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BARI, DI CESARE SUONA LA CARICA: DAREMO IL 120 PER CENTO PER RAGGIUNGERE UN SOGNO

di Pierpaolo Paterno

Il 23 maggio compirà 40 anni. Gli ultimi cinque li ha trascorsi a Bari, indossando la fascia di capitano dei biancorossi con i quali aveva già collezionato 45 presenze dal 2015 al 2017, per un totale di quasi 200 gettoni con la maglia dei galletti. E’ il profilo di Valerio Di Cesare, l’anziano del “gruppo – Mignani” oggi presente nella sala stampa del San Nicola per la conferenza stampa a metà della settimana che prelude al match interno di sabato prossimo contro la Reggina. Sarà il penultimo atto della regular season di B, torneo nel quale – quasi sicuramente – il Bari si piazzerà terzo alla prima linea di arrivo del 19 maggio, giorno in cui si abbasserà il sipario al Marassi di Genova palcoscenico dei Grifoni rossoblù freschi di promozione in A da secondi della classe. Posizione inseguita dai pugliesi sino all’ultimo pareggio di Modena e ora lanciati verso la migliore posizione e condizione possibile nei playoff che condurranno alla massima serie.

“Siamo pronti – dice il calciatore romano – e penso che abbiamo fatto una stagione straordinaria, giocandoci la A con una corazzata come il Genoa. Ora pensiamo a prenderci il terzo posto e a prepararci ai playoff, un mini torneo a parte che c’entrano poco con quanto fatto sinora. La cosa più importante è quella lettera che non voglio pronunciare. Ci penso ogni giorno, quando mi sveglio. Sarebbe la giusta chiusura di un cerchio. La vivo diversamente da molti miei compagni. Ho un’età diversa e un’occasione così non tornerà. Non vedo l’ora di arrivare a quel momento”.

La voglia e le motivazioni non mancano. Come quel gol inseguito e sfiorato a Modena al 93′: “Ad oggi non so quello che farò il prossimo anno. Sono troppo concentrato sull’obiettivo attuale. Non penso minimamente al fatto di smettere. Il gol mancato a Modena? Mi dispiace. Fosse entrato ora saremmo ancora in ballo per lottare col Genoa”. Di Cesare e Bari, un legame indissolubile: “Qui c’è troppa negatività quando non servirebbe. Mi piacerebbe vedere tutti uniti. Potevamo fare di più, ma ne abbiamo vinte tante. Siamo partiti per fare una salvezza tranquilla. Invece, ci siamo giocati il campionato col Genoa che l’anno scorso giocava con Milan e Inter. Ognuno ha una propria opinione. Vedere 50mila persone allo stadio non è da tutti. E’ un potenziale incredibile. I tifosi devono stare tranquilli. Anche se non salissimo, c’è una proprietà che ha dimostrato quello che vale. Ad oggi, ho solo una certezza. Questo gruppo darà il 120 per cento per raggiungere il sogno. Ce lo meritiamo noi, le nostre famiglie e una città intera. Non so se ce la faremo, ma ce la metteremo tutta. Sono sette anni che sto qua e mi piace dimostrare l’affetto coi fatti. Ci ho messo sempre la faccia, anche di fronte a scelte diverse. Potevo farmi i cavoli miei, ma ho sempre detto il mio ma per il bene del Bari”.

La differenza con gli altri è la mentalità. Caratteristica che conta ai playoff: “In questo Bari ci sono altri giocatori esperti. I playoff sono un campionato a parte e contano la condizione fisica e anche la fortuna. Così si vincono i campionati. Contano tanti fattori. Spero che anche la fortuna sia dalla nostra parte. Se siamo qui è perché abbiamo avuto qualità e mentalità, con diversi ragazzi inesperti. Non come al Genoa, al quale faccio i complimenti per avere vinto. Non è mai scontato”. Mentalità condivisa in passato con due bandiere come Giovanni Loseto e Ciccio Brienza: “Loseto era un vero tifoso del Bari, ci metteva l’anima. Giocare con Ciccio è stato un onore. L’amicizia andrà avanti col tempo”. Ora è anche ds, come Mirco Antenucci: “Abbiamo fatto qualcosa di unico. Il giorno dell’esame è stato fatto dopo la partita con il Venezia. Un viaggio bello. Avevamo l’ansia. Farlo con Mirco è stato speciale. Per me è un fratello. Il lavoro che mi sono scelto è tra i più difficili. Dipende da tante cose. Voglio imparare, fare il ds mi piace e lo sento mio. Polito, per esempio, ha dimostrato quello che vale. Vedi il colpo Caprile, un portiere destinato a palcoscenici importanti”.

Il presente parla di playoff. Quanto conta giocarli da terzi in classifica: “Sabato giochiamo contro la Reggina e vogliamo i tre punti. Arrivare terzi ti permette di fare quattro pareggi. Ma negli ultimi anni solo lo Spezia ce l’ha fatta da quella posizione. Chiunque capita, sarà dura. Parma e Cagliari hanno giocatori di A abituati a questo tipo di partite. Idem il Venezia. Sono tutte uguali e temibili. Una vale l’altra”. Poi c’è la Reggina, avversario indecifrabile: “Una squadra che mi ha stupito in positivo nella prima parte. Poi ha fatto fatica. Ha giocatori forti. Dovremo stare attenti e concentrati per ottenere i tre punti e consolidare il terzo posto. Anche perché è l’ultimo di campionato al San Nicola. Playoff a parte, faremo un giro di campo per salutare i tifosi. E ricevere applausi per questo campionato fatto”.

Ci vorrebbe sempre la carica di Di Cesare per tutti: “L’infortunio dell’anno scorso – torna indietro col tempo – qualcosa mi ha cambiato. Certe situazioni ti fanno anche crescere. L’infortunio è stata una botta tremenda. Ma questo campionato c’entra poco. Volevo dimostrare a me stesso di poter ancora giocare in B. La testa fa tutto. Faccio parte di un’altra era”.

 

 

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