di Pierpaolo Paterno
Quattro punti nelle ultime cinque partite. Dallo 0-0 pre natalizio a Reggio Calabria allo 0-2 di ieri col Perugia, per il Bari sono arrivate ben tre sconfitte. Di cui, due consecutive. Il trittico Parma-Palermo-Perugia si è giocato a mercato di gennaio ampiamente aperto. Finestra dalla quale sono usciti diversi “esuberi” – alcuni per la verità anche inattesi (vedi Salcedo) – che sommati a squalifiche e indisposizioni varie hanno prodotto il risultato di una rosa prosciugata sul piano tecnico e quantitativo. Con l’esito al passivo culminato ieri contro gli umbri di Castori, costringendo l’incolpevole Mignani a piangere miseria vista la penuria di risorse in particolare nel reparto avanzato. Al netto degli imprevisti, resta la leggerezza di trattamento portatrice del magro risultato ottenuto in termini di formazione, prestazione e profitto. Al di là di una squadra sempre in palla per tutto un girone di andata e per la dichiarata volontà di mantenere la categoria, non sarebbe stato male tuttavia intervenire in anticipo per puntellare un organico che tante soddisfazioni ha dato sinora. Gratificazioni che non bastano a completare il quadro di una stagione la cui destinazione – se non oscura – resta un filo in penombra. Per valutazioni finali sul mercato di gennaio, si attenderà altre 48 ore. Giudizio collaterale a quello sulla multiproprietà che – non lo diciamo noi, ma lo strillano da più parti i tifosi – da nodo rischia di tramutarsi in chiappo. Un fardello che il supporter biancorosso medio difficilmente continuerà a digerire vita natural durante. Bari dà. Ma anche toglie. E’ bene che si sappia.
Al massimo della gratitudine per quanto fin qui fatto – famiglia De Laurentiis, o chi per loro, la città di Bari merita una società all’altezza dello spessore e delle aspettative che la piazza legittimamente richiede. Non per meriti acquisiti, ma per realtà sostenute dai fatti. Vedi i numeri altisonanti di presenze allo stadio da quasi cinque anni a questa parte – giusto per limitarci alla gestione della nuova proprietà post fallimento – segno tangibile di un attaccamento ai colori che in altre latitudini d’Italia possono solo immaginare. Dati alla mano, Bari svetta tra le prime dieci tifoserie d’Italia per numero di spettatori allo stadio (trasferte incluse). Tifoseria dalla quale – francamente – risulta complicato pretendere di più. Statistica altisonante che – non bisogna nasconderlo – ha permesso alla società di fare cassetta con introiti da primato a livello di serie A. Un riscontro dal quale non si può prescindere se si vuole imbastire una progettualità ed una programmazione di definitiva risalita nella categoria appropriata a cotanto “ben di Dio” da fare invidia ai club più titolati. I tifosi lo definiscono rispetto. In altre parole, potrebbe chiamarsi presa d’atto e capitalizzazione di un potenziale già espresso e alla luce del sole. Per dire che Bari e i baresi non devono dimostrare niente a nessuno, avendo già ampiamente mostrato di quale pasta sono fatti.
E’ vero, nel calcio come nella vita, è sempre fondamentale ricordarsi da dove si viene. Ma è ancora più importante sapere in quale direzione si intende andare. Altrimenti, i sogni senza obiettivi restano tali senza mai diventare realtà.