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IL POMERIGGIO STORTO DEL BARI, SENZA GIOCO E ABBANDONATO DALLA PIAZZA

Un pomeriggio storto, quasi infernale, quello vissuto ieri al San Nicola dal Bari. Dopo dieci turni di imbattibilità è arrivata un’inattesa sconfitta ad opera del Messina, squadra tatticamente quadrata e arcigna quanto basta per mettere alle corde una capolista sconclusionata sia sul piano del gioco che delle idee. Per carità, dopo un cammino esemplare e ricco di punti e soddisfazioni, un passo falso ci può anche stare.

Il terzo stop stagionale, primo della stagione tra le mura amiche, giunge però nel momento più delicato del campionato. E, cioè, nella fase in cui – al netto di tanti scontri (molti diretti) ravvicinati sarà necessario accelerare la corsa per dare uno stacco alla inseguitrici. Proposito da raggiungere presentandosi in condizioni diverse, se non opposte, a quelle mostrate ieri. E, di più, potendo disporre di tutti (nessuno escluso) i calciatori nella migliore forma possibile.

Premessa disattesa nella giornata di ieri, dove il disco si è incantato facendo suonare qualche piccolo campanello d’allarme. Nulla di particolarmente grave, considerando il potenziale tecnico e umano di cui dispone mister Mignani. Ma comunque lampante e solare tanto da non poter essere sottaciuto. La lezione dovrebbe servire a cambiare subito registro se si svuole evitare di imbarcare altre delusioni nelle prossime due trasferte di Monopoli e Torre del Greco. Giusto per citare gli appuntamenti più a ridosso. Di sicuro, non saranno delle passeggiate.

Per affrontarle al meglio non saranno più concesse le amnesie difensive viste – per esempio – in occasione del primo gol del Messina su palla inattiva e con le marcature che vanno a farsi benedire. In retroguardia l’unico a salvarsi è il solito Emanuele Terranova, “attaccante aggiunto” in un reparto in cui Antenucci sbaglia sotto rete quello che di solito concretizza. Sul suo conto c’è un palo che grida ancora vendetta. Da quelle parti, è l’unico a salvarsi perché, accanto, Cheddira non ne azzecca una neppure in fase di controllo. Quando entrano, nemmeno Simeri e Galano imprimono quella sferzata che sarebbe stata invece necessaria per scardinare il muro dei nove uomini messinesi a protezione della porta. Salvo poi sorprendere in contropiede la burrosa difesa biancorossa. Da Galano e Simeri si attendeva il cambio di passo che non c’è stato. Il foggiano – pure abile nella gestione del pallone – camminava praticamente a due all’ora. Simeri trottava spaesato su tutto il fronte avanzato, senza concretezza e più alla caccia dell’avversario che della palla.

Le note dolenti giungono purtroppo dal centrocampo. In tal senso, l’impressione (speriamo resti tale) è che pesino come macigni le assenze degli infortunati Mallamo e Botta. Ai vertici basso e alto, Maiello e Scavone non ne hanno indovinata una. L’ex frusinate, piedi buoni, cuore e cervello, non è mai riuscito a cucire lo strappo tra i reparti che ieri sembravano sfilacciati e privi di reali trame di gioco. Stesso discorso per Scavone: dietro le punte come un pesce fuor d’acqua e decontestualizzato dalla manovra sul piano dei tempi e dell’iniziativa. Limite reso più evidente dall’assenza di valide proposte sulle corsie laterali, lasciate orfane dalla latitanza sia di Maita che di D’Errico. Insomma, un quadro generale piuttosto deludente e generalizzato che sarà difficile rivedere in futuro così brutto tutto insieme. E questa costituisce già una piccola speranza.

Al contrario, ogni settimana che passa viene sempre meno la fiducia che questo Bari possa ritrovare e meritare il sostegno della sua tifoseria. Caduto nel vuoto l’appello pre gara del presidente De Laurentiis (“Tornate allo stadio perché siete il cuore e l’anima della squadra”), Mignani ed i suoi ragazzi continuano ad essere abbandonati da una piazza – ultras e non – praticamente assente e indifferente. I 4.853 paganti più i 430 abbonati di ieri lasciano il deserto sugli spalti, negano il giusto sostegno ai calciatori in campo e permettono alle formazioni e – quando ci sono – alle tifoserie ospiti (non parliamo degli arbitri) di recitare il bello e il cattivo tempo. L’hashtag Noisiamobari è rimasto solo un bello spot e niente di più. Tutte le scelte vanno rispettate. Ci mancherebbe. A patto però che un giorno – verosimilmente vicino – non si pretenda tutti di salire sul carro dei vincitori. Restrizioni Covid o meno, freddo o caldo che siano, allora sì che i posti saranno limitati.

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