GMG 2023 / IL PAPA AI GIOVANI: AIUTARE CHI CADE E’ COME UN ALLENAMENTO DI CALCIO

di Pierpaolo Paterno
I grandi valori della solidarietà, della gioia e dell’amore agli altri nel messaggio di Papa Francesco ai giovani della Gmg 2023 di Lisbona. Nel presentare – tra le tante – anche l’immagine dell’allenamento in preparazione ad una partita di calcio, sono questi i grandi contenuti consegnati nelle scorse ore dal Sommo Pontefice che oggi concluderà la 38ma giornata Mondiale della Gioventù in corso a Lisbona in Portogallo.
Un inno alla bellezza della relazione da recuperare con se stessi e con gli altri all’insegna della spiritualità cristiana che costituisce motivo di fondamento dei principi che animano le pagine quotidiane di Barinrete. Perché parlare di sport non significa solo raccontare le gesta di atleti e squadre del nostro territorio, ma dare voce ai principi che sottendono e dovrebbero animare quelle imprese. 
Nessuno meglio di Papa Francesco interpreta e incarna queste motivazioni, così come in maniera semplice ma efficace fatto la scorsa notte durante la veglia al campo da Graca – Parque Tejo davanti ad oltre un milione di ragazzi. A loro Francesco ha chiesto di aiutare chi è caduto a non restare a terra: “Non abbiate paura, un fallimento è tale solo se non si ha la forza di risollevarsi”.

Bisogna camminare sempre nella vita e se si cade serve un aiuto ad alzarsi. È un allenamento costante perché nulla al mondo è gratis, tranne l’amore di Gesù. È questo il mandato che Papa Francesco affida ai tantissimi giovani, tra cui diversi in arrivo dalla Puglia e dalla terra di Bari.

Nel dialogo con i giovani, il Pontefice ha spiegato il significato profondo del gesto di Maria, che per raggiungere la cugina “Si alzò e andò di fretta” (è il tema delle sei giornate lusitane). “La Madonna – ha sottolineato il Papa – invece di pensare e a lei, pensa all’altra, a sua cugina, perché la gioia è missionaria. Non è per sé stessi ma per portare qualcosa agli altri”. E ancora: “Bisogna portare la gioia agli altri, ricordando che anche gli altri ci hanno preparato a riceverla. Si tratta delle persone che hanno portato la luce nella vita: genitori, nonni, amici, sacerdoti, religiosi, catechisti, animatori, insegnanti. Sono loro le radici della gioia, perché la gioia che deve essere portata non deve essere passeggera o momentanea, ma deve creare radici. E questo non avviene nel chiuso di una biblioteca, ma va cercato e scoperto nel dialogo con gli altri”.

Il resto è un incoraggiamento a non abbattersi di fronte alla cadute della vita: “A volte succede di gettare la spugna e di non aver voglia di far niente e allora si smette di camminare e si cade. Nella vita, tuttavia il fallimento non è la fine. L’importante quando, ricorda citando una canzone degli alpini, è non rimanere caduti, chiudendo la vita alla speranza. In quel caso l’unica cosa da fare è aiutare chi cade a sollevarsi. L’unico modo per guardare una persona dall’alto in basso è per aiutare a rialzarsi. Per fare tutto questo – ha ribadito il Papa – è pero necessario un allenamento, come quello che c’è dietro a un gol in una partita di calcio. Non c’è nessun corso che ci insegni a camminare nella vita. Lo impariamo dai nostri genitori, lo impariamo dai nostri nonni, lo impariamo dai nostri amici, tenendoci per mano. Bisogna camminare con un obiettivo e allenarsi a questo ogni giorno della vita, perché nulla è gratuito”.

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