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MANTOVANI VOTA LA FIDUCIA: IL BARI È VIVO, ORA PROVA DI MATURITÀ A FROSINONE

BARI – Ritrovare se stessi e mandare un segnale al campionato. Il Bari riparte dal netto successo sulla Reggiana per rilanciare la propria corsa salvezza, ma ora è chiamato a dare continuità nella difficile trasferta infrasettimanale di Frosinone. A fare il punto è Valerio Mantovani, tra i protagonisti della ritrovata solidità biancorossa e sempre più riferimento nello scacchiere di Moreno Longo.

Il difensore romano, tornato in Puglia a gennaio, sottolinea subito il valore della reazione dopo il crollo di Pescara: “Era importante riscattarsi dopo una brutta prova come quella di Pescara. Non eravamo noi, ma dovevamo confermare le prestazioni positive contro Padova, Sampdoria ed Empoli. E dare un segnale alla piazza e a noi stessi. La sconfitta di Pescara non era da noi. Il Bari è una squadra viva. Lo dimostrano le ultime quattro partite in cui si sono messe insieme tre vittorie. Un dato importante. Andiamo a Frosinone sicuri dei nostri mezzi, con l’umiltà e la consapevolezza di chi lotta per un obiettivo importante da raggiungere”.

Il successo contro la Reggiana ha restituito fiducia e compattezza a un gruppo che ora vuole evitare nuovi passaggi a vuoto. Mantovani, però, invita a restare concentrati su ciò che conta davvero: “Per me Bari è un posto che rimane dentro. Mi sarebbe piaciuto arrivare prima di gennaio. L’importante è che adesso sono qui e sono molto contento. Non è mai troppo tardi. Ci si aspettava un campionato diverso, ma durante il percorso puoi ritrovarti in posizioni non giustificate. Conta ora raggiungere l’obiettivo tutti insieme, essere positivi e renderci conto che le prossime partite saranno veramente fondamentali”.

Dopo un periodo iniziale necessario per ritrovare la migliore condizione fisica, Mantovani è diventato uno dei punti fermi della difesa e ha indossato anche la fascia da capitano: “Venivo da un lungo stop e avevo bisogno di qualche settimana in più per rimettermi in careggiata rispetto agli altri compagni arrivati già più pronti. Mi sento di dire che dobbiamo essere compatti, squadra, tifosi e stampa, per cancellare i pensieri negativi che potrebbero invece destabilizzare tutto l’ambiente. Così possiamo riscattare un’annata che sicuramente non è stata all’altezza del Bari”.

Nel percorso di crescita della squadra si inserisce anche l’esplosione di giovani come Rao, sempre più incisivo nelle ultime uscite: “Sappiamo che Emanuele è un ragazzo molto giovane e promettente. Un giocatore che sta facendo cose importanti e sta dando continuità alle sue prestazioni. Un calciatore in cui noi compagni crediamo molto, sapendo che sul piano tecnico è tanta roba. Deve rimanere coi piedi per terra e non va responsabilizzato esageratamente. Farlo sentire importante, ma non caricarlo di eccessivi pesi vista la sua giovane età”.

Il ricordo della sconfitta di Pescara resta ancora vivo, ma viene trasformato in un monito: “Quella in Abruzzo è una sconfitta che ha fatto malissima, di quelle che lasciano delle cicatrici. Soprattutto perché arrivata dopo due vittorie consecutive e convincenti. Trovare una motivazione per questo è difficile. Più che altro è stata la maniera in cui si è perso. Cioè, malamente. L’importante era riscattarsi contro una diretta concorrente e con una grandissima prestazione. Pescara ci lascia qualcosa dentro per far sì che non si ripeta più. Deve servire da esempio per non ripetere gli stessi errori”.

All’orizzonte c’è ora il Frosinone, squadra in piena corsa per la Serie A e dotata di grande qualità offensiva: “Un ottimo giocatore, sta facendo grandissime cose. Ma tutto il reparto offensivo del Frosinone sta facendo cose grandi. Un avversario che rispetto all’anno scorso ha cambiato quattro giocatori rispetto al gruppo che l’anno scorso ha attraversato forti difficoltà. Quest’anno, quasi con la stessa intelaiatura, sta facendo un grandissimo campionato. Come si ferma? Lottando come fatto nelle ultime partite che ci hanno portato nove punti. Servono lotta e intelligenza, il lavoro di squadra e non dei singoli”.

Nel percorso di crescita del Bari, un ruolo chiave lo gioca anche Moreno Longo, tecnico con cui Mantovani ha un legame speciale: “Il mister è una persona che nel mio percorso calcistico ha significato tanto. E’ stato fondamentale per riportarmi a Bari. E’ un grandissimo motivatore, non lascia nulla al caso e cura molto i dettagli. Quando si arriva in una squadra dove manca qualcosa a livello emotivo, è la persona giusta per svegliare qualcosa che c’è dentro”.

Alle spalle, per il difensore, una parentesi complicata a Mantova: “Ognuno fa le valutazioni che crede. Se qualcuno pensa che io possa giocare meglio a tre che a due, va bene. Il calcio è fatto di scelte. Non faccio polemica. A Mantova, dopo sette partite ho subito un brutto infortunio. La mia stagione col Mantova è durata un mese e mezzo. Non ho avuto nemmeno il tempo di dimostrare il mio valore. Quando Longo è arrivato a Bari, sono stato contento della sua chiamata. Essere qui è un onore”.

In campo, l’intesa con i compagni di reparto cresce con il passare delle partite: “Non li devo presentare io. Due elementi importanti. Odenthal veniva da un campionato vinto col Sassuolo e aveva fatto bene col Como. Idem Cistana, ma anche Pucino e Nikolaou. L’intesa si crea giocando insieme. Più si gioca insieme e più cresce, basta uno sguardo. E’ gente umile che lavora tutti i giorni in maniera seria”.

Tra obiettivi di squadra e motivazioni personali, Mantovani guarda avanti con determinazione: “La società e Di Cesare mi hanno fatto veramente contento, prendendomi a titolo definitivo nonostante venissi da un infortunio serio. Per me è un grande segno di fiducia nei miei confronti. Cerco di ripagarli sul campo, raggiungendo l’obiettivo”.

E poi l’emozione della fascia: “Unica, perché il Bari rappresenta qualcosa di grande. Basti pensare solo al pre Pescara e ai tifosi venuti allo stadio per la finitura. Un onore. Sono davvero felice e senza parole”.

Archiviata la prova convincente contro la Reggiana, il Bari è ora atteso da una verifica di maturità. A Frosinone serviranno conferme, perché la strada verso la salvezza passa dalla capacità di dare continuità ai segnali lanciati nell’ultima uscita.

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