di Pierpaolo Paterno
Che sia una stazione di arrivo o un punto di ripartenza, sta di fatto che da domani – 2 agosto 2021 – La Gazzetta del Mezzogiorno non sarà più in edicola. Una declinante parabola discendente iniziata circa quattro anni fa, tra editori, gestori, curatori e nuovi compratori avventurieri, ha scritto la parola fine sul primo e storico quotidiano della Regione Puglia. Una storia di cultura, tradizione e passione lunga 134 anni. Gli ultimi ventuno dei quali, chi scrive li ha condivisi sul piano professionale come giornalista. Una vita di relazioni lavorative, persone incontrate, amicizie nate e consolidate nel tempo, un bagaglio di crescita enorme di fronte al quale non può esistere un tributo di riconoscenza adeguato. Certo, molte energie profuse – anche sacrificando molto tempo agli spazi privati – non sono state sempre ripagate secondo le aspettative. Ma questo fa parte del gioco e della vita. Il tempo prende. Il tempo toglie. Il tempo restituisce. Il tempo compensa. Al di là delle considerazioni personali, che restano tali e confinate in uno spazio riservato, rimarranno il prestigio e l’orgoglio di aver fatto parte di una grande famiglia.
Come cronista sportivo in prevalenza, ma “prestato” nel tempo ad altre redazioni (Cronaca, Edizioni Speciali…), la traccia di un percorso non può annientarsi nel nulla. Resta, anzi, indelebile il patrimonio di risorse umane e tecniche che nessun fallimento societario potrà mai inficiare. Valigia di contenuti che per certi aspetti ha consentito di partorire il progetto di Barinrete, effetto incondizionato di una favola giunta – al di là delle buone volontà di capi servizio e capi redattori – ai capitoli conclusivi del racconto.
L’ultima firma è stata posta in calce all’impresa olimpica di Vito Dell’Aquila, giovanissimo taekwondota mesagnese espressione della forza, della temperanza e del valore della nostra amata terra pugliese. Per il sottoscritto, un segno di speranza per allargare sulla regione in generale e su Bari in particolare uno spiraglio rivolto al futuro. Magari affacciati ad una finestra per darci l'”Arrivederci” come titola oggi l’amico e direttore de La Gazzetta, Michele Partipilo. Perché – è giusto sottolinearlo – alcuni addii non sono per sempre. Non sono la fine. Semplicemente significano: “Mi mancherai finché non ci incontreremo di nuovo”.