post

TANGORRA SUL FLOP AZZURRO: QUANDO SI SVEGLIANO? GRAVINA DEVE DIMETTERSI

All’indomani della pesante e deludente eliminazione dell’Italia dai playoff per l’accesso ai prossimi Mondiali, maturata contro la Bosnia ed Erzegovina, arrivano parole forti da parte di Massimiliano Tangorra. L’ex biancorosso non usa mezzi termini per analizzare un fallimento che riapre interrogativi profondi sul sistema calcio italiano.

“L’eliminazione dal Mondiale dell’Italia non mi sorprende. Non puoi arrivare, dopo dodici anni fuori dai giochi, a disputare dei playoff per arrivare in fondo. Si deve cambiare necessariamente. Mi riferisco al sistema, che va in un direzioni i cui risultati non portano a nulla se non a clamorose figuracce. Quando si svegliano? Poi, capisci che il sistema non fa cambiare perché fa comodo a tutti sulla propria poltrona. Chi ha potere se lo tiene stretto, senza mettersi in discussione”.

Il riferimento è chiaramente rivolto ai vertici federali, con una posizione netta nei confronti del presidente della FIGC, Gabriele Gravina: “Dice di non essere ascoltato. Ma dopo due fallimenti, dovrebbe ora fare la sua parte. Forse parla al muro. Io me ne andrei. Dovrebbe rassegnare le dimissioni. Cambi i soggetti, ma i risultati non cambiano”.

Tangorra va oltre la semplice critica e propone interventi strutturali per invertire la rotta: “Fare delle leggi rivoluzionarie. Mettere il limite degli stranieri nelle squadre di calcio. Chiamare i presidenti per fargli rispettare le regole. Stage per le Nazionali. Investimenti nei settori giovanili, con un allenatore stipendiato che si preoccupi sono di far crescere il talento e non ottenere risultati per mettersi in mostra. Quando ero in Primavera, ero motivato a giocare contro Roma o Torino. Oggi il Bari Primavera gioca contro il Monopoli, e la Roma contro il Sorrento. Che motivazioni si possono avere? Se non cambiano queste regole, non ne usciamo più. Ne faremo altre quattro di brutte figure”.

Infine, il confronto con il passato rende ancora più evidente il calo qualitativo del movimento: “Non puoi affidarti solo ad un Pio Esposito o a Kean. Negli anni ’90 potevi permetterti il lusso di lasciare a casa un certo Baggio o decidere di non far giocare Del Piero. Questo voleva dire che c’era tantissima competizione di altissimo livello”.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.