di Pierpaolo Paterno
BARI – Elia Caprile, un numero uno in tutti i sensi. Giovane portiere giunto questa estate, il calciatore veronese si è subito distinto tra i migliori biancorossi di questo avvio di stagione dimostrando doti tecniche e caratteriali di alto lignaggio. Dalla Coppa Italia alla prima di campionato a Parma: “Non sono sorpreso di me stesso – dice – ma cominciare bene mi ha fatto bene. Ho consapevolezza nei miei mezzi perché so da dove vengo e da dove sono partito, le difficoltà superate. Non ho mai avuto paura di confrontarmi in stadi importanti con tanta gente. Non mi aspettavo di giocare sempre e sin da subito e non è detto che io giochi sempre. Devo continuare a lavorare sodo, duramente, per mettere in difficoltà il mister nelle scelte che farà”.
I complimenti di Marchegiani e Zenga dopo le prima uscite con la maglia dei galletti: “Per cominciare – puntualizza – mi dovete dare del tu perché ho venti anni e non voglio mi sia dato del lei. Ho solo fatto tre partite e tre partite non contano niente. I complimenti fanno piacere e ringrazio i due personaggi importanti che me li hanno fatti. Ma con la mia testa sono solo concentrato sul lavoro perché so bene che solo il lavoro paga. Dei complimenti te ne fai poco”.
Il portiere a cui si ispira: “Ho iniziato a giocare tra i pali per Buffon, quando avevo 5 anni, nel 2006 quando abbiamo vinto il Mondiale. Giocavo con la sua maglia numero 1. Guardo a tanti portieri anche oggi. Però tutto è cominciato per Buffon, spero di incrociarlo nella partita del ritorno”.
Al Leeds ha fatto un’esperienza formativa e difficile. Firmai con loro nel 2020 e a marzo scoppiò il Covid rimanendo tanti mesi solo. Ho conosciuto Marcelo Bielsa, mi ha spronato a non mollare. L’esperienza più difficile affrontata sinora”.
Nel curriculum spiccano le apparizioni in Under 18. Mancano l’Under 19 e la 21: “Non sono io che devo dire se sono pronto o no. C’è un Cittì per questo. Io lavoro per il Bari e facendo bene posso provare a giocare in Under 21. La Nazionale è il sogno di ogni bambino. La convocazione in azzurro sarebbe un punto di partenza”.
I retroscena di mercato che lo hanno portato a Bari al netto dell’interferenza di Battistini (ex portiere biancorosso): “Mi confronto sempre con Graziano e la mia famiglia. La trattativa non è nata per caso. Sapevo di altre squadre e sino a due giorni prima pensavo di andare in un’altra squadra. Poi ho parlato con Polito e ho deciso di venire qua. Mi sono ricordato del Bari di Barreto e Gillet che vedevo in tv quando ero piccolo. E’ stato facile accettare il Bari. Poi ho apprezzato che Polito si sia esposto”.
La parata più bella fatta sinora: “Scelgo quella su Faraoni a Verona, per la storia che c’è dietro essendo di Verona e avendo giocato nel Chievo senza mai avere avuto la possibilità di giocare in quello stadio. Non per il gesto tecnico, ma per la mia storia personale”.
Il rapporto con gli altri compagni di reparto e col preparatore Maurantonio: “E’ ottimo – dice – io sono venuto qua per imparare. Col mister dei portieri mi sono trovato bene subito. Anche con Gigi, avendo un’età diversa ci confrontiamo spesso. Stessa cosa con Polverino”.
“Per giocare a certi livelli – conclude – serve personalità. Poi, avere figure con esperienza in squadra aiuta a reagire se dopo pochi minuti prendi gol col Parma e col Verona. Io carismatico? E’ una qualità che deve avere un portiere. Per fare questo ruolo serve la personalità giusta”. E venerdì contro il Palermo potrebbe essere la prima volta al San Nicola davanti ai nuovi tifosi: “Innanzitutto non so se gioco. Lo saprò solo venerdì. La prima volta al San Nicola la aspetto con ansia positiva. Non vedo l’ora di vedere lo stadio pieno, ammodernato e con tanti tifosi. Sarà una partita fondamentale per noi”.
