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SAN NICOLA, IL COMUNE MUOVE LE PEDINE: IL PEG APRE LA STRADA AL NUOVO BANDO. E SULLO SFONDO, IL BARI CHE AFFONDA

Il 20 gennaio 2026 rischia di diventare una data simbolica per Bari, e non soltanto per ciò che accade sul campo. Allo Stadio San Nicola, mentre la squadra prova a trovare un appiglio in un campionato di serie B sempre più soffocante, prende forma un percorso istituzionale destinato a incidere sul futuro del calcio cittadino: il PEG, Programma Economico-Finanziario per la gestione dell’impianto, approda infatti in Consiglio Comunale, avviando formalmente il cammino verso un nuovo bando di concessione.
UN ITER GIÀ FISSATO SULLA CARTA – La roadmap tracciata filtra con chiarezza dalle fonti interne al Palazzo: Gennaio 2026, prima illustrazione e confronto politico sul PEG.
Febbraio 2026: il documento approderà in discussione durante una seduta del Consiglio Comunale.
Aprile/Maggio 2026: definizione e approvazione del nuovo bando per affidare la gestione dell’impianto.
Giugno 2026: obiettivo dichiarato: consegnare le chiavi del San Nicola a un nuovo gestore.
Un calendario serrato, almeno nelle intenzioni, che punta a chiudere un nodo aperto da anni: l’assetto di gestione dello stadio che, al di là degli equilibri sportivi, resta patrimonio pubblico e leva economica per la città.
IL PERCHE’ DEL PEG – La funzione del Programma Economico-Finanziario è netta: dare struttura, regole e copertura amministrativa alla procedura. Finisce così una fase limbo fatta di proroghe e transizioni e si istituzionalizza un percorso che, per la sua natura pubblica, non può più dipendere da automatismi o soluzioni emergenziali.
L’elemento inedito proposto dal PEG è il principio di valorizzazione economica plurale dello stadio. Non soltanto partite di calcio, ma concerti, grandi eventi, appuntamenti culturali e sportivi di altro genere.
Il Comune incasserà una quota dai proventi extra-calcio, con un ritorno sulla collettività che finora, nelle esperienze precedenti, è stato marginale.
BANDO DESERTO? C’È IL PARACADUTE – La corsa verso giugno non esclude l’ipotesi più temuta: un bando senza candidati.
In questo caso, gli uffici hanno già definito la via d’uscita: proroga dell’attuale regime di gestione.
Tradotto: niente interruzione di servizio, niente commissariamenti, niente chiusure parziali.
Ma anche – implicitamente – un’altra stagione con il San Nicola sotto Filmauro, qualora non emergano soggetti alternativi.
LA CITTÀ, LA CRISI E LA MULTIPROPRIETÀ
Il tempismo della manovra comunale non è casuale, né sterile.
Bari vive uno dei momenti più opachi della sua recente storia calcistica. La squadra soffre, la classifica preoccupa, i tifosi rumoreggiano. L’appartenenza alla Filmauro, con la multiproprietà tra Napoli e Bari, è diventata un bersaglio politico, sportivo e sentimentale.
In questo quadro fragile, il Comune decide di compiere la propria mossa. Senza toni muscolari, ma con un messaggio sottotraccia: l’impianto è dei baresi, e chi lo gestirà dovrà dimostrarne il valore.
LA PARTITA PIÙ LUNGA NON È IN CAMPO
Se la SSC Bari vincerà o perderà, se tornerà a respirare o continuerà a soffocare, lo deciderà il campo.
La partita amministrativa, invece, ha una posta più ampia: definire per anni chi controllerà il più grande spazio pubblico sportivo cittadino, chi investirà sul suo futuro, chi raccoglierà le opportunità economiche che da tempo la città osserva più che sfruttare. Il PEG apre la porta. Il bando ne sarà la soglia. E Bari, stavolta, non può permettersi di rimanere nel corridoio.

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