Il rosso della SSC Bari continua a pesare, mentre il gruppo Filmauro può contare sui risultati economici del Napoli. Un intreccio societario che alimenta interrogativi sul futuro del club biancorosso. A Bari i conti continuano a chiudersi in rosso. Nell’ultimo bilancio disponibile, la SSC Bari registra una perdita di 5,94 milioni di euro e un patrimonio netto negativo per 6,75 milioni. Numeri pesanti, che raccontano le difficoltà economiche di una società costretta ancora una volta a fare affidamento sul sostegno della proprietà.
Ed è proprio qui che si apre il capitolo più delicato: quello del rapporto tra la SSC Bari, la Filmauro e il Napoli. Perché, mentre il club biancorosso accumula perdite e necessita di nuove risorse, il sistema societario riconducibile alla famiglia De Laurentiis continua a poggiare sulla solidità economica del club partenopeo.
La domanda, inevitabile, è quindi una: chi perde a Bari, in qualche modo può trovare un vantaggio all’interno del gruppo?. Il primo elemento riguarda il consolidato fiscale. In presenza dei necessari requisiti e delle modalità previste dalla normativa, le società appartenenti allo stesso perimetro fiscale possono compensare utili e perdite. In questo modo, le perdite prodotte da una società possono incidere sul risultato fiscale complessivo del gruppo, riducendo l’imponibile sul quale vengono calcolate le imposte. È un meccanismo perfettamente previsto dalla legge, ma che diventa particolarmente interessante quando all’interno dello stesso universo societario convivono realtà con risultati economici molto differenti.
Il secondo aspetto riguarda i finanziamenti della proprietà. Le risorse destinate al Bari non rappresentano necessariamente semplici ricapitalizzazioni: una parte significativa può essere strutturata sotto forma di finanziamenti soci. Questo significa che, anziché trasformarsi immediatamente in capitale, le somme versate possono generare crediti della controllante nei confronti del club.
Ed è un elemento tutt’altro che secondario in prospettiva futura. Quando arriverà il momento di separare il destino del Bari da quello del Napoli, anche in ragione delle norme che impediscono la contemporanea presenza di società dello stesso proprietario nella medesima categoria, la posizione finanziaria accumulata negli anni potrebbe assumere un peso rilevante nella determinazione del valore dell’operazione e dei relativi effetti fiscali. Non significa automaticamente azzerare le imposte su una eventuale plusvalenza, ma certamente rende la struttura dei rapporti finanziari tra holding e club un elemento da tenere sotto osservazione.
C’è poi il capitolo della valorizzazione della rosa. Il Bari può rappresentare, almeno potenzialmente, un ambiente nel quale giovani calciatori possono trovare spazio, giocare con continuità e accrescere il proprio valore. Un meccanismo che può produrre benefici sportivi per il club e, contemporaneamente, economici per il gruppo qualora i calciatori appartenenti al suo perimetro venissero valorizzati e successivamente ceduti.
Tutto questo, però, porta alla questione centrale: quale prospettiva viene garantita al Bari?
Perché se il sistema può risultare funzionale dal punto di vista finanziario e societario per la holding, il tifoso biancorosso si trova davanti a una realtà decisamente meno rassicurante. Una società che presenta un patrimonio netto negativo e che necessita periodicamente dell’intervento della proprietà vive una condizione di dipendenza strutturale.
Il problema, dunque, non è soltanto quanto perde il Bari oggi. È capire quale progetto economico e sportivo abbia la proprietà per riportare il club verso una reale autonomia.
Perché un conto è sostenere una società in una fase di transizione. Un altro è trasformare il sostegno della proprietà nell’unico pilastro sul quale poggia la sopravvivenza del club.
E dopo anni di promesse, contestazioni e bilanci difficili, per il Bari resta una domanda senza risposta: quanto ancora dovrà scavare prima di poter tornare a camminare sulle proprie gambe?