Il calendario consegna al Bari una serata che assomiglia a un bivio più che a una semplice tappa di campionato. Al San Nicola, domani con fischio d’inizio alle 19.30, la sfida contro l’Avellino chiude il 2025 biancorosso e accompagna la squadra verso l’ultimo tratto di un girone d’andata fin qui avaro di soddisfazioni. La classifica parla chiaro: sedicesimo posto, zona playout, e la sensazione diffusa di una stagione scivolata via troppo spesso senza identità né continuità.
Vincenzo Vivarini ne è perfettamente consapevole e sceglie di avvicinarsi alla partita partendo dal rapporto con il popolo biancorosso, provando a ristabilire un contatto emotivo prima ancora che tecnico: «Innanzitutto rivolgo tantissimi auguri di buone feste e di Buon Natale ai nostri tifosi. Sono sempre giorni belli». Un messaggio semplice, ma non casuale, che precede l’analisi di una settimana tutt’altro che ordinaria. Il lavoro svolto in vista dell’Avellino ha avuto una direzione precisa, dettata dalla necessità di guardarsi allo specchio dopo l’ennesima prestazione insufficiente: «Abbiamo analizzato la prestazione contro il Catanzaro, che non è stata confacente a quelli che sono i nostri obiettivi. C’è stata molta consapevolezza da parte di tutti».
Da quel confronto è nato un percorso diverso, incentrato meno sulla preparazione atletica e più sulla lucidità e sulle responsabilità individuali e collettive. Vivarini ha parlato di testa, di attenzione, di atteggiamento, consapevole che certi limiti non si correggono solo con schemi e ripetute. Anche perché il momento è fotografato impietosamente dai numeri: appena due gol realizzati e otto incassati nelle ultime cinque gare, con sconfitte pesanti come lo 0-5 di Empoli e una lunga serie di pareggi sterili che hanno svuotato la classifica e incrinato la fiducia.
Il tecnico non nasconde le difficoltà, ma invita a una reazione di carattere: «L’umore non è di quelli giusti. Però, in momenti come quello che stiamo attraversando dobbiamo fare di necessità virtù». Un concetto ribadito osservando la risposta del gruppo in allenamento, giudicata positiva proprio per concentrazione e disponibilità al sacrificio, elementi imprescindibili per affrontare una gara che vale anche come esame di maturità.
A rendere meno corta la coperta, arrivano segnali incoraggianti dall’infermeria. «Per fortuna, recuperiamo Castrovilli, Pagano e Antonucci… Contro l’Avellino tornano a disposizione». Recuperi importanti, in una serata che non consente margini di distrazione, anche perché l’avversario arriva a Bari con uno spirito opposto. L’Avellino è undicesimo, più sereno, capace di reggere l’urto contro squadre come Palermo e Venezia, pur alternando solidità a momenti di vulnerabilità. «Affrontiamo un avversario molto motivato… disputeranno una partita di grande ritmo e grande intensità. Dobbiamo farci trovare pronti».
Il messaggio finale è una sintesi netta della vigilia: motivazioni, spirito di squadra, orgoglio. «Occorre cambiare il modo di pensare, agire e stare in campo», insiste Vivarini. Perché per chiudere l’anno con un segnale credibile, al Bari non serviranno proclami, ma umiltà, attenzione e una prestazione finalmente all’altezza della propria storia. Il resto lo dirà il campo.