Non si concentra più soltanto sul trasferimento del portiere Elia Caprile l’attività investigativa che coinvolge i rapporti di mercato tra SSC Bari e Napoli. L’attenzione della Procura si sarebbe infatti allargata ad altre operazioni concluse negli ultimi anni tra i due club, con l’obiettivo di verificare la correttezza delle valutazioni economiche e gli effetti prodotti sui conti della società biancorossa.
Gli accertamenti mirano a stabilire se alcune cessioni o prestiti abbiano determinato un pregiudizio patrimoniale per il Bari. Parallelamente si muove anche la Procura Federale della FIGC che, dopo aver richiesto alla magistratura ordinaria la trasmissione della documentazione disponibile, valuterà l’eventuale esistenza di profili di competenza sportiva.
L’inchiesta procede quindi su tre distinti livelli. Da una parte c’è il procedimento penale, volto ad accertare eventuali responsabilità sotto il profilo giudiziario; dall’altra resta aperto il fronte della procedura fallimentare, mentre sul versante sportivo la FIGC attende gli sviluppi dell’indagine per compiere le proprie valutazioni.
Dal canto loro Luigi e Aurelio De Laurentiis continuano a respingere ogni contestazione. La linea difensiva della proprietà è improntata alla piena legittimità delle operazioni effettuate, ritenute conformi alle norme e sostenute da risorse considerate regolarmente disponibili.
Oltre al caso Caprile, gli investigatori starebbero passando in rassegna anche ulteriori trasferimenti e prestiti che hanno interessato i due club nel corso degli ultimi anni, nel tentativo di ricostruire nel dettaglio i rapporti economici e societari intercorsi tra Bari e Napoli.
Sul piano dei rapporti istituzionali, resta inoltre aperto il nodo del confronto con il Comitato di Garanzia. Dopo l’incontro svoltosi nei giorni scorsi a Palazzo di Città con il sindaco Vito Leccese, Luigi De Laurentiis pare non intenda incontrare il Comitato. Una scelta che ha suscitato ulteriori malumori tra una parte della tifoseria e della stessa rappresentanza cittadina. In molti ritengono che un confronto con un organismo costituito da personalità del mondo istituzionale e civile sarebbe stato un segnale di attenzione nei confronti della città, soprattutto dopo la retrocessione in Serie C. La decisione del presidente viene interpretata dai contestatori come un’ulteriore conferma della distanza che, a loro giudizio, separa oggi la proprietà dalla piazza biancorossa, già fortemente critica nei confronti della gestione del club.
