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BARI, L’ORA DELLE SCELTE CORAGGIOSE: IN CAMPO CI VADA LA BERRETTI

Il 3-0 di Torre del Greco segna il punto più basso dell’attuale campionato del Bari. E, a memoria, probabilmente degli ultracentenari archivi biancorossi. Al di là delle parole di Auteri, capitano tornato al timone di una barca già affondata nelle motivazioni, nello spirito e – a suo dire – persino nella condizione fisica, il Bari 2020/21 passerà alla storia come una delle formazioni peggiori di sempre.
A giudicare dalle sconcertanti prestazioni in campo, nello spogliatoio aleggia una mentalità perdente così radicata che solo un miracolo soprannaturale potrebbe trasformare in qualcosa di diverso. Un oltraggio alla fede dei tifosi ed un insulto alla tradizione calcistica della città. Il popolo biancorosso è fatto da gente innamorata di passioni semplici, che si emozionerebbe di fronte ad un briciolo di voglia di lottare. Al di là del risultato. Al di là dei valori tecnici. Oltre gli sgarbi del campo, ma sorretti dalla certezza di aver visto uomini sputare l’anima per una maglia che rappresenta un baluardo e – persino – una vera ragione di vita. Sconfitti ci può pure stare. Umiliati, no. Questo chiedono i tifosi.
Come sostiene Auteri – non gliene si può dare torto – questo gruppo ha esaurito tutti i crediti. Il mister, ovviamente, ha il dovere di credere nell’imponderabile. Proposito condivisibile. A patto che però resti salvo l’onore. Per questo stesso motivo, è arrivata l’ora delle scelte coraggiose. Dalla prossima partita col Bisceglie e per le partite playoff che ci saranno da giocare, si abbia il fegato di mandare in campo la formazione Berretti. I playoff dovrebbero rappresentare un traguardo conquistato col seme della fatica, una nota di merito e di vanto. Ci chiediamo se gli attuali giocatori della prima squadra siano davvero degni di giocarsi questa opportunità professionale. Non farlo rappresenterebbe, certo, una macchia nel proprio curriculum professionale. Sarebbe una scelta forte, non c’è dubbio. Lasciarli al margine significherebbe – da parte di chi può decidere – prendere le distanze da quanto (non) fatto sinora. E quindi offrire una bella vetrina ai ragazzi della Berretti che, comunque vada, vivrebbero almeno il primo sogno della loro giovane carriera.
Su altri fronti, avanza il partito di chi sostiene che da parte dei calciatori sia doveroso assumersi sino in fondo le proprie responsabilità. In linea di principio, questo sarebbe anche un ragionamento giusto, oltre che legittimato da contratti lavorativi che meritano di essere onorati fino all’ultimo secondo di questo campionato (e della loro naturale scadenza). Manifestazione di responsabilità che tuttavia – numeri e dati di fatto alla mano – è abbondantemente venuta meno nel corso della stagione. Sino al culmine toccato al Liguori di Torre del Greco. Una resa incondizionata sul piano tecnico, mentale e morale. Uno scempio di cui – francamente – non se ne può proprio più.

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