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L’EDITORIALE / TERNANA VINCENTE PER MANIFESTA SUPERIORITA’

Sgombriamo subito il campo dagli equivoci. La Ternana ha vinto a Bari per manifesta superiorità. La chiave di lettura del 3-1 degli umbri al San Nicola sta tutta qui. E, cioè, nel divario tecnico, tattico e caratteriale emerso nel corso dei 94′ di gioco. Constatazione fondata sui numeri della partita: tre gol e due traverse per i rossoverdi di Lucarelli. Il tutto, inserito in un complesso di squadra i cui valori superano di gran lunga quelli della Reggina dello scorso campionato. Calabresi che si ritrovarono in B in primavera, col torneo interrotto causa Covid. Lo stesso scenario che, ahinoi, potrebbe ripetersi anche nel corso di questa stagione dove le cifre dei contagi sono purtroppo peggiori dell’anno passato.

Senza entrare nel merito tecnico della formazione di Lucarelli, della quale in queste ore si è già scritto in abbondanza (team collaudato con piccoli, ma preziosi ritocchi di classe…), l’analisi si sposta inevitabilmente sul Bari. Vale a dire, non si può comprendere il valore dei biancorossi se non partiamo da quello della Ternana. Se è vero, come sempre dichiarato dalla proprietà, che si è (ri)costruito il giocattolo per vincere il campionato non si può non paragonare la forza dei pugliesi con quella dell’attuale capolista del girone C. Rossoverdi che, a undici giornate dal via, vantano già un vantaggio di sette punti sulle dirette inseguitrici Bari e Teramo. Distacco in graduatoria che riflette i contenuti delle contendenti in campo.

Dato di fatto che aumenta il rammarico di uno scarto tra il Bari e la prima della classe ammesso dagli stessi “protagonisti”. Le dichiarazioni post gara dei tesserati biancorossi, capibili ma non condivisibili, fanno sorgere molte perplessità. Nel frattempo che il Bari – a otto turni dalla fine del girone di andata e con ormai undici giornate alle spalle – manifesti i suoi margini di miglioramento, la crescita globale del gruppo e il potenziale declamato dallo staff tecnico, succede che chi è davanti stia già esprimendo tutto quanto il Bari – un giorno – si spera concretizzi.

Il tempo della maturazione: quella parentesi che fa la differenza tra un gruppo già vincente ed uno che ambisce a diventarlo. Quello scarto che fa la discriminante tra una intelaiatura corretta laddove necessitava ed una rivoluzionata dalla testa ai piedi con la speranza che, quanto prima, gli ingranaggi si sistemassero tutti al loro posto. Per chi vuole vincere subito, il tempo dell’attesa non esiste. Anche perché, conti alla mano, il Bari di Auteri porta in dote le stesse due sconfitte dell’anno scorso. Lo stesso ruolino di marcia in fatto di punti realizzati. Lo stesso altalenante rendimento del primo scorcio di stagione. Gli stessi sprazzi di gioco discreto, comunque da non strapparsi i capelli per la spettacolarità.

Con l’aggravante di un pubblico fisicamente assente dallo stadio che, ce ne stiamo sempre più convincendo, avrebbe quantomeno alzato l’asticella della necessaria e sana pressione per accelerare quel processo di cui si parla all’interno dello spogliatoio. Scenario che, su queste premesse, lascerebbe pensare ad una lenta e lunga corsa di inseguimento alla vetta senza il sostegno ed il calore di una tifoseria comunque sfiancata e demotivata. Il campionato è lungo. E’ vero. Il problema è che lo è per il Bari, come per la Ternana.

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