L’intervista sotto l’ombrellone di Barinrete. In vacanza in Puglia dalla sua Montecantini, Maciste Bruno Bolchi si risveglia in nostra compagnia per scambiare – casualmente – due chiacchiere a poche ore dal successo dell’Italia sulla Spagna nella semifinale dell’Europeo: “Gli azzurri di Roberto Mancini – la condivisione informale dell’ex allenatore del Bari che portò i biancorossi dalla C alla A nel volgere di tre stagioni dal 1982 al 1984 – assomigliano un po’ al mio Bari. Fatte le dovute proporzioni, in entrambe le squadre il punto di forza consiste nella convivenza di tanti elementi giovani e affamati di vittorie con alcuni elementi di esperienza. Nel mio Bari giocava un manipolo di ragazzini, guidati da calciatori esperti come Totò Lopez”.
La ricetta vincente prevede pochi e semplici ingredienti: “Conta il senso di appartenza – dice Bolchi – alla città e alla maglia che si indossa. Quando arrivai a Bari, il mio faro ed il mio consigliere fidato era il compianto Biagino Catalano. Senza di lui, non avrei mai visto e compreso tante situazioni interne. La baresità è importante, un patrimonio da valorizzare. Speriamo bene per il Bari, una piazza così importante non può rimanere in C. Per vincere la C, non servono contratti faraonici ma, ripeto, la voglia di sudare e onorare la maglia”.
“Bisogna risalire subito – continua – altrimenti diventa duro rimanere nelle acque stagnanti di un campionato infernale come la C. In anni di carriera, ho imparato che il torneo più affascinante è quello di B perché può accadere di tutto. Dal fondo dell classifica ti puoi ritrovare in serie A”.
La chiosa, un remake sugli azzurri in proiezione finale: “In semifinale abbiamo rischiato tanto. La Spagna aveva in pugno il centrocampo. Direi grande e freddo Jorginho, ha deciso la sfida trasformando un rigore da vero professionista. Anche se il calcio è imprevedibile, la finale – prevede – sarà Italia-Inghilterra”.