di errori: dirigenti cambiati o affiancati senza logica, allenatori mai davvero sostenuti, mercati improvvisati, organici squilibrati, ambizioni ridimensionate fino a spegnersi del tutto.

La verità è durissima ma inevitabile: questo fallimento ha pochi precedenti nella storia sportiva del Bari. Non tanto per la retrocessione in sé, quanto per il modo in cui è maturata. Con distacco. Con freddezza. Quasi con indifferenza. Una lenta agonia consumata davanti ad una tifoseria che, nonostante tutto, ha continuato a riempire stadi, macinare chilometri, sostenere una maglia che la società non ha saputo onorare.

Ed è qui che il discorso smette di essere soltanto calcistico. Perché il Bari non è un’azienda qualunque e il calcio, in questa città, non è un semplice passatempo. Il Bari rappresenta economia, identità, appartenenza, indotto, immagine. La sua caduta trascina con sé entusiasmo, credibilità e passione popolare. Per questo adesso la città ha il diritto — forse persino il dovere — di reagire. In ogni sua componente. Le istituzioni, la politica, il tessuto imprenditoriale, l’opinione pubblica: tutti devono pretendere chiarezza, responsabilità e rispetto.

Perché Bari ha dato tutto. Ha dato fiducia. Ha dato pazienza. Ha dato amore incondizionato anche nei momenti più umilianti. Ora però Bari deve togliere. Togliere consenso, tolleranza e alibi a chi ha trasformato una delle piazze più vive del Sud in un simbolo di mediocrità gestionale. E pretendere finalmente una cosa semplice: che il Bari torni ad essere il Bari.

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CASTORI SALVA IL SÜDTIROL E AFFONDA IL BARI: LEZIONE DI CALCIO, GRINTA E ORGANIZZAZIONE

Se Bari piange, Bolzano applaude il capolavoro di Fabrizio Castori. Perché la salvezza conquistata dal Südtirol porta soprattutto la firma del tecnico marchigiano, autentico specialista delle missioni impossibili e ancora una volta capace di trascinare una squadra oltre i propri limiti attraverso organizzazione, pragmatismo e feroce spirito competitivo. Nessuna vittoria nei due playout contro il Bari, è vero, ma una superiorità evidente sotto ogni altro aspetto: mentale, atletico, tattico e caratteriale. Alla fine, è stato il miglior piazzamento nella regular season a premiare gli altoatesini e a condannare una formazione biancorossa spenta, fragile e mai realmente all’altezza dell’appuntamento.

Il Südtirol si è salvato esattamente come giocano le squadre di Castori: soffrendo quando necessario, restando compatto, concedendo pochissimo e colpendo nei momenti giusti. Al “Druso” la sensazione è stata chiara soprattutto nella ripresa, quando i padroni di casa hanno progressivamente alzato pressione, intensità e controllo territoriale, prendendo in mano la partita senza mai perdere lucidità. Il gol annullato a Pecorino è stato il simbolo di una squadra viva, aggressiva e più convinta di poter portare a casa l’obiettivo rispetto ad un Bari sterile e incapace di cambiare ritmo.

Più robusti sul piano fisico, meglio messi in campo, più concreti nelle letture e nella gestione dei momenti chiave: il Südtirol ha meritato la permanenza in Serie B perché, dentro una doppia sfida bloccata e tesa, ha dato sempre l’impressione di sapere perfettamente cosa fare. E questo, nei playout, fa tutta la differenza del mondo. Castori ancora una volta ha impartito una lezione di calcio concreto e sostanza, confermandosi allenatore capace di incidere davvero quando la posta in palio pesa come un macigno.

foto sscbari