di Pierpaolo Paterno
In queste ore arriveranno le sentenze per i fatti del lontano 23 febbraio 2020 quando, in agro di Cerignola sulla autostrada A16, si scatenò una rissa fra tifosi baresi e leccesi. Nella circostanza, un mezzo di tifosi giallorossi fu dato alle fiamme, altri furono gravemente danneggiati e fu interrotta la circolazione sull’autostrada per diverse ore. Un risvolto di cronaca giudiziaria che si collocherà in appendice al pareggio di ieri tra Bari e Catania. Un risultato maturato tra spalti vuoti e l’ennesima direzione arbitrale indecente che – per quanto possa sembrare crudele – negano il rispetto dovuto alla capolista del girone C, al patrimonio tecnico della sua squadra e al valore complessivo del suo potenziale societario. Una globalità di beni che di sicuro non si sposa col livello mediocre della terza serie professionistica italiana, sia in fatto di organizzazione che di gestione.
L’analisi dei fatti tecnici della partita ha detto che la ripresa agonistica della squadra di Mignani non è stata affatto semplice. Ma c’era da aspettarselo, con tutte le attenuanti dovute al lungo stop del campionato tra feste di Natale e rinvii per i casi Covid tra i giocatori. Deterrenti che non giustificano alcuni passaggi a vuoto sia sul piano tecnico che tattico della squadra al cospetto di un Catania attanagliato da uguali e altri ancora più gravi problemi. Ma siccome i panni sporchi si lavano in casa, non sarebbe onesto non riconoscere – giusto per citare alcuni esempi – lo stato di disagio di Di Gennaro nel ruolo di play basso, piuttosto che l’assenza di interdizione tra i reparti e le controfigure di Citro e Marras nelle vesti di trequartisti. In questo Bari mancano un vice Maita ed un vice Botta: questo è un dato di fatto tecnico e non numerico, nel senso che la necessità di disporre delle alternative non si misura con la quantità degli uomini a disposizione quanto – invece – decifrando le caratteristiche degli stessi. Circostanza che un lupo di mare…come Polito conosce bene.
Il punto conquistato contro il Catania pesa quanto oro perché strappato con i denti, in rimonta e nella solitudine del San Nicola. Un punto prezioso perché ottenuto con una serie di condizioni e pre-condizioni sfavorevoli. Come ha sottolineato Mignani a fine partita, ai giocatori – almeno loro – la voglia di vincere e ricominciare non è mancata. La stessa voglia di ripartire che purtroppo non si è vista da parte della tifoseria organizzata e non. Il Bari è forte e lo ha dimostrato riacciuffando una partita molto complicata per tante avversità ambientali e di gioco. Vedi l’assenza dei tifosi e la costante “caccia all’uomo” dei calciatori del Catania agevolata dal contesto generale e permessa con tutte le licenze del caso da un arbitraggio di stampo parrocchiale. Va bene, questo è il modo di “picchiare” in C, ma se l’arbitro lo avvalla e lo consente ad oltranza diventa egli stesso complice dello stesso atteggiamento anti sportivo dei giocatori. Anche ieri, come diverse volte nel corso di questa stagione al San Nicola, un arbitro senza personalità si è vestito di carattere facendo la voce grossa contro i più forti, permettendo che tutto (ma proprio tutto) fosse lecito. Il Catania “alle gambe” da una parte. Dall’altra, l’arbitro – sfrontato e spocchioso – in versione “prima donna” come se avesse chissà quale conto aperto da far scontare ai biancorossi.
Uno “stile” indirettamente appoggiato da una platea praticamente vacante, con poco più di tremila paganti e circa 700 abbonati. Non una risposta degna per una capolista. Non una risposta consona della città di Bari. Non una cornice da “vecchia stella del sud”. Non siamo nessuno per fare la morale a chicchessia, ma pensiamo che il vero amore per la squadra non si dimostri solo affollando le sale dei musei e le feste di compleanno, ma soprattutto sostenendola sul campo di battaglia. In particolare, sfidando tutte le condizioni contrarie (freddo, pioggia, avversario e arbitro). Un po’ come hanno fatto i sei tifosi giunti da Catania incitando per 90′ sotto l’acqua i propri portacolori.
Va bene la protesta. Passi pure la mentalità. Ma le regole sono queste e, piacciano o no, bisogna farsene una ragione ingoiando il rospo e voltando pagina. Soprattutto adesso – che inizia un periodo fitto di lotte frequenti e ravvicinate – è bene ed è meglio che un po’ tutti si diano una regolata.



