Mentre ci giungono in redazione notizie di decine di tifosi che ieri sera, dopo l’ennesima delusione di Catanzaro, hanno disdetto il proprio abbonamento a Eleven, proviamo ad analizzare la crisi del Bari mettendo in evidenza le responsabilità di una crisi conclamata.
LA SOCIETA’ – Alla famiglia De Laurentiis, scelta dal sindaco Decaro per fare risorgere il Bari dopo l’onta di un fallimento, va riconosciuto il merito ed il coraggio di essersi assunta l’onere e l’onore della ripartenza. Start up iniziata bene con la promozione dalla D alla C, ma proseguita male e gestita peggio negli ultimi due anni.
Limitiamoci solo a quanto accade dallo scorso luglio ad oggi. E, cioè, all’indomani della finale playoff persa a Reggio Emilia culminata poi con lo smantellamento della squadra e con l’addio a Vivarini (e alle sue richieste). Quindi un silenzio di un mese e quelle che – sotto gli occhi di tutti – risaltano come scelte tecniche completamente sbagliate. L’estate scorsa come a gennaio. A farne le spese, due mesi fa, sono stati il ds Romairone ed il tecnico Auteri. Un’ammissione di responsabilità alla quale non sono seguiti i fatti. L’arrivo di Carrera al posto di Auteri non poteva bastare per colmare i vuoti lasciati dall’esonero del ds e dall’emorragia di calciatori ceduti che ha ridimensionato nella qualità e nella quantità una rosa che già a monte andava potenziata. Nulla è stato fatto. Né durante la scellerata conduzione del mercato di gennaio, né dopo l’allontanamento di ds e tecnico. L’immobilismo della società si è tradotto in una svalutazione del progetto (decurtazione monte ingaggi e nessun rimpiazzo tecnico in organico). Ad un certo punto, non si è più mantenuto fede agli impegni presi. Per ricordarli, basta riascoltare le dichiarazione di Luigi De Laurentiis a fine dicembre. Seppure fattore contingente, quello del Covid con conseguente diminuzione degli introiti nelle casse societarie è un deterrente che non regge. Non tiene perché, la problematica si estende a tutto il calcio italiano. Da Torino a Milano, sino ad arrivare a Terni e Avellino. Del resto, non avrebbe senso mollare la presa per puntare alla B, campionato che – nel complesso – garantisce ricavi più alti rispetto ad un campionato di C che è solo a perdere, un inferno che non conviene a nessuno.
Delle soluzioni di tamponamento avrebbero potuto e dovuto essere messe in atto. Anche senza svenarsi, ma con l’oculatezza e l’esperienza di una società navigata come quella dei De Laurentiis. Il mercato degli svincolati? Questo sconosciuto. Un direttore sportivo per cercare di ri addrizzare e magari vincere la stagione, oltre che iniziare a programmare il futuro? Macché. Una presa di posizione ufficiale dopo che da quattro partite a questa parte la squadra è in evidente caduta libera? Nulla. Tutti segnali negativi che – a cascata – si sono intrufolati all’interno di uno spogliatoio già fragile e provato da limiti propri. Con effetti chiari sul piano del rendimento e dei risultati. Per un ruolino di marcia da zona retrocessione.
CARRERA – A caldo, dopo la sconfitta di Catanzaro, Massimo Carrera ha fatto scudo davanti alla squadra. Ha cercato di difendere l’indifendibile. In maniera legittima, ma sbagliando. Le frasi di circostanza del mister (“La squadra ha fatto bene”, “I ragazzi hanno dato tutto”, “Abbiamo perso solo una battaglia”, “Per i playoff ci saremo e saremo tosti”) stridono con la realtà di un Bari allo sbando sotto tutti i punti di vista: tecnico, tattico, mentale, caratteriale, motivazionale. Un gruppo svuotato a tutti i livelli, insomma. Dichiarazioni del tecnico che – come ampiamente raccontato sui social la scorsa notte – i tifosi non hanno per niente gradito. Il motivo è presto detto: le parole di Carrera assomigliano tanto a quelle del suo predecessore.
Di questa situazione, Carrera è senz’altro il meno responsabile. Per quanto, alcune scelte tecniche non stiano convincendo del tutto. La convocazione in prima squadra dei baby della Berretti serve solo per riempire una panchina ridotta all’osso. Penuria di uomini a disposizione a parte, vedi la decisione di preferire tra i titolari giocatori come Sabbione e Semenzato. Elementi che, dati di fatto e prestazioni alla mano, risultano tra le note più stonate dell’intera stagione biancorossa. Gente che insieme ai vari Perrotta, Candellone, Bianco e Lollo – giusto per citare i primi nomi che vengono in mente – i tifosi non vorrebbero mai più con la maglia biancorossa. Al di là delle lacune tecniche e di personalità, le esternazioni di facciata dei calciatori (“Dobbiamo lavorare e ricompattarci …”) lasciano il tempo che trovano e – a stagione in dirittura d’arrivo – non hanno più nessun appeal. Una preparazione atletica discutibile, infortuni a ripetizione e squalifiche a catena fanno il resto.
A Carrera vanno il nostro in bocca al lupo e sostegno. Ne ha bisogno, soprattutto perché il mister appare sempre più un uomo solo e abbandonato nel vortice di una tempesta senza parafulmini. Filtro e schermatura che una società senza un organigramma completo non può garantirgli.