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IL RITORNO DI LONGO / BARI NEL CAOS: CAMBI SBAGLIATI E SQUADRA DA RIFARE, LA SOCIETÀ ELUDE I PROBLEMI

BARI – Una scossa che assomiglia più a un sussulto nervoso che a un progetto. Dopo l’ennesima caduta casalinga, quella contro la Juve Stabia che ha riportato i biancorossi in fondo al pozzo della classifica, il club ha scelto ancora una volta la via più semplice: cambiare chi siede in panchina e chi presiede all’area tecnica.

Vincenzo Vivarini, finito nel tritacarne dopo due mesi complicatissimi, paga con l’esonero un conto che non è davvero soltanto il suo. Al suo posto ritorna Moreno Longo, richiamato in fretta e furia, quasi a voler aggrapparsi all’ultimo professionista rimasto nella rubrica del club. Il tecnico piemontese atterrerà in città nelle prossime ore per iniziare, dicono, un nuovo corso. Ma il rischio è che finisca intrappolato negli stessi problemi che hanno travolto il predecessore. Perché il vero punto dolente non è la panchina: è la squadra.
Una rosa costruita male in estate, con lacune evidenti e troppe scommesse fallite, oggi non regge né dal punto di vista tecnico né da quello caratteriale. Quando il paziente sta male non serve cambiare medico ogni settimana: bisogna intervenire sulle cause, e qui i motivi del tracollo sono sul campo, nei reparti sbilanciati, nelle individualità insufficienti. Occorrono rinforzi veri, almeno sette-otto elementi, non tappabuchi o figurine.

La rivoluzione riguarda anche l’organizzazione societaria: via il direttore sportivo Giuseppe Magalini, che pure porta su di sé una quota consistente delle responsabilità, dentro Valerio Di Cesare con pieni poteri operativi. La promozione dell’ex capitano, però, sembra più romantica che razionale. Di Cesare conosce l’ambiente, ma non ha esperienza dirigenziale, né competenze costruite negli anni: affidargli la ricostruzione del Bari in pieno inverno competitivo rischia di essere un azzardo enorme. Difficile immaginare un ribaltone credibile quando si passa da una gestione già deficitaria a una guida ancora più inesperta.

Il risultato è un club che continua a inseguire le emergenze senza affrontarne l’origine. Il Bari non ha bisogno di slogan o di cambi improvvisati: servono idee, investimenti e, soprattutto, calciatori all’altezza. Fino a quando non verrà messa mano alla rosa con decisione e lucidità, ogni cambio in panchina assomiglierà solo a un altro giro della giostra. E per chi ama questi colori, questo è forse l’aspetto più difficile da accettare. Il tempo sta finendo e la classifica non aspetta nessuno.

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