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IL NAPOLI PRESTA AL BARI IL BABY PRISCO

SSC Bari comunica di aver acquisito dall’SSC Napoli, con la formula del prestito, i diritti alle prestazioni sportive del centrocampista Vincenzo Prisco (07.08,08, Napoli).

Dopo aver mosso i primi passi nello Sporting San Giorgio, a 8 anni Prisco passa al settore giovanile del Napoli mettendosi in luce per carisma e capacità realizzative fino a far parte della Primavera partenopea. Dopo aver vestito stabilmente la maglia della Nazionale U17, è attualmente nel giro della Under 19.

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COPPA ITALIA DI C / BARI-PICERNO, LE PROBABILI FORMAZIONI

Bari (4-3-3): Cerofolini; Mane, Mantovani, Elia, Burgio; Darboe, Grgic, Maggiore; Butic, Gomez, Tribuzzi. A disp. Pissardo, Mezzapesa, Mogos, Faggi, Mundo, De Lucia, Colangiuli, Celli, Scifoni, Polito, Mendicino, Legrottaglie, Cocetta, Esposito, Spadavecchia. All. Rastelli.

Az Picerno (3-4-1-2): Marcone; Bellodi, Del Fabbro, Bassoli; Virgilio, Bianchi, Franco, Germignani; Nocerino; Abreu, Pugliese. A disp. Pecci, Cortese, Perri, Kanoute, Maiorino, Tolovan, Pistolesi, Rillo, Maselli, Esposito,

Scaravaglieri, Coppola. All. De Luca.

ARBITRO: Vingo di Pisa.

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𝐁𝐈𝐀𝐍𝐂𝐇𝐈, 𝐋’𝐄𝐍𝐍𝐄𝐒𝐈𝐌𝐎 𝐂𝐎𝐋𝐏𝐎 𝐃𝐈 𝐔𝐍 𝐌𝐄𝐑𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐒𝐄𝐍𝐙𝐀 𝐀𝐌𝐁𝐈𝐙𝐈𝐎𝐍𝐈

Se questo doveva essere il grande rinforzo dell’attacco, allora c’è poco da stare allegri. Il Bari chiude per Flavio Bianchi, centravanti classe 2000 proveniente dall’Empoli, e consegna a Massimo Rastelli un giocatore che, almeno numeri alla mano, è ben lontano dall’identikit del tanto atteso “colpo da novanta”.

Bianchi ha un curriculum che racconta di esperienze importanti ma anche di una crescita mai realmente esplosa. Formatosi nei settori giovanili di Genoa e Torino, ha poi giocato con Lucchese, Genoa, Brescia ed Empoli. In Serie B ha raccolto 111 presenze e 13 gol, in Serie C 32 presenze e 13 reti, mentre in Serie A conta appena 7 apparizioni e un gol.

Numeri che non fanno gridare allo scandalo, ma che certamente non autorizzano proclami. Soprattutto considerando quello che è successo nell’ultima stagione.

A Empoli, infatti, Bianchi praticamente non ha giocato: appena 72 minuti complessivi, senza un gol e senza un assist. Settantadue minuti. Non settantadue partite. Un minutaggio che fotografa meglio di qualsiasi descrizione la dimensione dell’operazione.

E allora la domanda è inevitabile: dov’è il centravanti capace di trascinare il Bari fuori dalla mediocrità?

Perché il problema non è Bianchi in sé. Il problema è ciò che rappresenta questa operazione nel momento in cui arriva. Il Bari ha bisogno di un attaccante pronto, affidabile, capace di garantire gol e personalità. Ha bisogno di un giocatore che faccia pensare ai tifosi che, dopo la retrocessione, la società abbia finalmente deciso di cambiare passo.

E invece, a 48 ore dalla chiusura del mercato, ci ritroviamo ancora a fare i conti con una campagna acquisti che finora non riesce a trasmettere né forza né ambizione.

Bianchi può naturalmente smentire tutti sul campo. Può rilanciarsi, ritrovare continuità e trasformarsi nell’attaccante che a Bari nessuno si aspetta. Ed è quello che tutti gli auguriamo. Ma una società che vuole costruire una squadra da vertice non può affidarsi soltanto alle speranze e ai rilanci.

Il Bari è retrocesso dalla Serie B e avrebbe dovuto reagire con un mercato all’altezza della situazione. Invece, mentre il tempo scorre e il gong è ormai vicinissimo, il grande investimento in attacco continua a non vedersi.

E questo è il vero fallimento. Non basta mettere una toppa. Non basta aggiungere un nome alla rosa. Non basta dire che il mercato è ancora aperto. Servono qualità, gol, personalità e soprattutto una precisa dichiarazione d’intenti.

Perché se l’obiettivo è tornare immediatamente a essere protagonisti, non si può continuare a confondere il necessario con l’ambizioso.

Restano 48 ore. Due giorni per dimostrare che dietro questa squadra esiste finalmente un progetto serio.

Altrimenti Bianchi rischia di diventare l’ennesimo simbolo di un mercato costruito più sulla necessità di fare qualcosa che sulla volontà di fare davvero la differenza.

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BARI, LA REALTA’ DI BARLETTA E IL FILM DI RASTELLI: PUNTEGGIO TROPPO PESANTE, SCONFITTI DA EPISODI

Il 3-0 di Barletta lascia un Bari chiamato subito a reagire, ma Massimo Rastelli legge la sconfitta in maniera diversa rispetto a quanto mostrato dal campo. Il tecnico biancorosso attribuisce grande peso agli episodi e difende l’atteggiamento della squadra: “Dal punto di vista dell’atteggiamento, la squadra ci ha messo l’anima. Prima del gol, nel primo tempo, stavamo giocando noi e vincevamo tutti i contrasti dietro. Siamo mancati negli ultimi sedici metri. Poi è arrivato un episodio che ha cambiato la partita mettendola su un binario che ha avvantaggiato tantissimo il Barletta”.

Nella ripresa, però, il Barletta ha preso il sopravvento e il Bari non è riuscito a rientrare in partita: “Il 2-0 con l’autorete di Cocetta ha trasformato il match in una montagna da scalare. Un infortunio che può capitare. Il Barletta è fisicamente molto più avanti di noi. Abbiamo cercato di arginarli e Castro, col terzo gol, l’ha chiusa. Anche se, per quella che è stata la gara, credo che nel complesso il punteggio sia molto pesante”. Rastelli riconosce comunque le difficoltà della sua squadra: “E’ chiaro che nel secondo tempo dovevamo fare qualcosina in più. Ma la grande determinazione e condizione degli avversari non ci hanno permesso di creare le condizioni per riaprire la gara”.

Tra le attenuanti indicate dall’allenatore ci sono anche le numerose assenze e una panchina ridotta: “Se avete visto chi c’era in panchina e non è entrato, vi siete forse resi conto che abbiamo avuto qualche problemino negli ultimi giorni. Ho dovuto fare di necessità virtù. Butic si è fermato. Burgio idem”. Una situazione che ha condizionato anche le scelte tattiche, con il passaggio al 3-5-2: “Non avevo Burgio. Celli rientrava dopo venti giorni. Quindi, non avevo un terzino sinistro. Di conseguenza, anche giocando col 4-3-3, l’attaccante esterno è costretto a fare il quinto, alla fine ho optato per il 3-5-2 spostando Tribuzzi sulla corsia mancina ed un centrale in più”.

Il discorso si sposta inevitabilmente sul mercato, che chiuderà martedì. Rastelli ammette che l’organico necessita ancora di interventi: “Ci sono dei ruoli da coprire. I direttori stanno lavorando per individuare i profili da portare negli ultimi giorni di mercato. Qualcosina ci manca ancora e sono sicuro che questi vuoti verranno colmati. Questo mi permetterà di fare scelte migliori e cambiare le partite. A Barletta è stato veramente difficile”.

Il tecnico pensa anche ai tifosi, delusi dopo la trasferta: “Dispiace, soprattutto quando fanno trasferte e viaggiano. E il risultato è così brutto dal punto di vista numerico. La squadra si era allenata benissimo. I ragazzi erano determinatissimi e gli episodi l’hanno incanalata in un certo modo”. Ora serve una risposta immediata: “Mi auguro che sin dalla prossima possiamo riscattarci e dare loro una gioia”.

Martedì, infatti, il Bari avrà subito l’occasione per voltare pagina. Per la Coppa, arriva il Picerno: “Dobbiamo essere bravi a non demoralizzarci più del dovuto perché credo che quando piano piano la condizione migliorerà sicuramente ci sarà un livello superiore da raggiungere. Dal punto di vista individuale ci sono tanti ragazzi forti e di conseguenza occorre essere bravi e lucidi a non farci condizionare da una sconfitta, per quanto pesante, brutta. Martedì abbiamo subito un’altra fara. Dovremo scendere in campo e fare una partita diversa per passare il turno”.

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BARI, IL FONDO NON È ANCORA STATO TOCCATO

Evidentemente ci eravamo illusi. Pensavamo che il Bari avesse già conosciuto il punto più basso, che dopo una stagione da incubo fosse impossibile precipitare ancora. Ci sbagliavamo. Perché questa squadra, alla prima curva del nuovo campionato, riesce nell’impresa di farci capire che il peggio può sempre essere dietro l’angolo.

 

Il 3-0 di Barletta non è semplicemente una sconfitta. È una resa. È una prestazione che lascia senza alibi, senza attenuanti e persino senza troppe cose da commentare sul piano tattico. Il Barletta domina, gioca, corre, aggredisce, costruisce. Il Bari guarda. E quando una squadra non riesce nemmeno a tirare una volta nello specchio della porta in novanta minuti, il problema non è più il modulo, non sono più gli interpreti, non è più questione di episodi.

 

È questione di sostanza.

 

E di carattere.

 

Perché un derby si può anche perdere. Ma un derby non si può affrontare con quella faccia lì. Non si può scendere in campo come se fosse una partita qualunque, soprattutto dopo tutto quello che è accaduto negli ultimi mesi. Dopo una retrocessione, dopo la contestazione, dopo uno stadio che si è progressivamente svuotato di entusiasmo, dopo una piazza che chiede soltanto un motivo per tornare a credere.

 

Invece il Bari sembra rimasto negli spogliatoi. E questa è forse la cosa più inquietante.

 

La vittoria contro la Cavese aveva già lasciato più di una perplessità. Ma almeno c’erano i tre punti, quelli che spesso riescono a coprire le crepe. A Barletta, invece, le crepe sono diventate voragini. Il 3-0 restituisce brutalmente tutti i dubbi che qualcuno aveva provato a mettere da parte.

 

E adesso sarebbe persino inutile mettersi a discutere per ore delle scelte di Rastelli, del sistema di gioco, delle posizioni dei singoli. Certo, anche l’allenatore dovrà spiegare alcune cose. Ma prima ancora del calcio organizzato viene il calcio giocato. E prima ancora degli schemi viene la voglia di vincere un contrasto, di correre dietro all’avversario, di reagire a un gol subito.

 

Questa sera è mancato tutto.

 

Ed è proprio questo a fare paura.

 

Perché il Bari che abbiamo visto al Puttilli assomiglia terribilmente al Bari che abbiamo imparato a conoscere nella stagione precedente. Cambiano gli avversari, cambia la categoria, cambiano alcuni uomini, ma resta la sensazione di una squadra fragile, incompleta e incapace di trasmettere qualcosa.

 

La società continua a chiedere pazienza. Ma la pazienza, a Bari, non è infinita.

 

E soprattutto non può essere utilizzata come sostituto di una programmazione.

 

Se davvero si vuole evitare un’altra stagione di sofferenza, servono almeno quattro o cinque giocatori capaci di cambiare il volto di questa squadra. Non comparse. Non elementi da aggiungere alla lista. Calciatori veri, pronti, funzionali e soprattutto in grado di alzare immediatamente il livello della rosa.

 

Il problema è che il tempo corre e non è affatto scontato che questo mercato possa regalare al Bari tutto ciò che gli serve.

 

E allora il rischio è enorme: trasformare un campionato che avrebbe dovuto rappresentare l’immediata occasione per rialzarsi in un’altra lunga traversata nel deserto.

 

Con una differenza, però: questa volta potrebbe non esserci neppure la gente ad accompagnare il viaggio.

 

Perché i tifosi hanno già dato. Hanno protestato, disertato, aspettato. Hanno chiesto segnali. Hanno aspettato una squadra nella quale riconoscersi. E una sconfitta come quella di Barletta, in un derby, dopo una prestazione del genere, rischia di scavare ancora più profondamente il solco tra il Bari e la sua gente.

 

Il San Nicola vuoto non è una casualità. È il termometro di una fiducia ridotta ai minimi termini.

 

E qui torniamo al punto di partenza: quanto in basso deve ancora arrivare il Bari?

 

Questa disfatta è anche la fotografia più impietosa dei limiti di una gestione che continua a fare i conti con il macigno della multiproprietà. Una situazione che, piaccia o no, condiziona inevitabilmente ambizioni, strategie e percezione della piazza.

 

Non servono proclami. Non servono promesse.

 

Servono fatti.

 

Perché dopo una retrocessione si può sbagliare una partita. Si può sbagliare una scelta. Si può sbagliare un mercato.

 

Ma quando tutto sembra ripetersi, quando gli stessi fantasmi tornano puntualmente a presentarsi, allora non si può più parlare soltanto di sfortuna o di serata storta.

 

Il Bari non ha perso soltanto 3-0.

 

Ha perso un’altra fetta di credibilità.

 

E quella, purtroppo, non si ricompra negli ultimi giorni di mercato.

 

Povero Bari. Ancora una volta costretto a scavare nel fondo della propria storia, mentre la sua gente si domanda quando, finalmente, qualcuno inizierà a scavare nella direzione opposta.

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BARI, LA DISFATTA DI BARLETTA: AL PUTTILLI, IL KO PER 3-0 E’ UNA VERGOGNOSA UMILIAZIONE

Barletta-Bari 3-0

BARLETTA (3-4-2-1): Matosevic, Bizzotto, Rossoni, Laringe (37’ st Marini Amos), Ferrante (42’ st Dicuonzo), Partipilo (42’ st Malfitano), Franco, Da Silva (37’ st Giardino), Piarulli (29’ st Voca), Coccia, Vona. A disp.: Figliola, Manetta, Ragone, Distratto, Valentino, Ferrari, Domanico, Djankpata. All. M. Paci.

BARI (3-5-2): Cerofolini, Mantovani, Elia (29’ st Darboe), Cocetta, Mane (15’ st Colangiuli), Mendicino, Grgic (29’ st Manzari), Maggiore (15’ st Celli), Tribuzzi (37’ st Spadavecchia), Gomez, Esposito. A disp.: Pissardo, Mezzapesa, Mogos, Butic, De Lucia, Burgio, Polito, Legrottaglie. All. M. Rastelli.

ARBITRO: Mbei di Cuneo.

RETI: 33’ pt Da Silva; 12’ st (aut.) Cocetta; 25’ st Da Silva.

NOTE: Rec 4’ pt e 6’ st.

di Pierpaolo Paterno

BARLETTA – Dalla Disfida alla disfatta di Barletta il passo è breve. Calpestata la storia e il nome della città e del club. La prima sconfitta in campionato del Bari arriva al secondo turno al culmine di una prestazione indecorosa che induce a delle urgenti riflessioni. Mancano tre giorni alla fine del mercato estivo e per completare la rosa occorrono almeno quattro rinforzi di peso. Squadra incompleta e inconcludente che presta il fianco ad un Barletta onesto e volitivo, bravo a fermare la squadra del capoluogo con tre gol a legittimare un successo costruito con ordine e sufficiente superiorità. Di fronte, un avversario praticamente nullo sotto tutti i punti di vista: mentale, tecnico, fisico e caratteriale. E, soprattutto, tattico. Un disastro quello disegnato da mister Rastelli che pensa bene di rivoluzionare l’assetto tecnico e tattico, partendo per la prima volta col 3-5-2. In porta Cerofolini con Mantovani, Elia e la novità Cocetta in difesa. In mezzo, sorpresa Mendicino accanto a Grgic e Maggiore. Gli esterni sono Mane e Tribuzzi. Clamorosa la rinuncia iniziale davanti a Butic a favore di Esposito, scelto come partner di Gomez. Le squadre si ritrovano dopo 37 anni. Per i biancorossi ci sono anche il dg Pierpaolo Marino, il ds Minadeo e 800 tifosi nel settore ospiti sotto lo striscione “Bari contro la multiproprietà”. In panca diverse soluzioni di peso come Darboe, Colangiuli, Manzari e Butic. Al primo break intorno alla mezzora, si registrano solo un paio di incursioni per parte. Di Esposito per il Bari e Da Silva per il Barletta. Lunghe, forse eccessive, le fasi di studio e transizione. Il confronto si accende a sprazzi, ma – complice il gran caldo – non decolla sul piano del gioco. Almeno sino al 33’ quando Laringe ispira Da Silva sulla sinistra. L’attaccante ubriaca Mantovani e supera Cerofolini sul secondo piano per il vantaggio di casa. Grossi limiti del Bari in fatto di impostazione e manovra sempre lenta e compassata. A sprazzi, le uniche accelerazioni arrivano dai piedi di Esposito. Gomez non pervenuto. Per il resto è ritmo alla camomilla. Imprecisa la spinta sulla destra di Mane. Compressa quella di Tribuzzi sul fronte opposto. In mezzo, Maggiore non pervenuto. Superiorità numerica in mezzo al campo praticamente nulla. Zero tiri in porta per i Galletti per gravi demeriti tecnici. Si va al riposo sull’1-0 per il Barletta. La differenza, lo spunto di Da Silva.

Rastelli dovrebbe immediatamente correre ai ripari. Pensare al ritorno della difesa a quattro e inserire subito Butic davanti. Considerare anche l’innesto di Burgio e Colangiuli per maggiore spinta. E, invece, si riparte con gli stessi undici del primo tempo. Serviva una scossa che Rastelli decidere di non dare. Si rivede al Var un presunto fallo in area su Mendicino. Tutto regolare per l’arbitro. Il dramma sta per arrivare: Partitpilo serve Coccia il cui traversone è deviato da Cocetta alle spalle di Cerofolini. Barletta avanti di due gol. Rastelli si decide a cambiare. Dentro Celli e Colangiuli per gli inguardabili Mane e Maggiore. La prova del Bari è di una mediocrità disarmante. Ferrante, Partipilo e Da Silva sfiorano il terzo gol barlettano. Il Bari è sotto assedio, ormai fuori dalla partita (ammesso che ci sia mai entrato). Barletta che fa tris con un capolavoro di Da Silva: rovesciata magica dagli sviluppi di un corner. Uno scempio totale per la formazione del capoluogo che rappresenta indegnamente una città e un popolo che non meritano queste vergognose umiliazioni. Alla mezzora, entrano anche Manzari e Darboe per Grgic ed Elia. Bari col 4-3-2-1. Il primo tiro nello specchio della porta di casa arriva all’80’ con un colpo di testa innocuo di Gomez. Nel recupero, annullato il quarto gol barlettano per un fallo di Giardino. Dopo 6’ di extra time, finisce il calvario di un Bari che regala ai suoi tifosi l’ennesima pagina vergognosa della sua storia targata Filmauro. Sabato si replica in campionato al San Nicola contro il Casarano. Nel frattempo, si attendono diversi rinforzi dal mercato. Altrimenti, l’incubo è solo all’inizio.

 

 

 

 

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BARLETTA-BARI, LE FORMAZIONI UFFICIALI: RASTELLI, MEZZA RIVOLUZIONE

Le formazioni ufficiali di Bari e Barletta che dalle 21 si sfideranno al Puttilli per la seconda giornata di serie C:

Barletta (3-4-2-1): Matosevic, Bizzotto, Rossoni, Laringe, Ferrante, Partipilo, Franco, Da Silva, Piarulli, Coccia, Vona. A disp.: Figliola, Manetta, Malfitano, Ragone, Distratto, Dicuonzo, Valentino, Ferrari, Giardino, Domanico, Voca, Marini, Djankpata. All. M. Paci

Bari (possibile schieramento 3-5-2): Cerofolini, Mantovani (c), Elia, Cocetta, Mane, Mendicino, Grgic, Maggiore, Tribuzzi, Gomez, Esposito. A disp.: Pissardo, Mezzapesa, Darboe, Mogos, Butic, Manzari, De Lucia, Burgio, Colangiuli, Celli, Polito, Legrottaglie, Spadavecchia. All. M. Rastelli

 

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BARI, I CONVOCATI PER BARLETTA

Il Bari di mister Rastelli si prepara a far visita al Barletta guidato da mister Paci in occasione della 2a giornata Serie C Sky WiFi ’26-’27 in programma questa sera, venerdì 28 agosto, a partire dalle ore 21:00, sul terreno del ‘Cosimo Puttilli’.

Per la prima trasferta stagionale il tecnico biancorosso avrà a disposizione 24 convocati; prima chiamata stagionale per il Celli, Manzari e Mogos:

1.PISSARDO Marco (p)

12.MEZZAPESA Alessandro (p)

31.CEROFOLINI Michele (p)

3.MANTOVANI Valerio

5.DARBOE Ebrima

6.MOGOS Vasile

7.BUTIC Karlo

8.GRGIC Lukas

9.GOMEZ Guido

10.MANZARI Giacomo

11.TRIBUZZI Alessio

19.MANE Balla Moussa

25.MAGGIORE Giulio

26.DE LUCIA Mattia

27.BURGIO Riccardo Francesco

32.COLANGIULI Vincenzo Davide

33.CELLI Alessandro

42.POLITO Fabio

44.MENDICINO Leonardo

71.LEGROTTAGLIE Umberto

72.COCETTA Niccolò

77.ESPOSITO Mattia

79.ELIA Mirko

91.SPADAVECCHIA Pantaleo

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PRIMO DERBY STAGIONALE E PRIMA TRASFERTA, RASTELLI CURIOSO: VOGLIO VEDERE L’IMPATTO DELLA SQUADRA

Le parole di Massimo Rastelli alla vigilia di Barletta-Bari.

“E’ la prima trasferta stagionale. Una gara molto sentita da parte delle tifoserie. Sono molto curioso di vedere l’impatto della squadra per la prima volta in uno stadio pieno. Affrontiamo una squadra entusiasta dopo il ritorno in C. Viene da un recupero a Caserta. Una squadra che non molla mai. Abbiamo massimo rispetto e sappiamo che ci aspetta una battaglia”.

La fase difensiva, tallone d’Achille nelle prime uscite: “Non parlerei di difficoltà di fase difensiva, ma di gestione sbagliata della palla. In fatto di precisione e palleggio siamo stati leziosi. Non punterei l’attenzione sul reparto. Le occasioni concesse sinora sono tutte su ripartenze”. L’infermeria. Celli risorsa dall’inizio: “E’ recuperato. Si è allenato tutta la settimana. Sarà convocato. Fuori restano Vicari e Faggi. Non faranno parte della trasferta di Barletta”. La condizione non è ancora al massimo. Nelle scelte, contano i ricambi dalla panchina: “Per fortuna, in queste due gare abbiamo dato un bel minutaggio a gran parte dell’organico. I ragazzi chiamati in causa hanno fatto la differenza. Vuol dire che tutti si sentono partecipi. Nei primi undici valuto la condizione di ogni singolo e mi preparo le eventuali sostituzioni sempre pensando di far scendere in campo all’inizio i migliori profili per cominciare”. Come si supera la differenza tra una squadra che ha tutto da guadagnare, il Barletta, e una che ha tutto da perdere, come il Bari: “Passano i giorni e giocando posso reperire quante più risorse per gestire una partita di calcio. L’arrivo di Mogos, per esempio, si colloca in tal senso. Oggi ho un ventaglio di scelte maggiore. Siamo preparati dal primo giorno. Contro di noi, tutte faranno la partita della vita e vorranno fare risultato con la leggerezza di sapere che col Bari si può anche perdere. Noi siamo deputati e reggere queste pressioni. Dobbiamo essere bravi a gestirle e crescere anche sotto goli aspetti emotivi. In giro, nelle altre squadre come il Barletta, giocano tanti ragazzi interessanti”.

Le squadre che vincono a fine anno in C sono quelle che vincono di più in trasferta: “Una squadra costruita per vincere deve mettere in campo la stessa mentalità sia in casa che fuori. Avere un reparto difensivo ermetico alla lunga paga. Per vincere però devi soprattutto fare un gol più dell’avversario”. Vicari e la curiosità tattica su Gomez, ancora in affanno sul lavoro di raccordo in attacco: “Vicari, per la privacy, non dico cosa ha avuto. Sta recuperando e tra poco rientrerà in gruppo. Guido ha caratteristiche particolari. In questo momento, lo serviamo con fatica. Un giocatore straordinario e tantissimi palloni li ha puliti, sa dialogare coi compagni pur essendo meno visibile nelle giocate rispetto a Butic. Gomez fa molto lavoro sporco”. Esposito – Tribuzzi, è ballottaggio? “Non ho nessun dubbio. Conosco qualità e condizione di ogni singolo giocatore. In base alla gara preparata mentalmente, farò le scelte iniziali. Grgic? Quando mi è stato attenzionato, l’ho guardato bene e mi è piaciuto per valori tecnici e personalità. Anche lui ha ampi margini di miglioramento sul piano fisico. Magari fra qualche giorno, qualcosa potrà cambiare in fatto di organico”.

“Dobbiamo essere più concreti e precisi nel possesso palla. Se attacchi bene, non rischi di farti rubare palla in zone di campo pericolose concedendo il minimo. Lavoriamo tanto su questo aspetto. Ce lo impone il nostro campionato. Mi auguro che a Barletta mi facciano vedere una crescita”. Prima gara in uno stadio pieno: “Ci saranno aspetti emotivi fondamentali e nella gara dovremo essere bravi a capire il momento e adeguarci. Un esame importante per noi”.

Sul Barletta e Colangiuli: “Una squadra che si conosce e con lo stesso allenatore della D e dell’ossatura vincente, parte da una base consolidata. Ci sono tanti giocatori forti. Castro è quello che mi ha rubato l’occhio. Fisico ma di talento come un brevilineo. Colangiuli è importantissimo, può partire dall’inizio ma anche entrare in gara se chiamato in corsa. Dobbiamo essere equilibrati, in attacco e in difesa. Cerchiamo di far capire ai ragazzi come leggere i 90’. Ogni piccolo episodio può cambiare la partita, sul piano tattico e psicologico. Se fossi l’allenatore del Barletta avrei detto le stesse cose di Paci. So quello che ci aspetta. Ho preparato i miei ragazzi per una settimana”.

Su Cerofolini: “E’ il nostro portiere. Sono sicuro che rimarrà con noi”.

Sul centrocampo e su Mendicino: “Avendo adesso tanti centrocampisti a disposizione, devo capire come miscelarli nel miglior modo possibile”.