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ITALIA FUORI DAI MONDIALI, DI GENNARO ATTACCA: SERVE UNA RIVOLUZIONE, COSÌ NON SI PUÒ PIÙ ANDARE AVANTI

All’indomani dell’eliminazione dell’Italia dai Mondiali, maturata martedì scorso contro la Bosnia ed Erzegovina, arrivano riflessioni dure e profonde da parte di Antonio Di Gennaro, che analizza senza filtri un fallimento storico per il calcio italiano.

“La delusione per la terza esclusione consecutiva dal Mondiale è tanta e nessuno poteva immaginarla. Non era mai successo. Martedì c’è stato un totale black out. Ora si dovrebbe ripartire con un nuovo discorso al vertice federale. Credo che dopo una disfatta così, andrà rivisto tutto. Adesso occorre un cambio generazionale puntando sulle competenze e le conoscenze. Serve gente che sa di calcio. A chi interessa oggi la Nazionale? Come in politica, quando c’è da mettere a posto problemi seri andrebbe costituita una grande coalizione per le esigenze. La Nazionale è la seconda industria a livello italiano e intacca tutta la popolazione. Questa soffre. Il calcio è della gente, delle nuovi generazioni. Ci dovrebbe essere una simbiosi tra Lega, Federazione e club. Se andiamo a vedere, tra loro non c’è coesione. Chi decide di andare a giocare la Supercoppa e stare sei giorni fuori in Arabia con fusi orari e allenamenti che non si possono fare? Chi l’ha deciso? Per il dio denaro. Chi decide che ci sono troppe squadre e non ci si può più allenare. Gattuso ha chiesto uno stage e non l’ha avuto. La Turchia ha avuto quattro giorni in più prepararsi meglio al raggiungimento di un obiettivo che mancava da 24 anni. La Lega comanda. Chi ha deciso di giocare su quel campetto in Bosnia? Non sia un alibi, ovviamente. Si parla di orgoglio e patriottismo. Ma non vedo grande interesse dei vertici sulla Nazionale. La normativa venuta fuori nelle scorse ore a livello tecnico e sui settori giovanili l’aveva già proposta Baggio nel 2011 e fu cestinata. Vinci l’Europeo perché Mancini aveva creato un gruppo forte e di personalità. Ecco, serve riportare il calcio a persone competenti. Ora non si può sbagliare. Ma senza più meritocrazia. Le dimissioni di Baggio lo confermano. Servono figure così come Maldini, Totti, Del Piero. Hanno l’umiltà dei grandi campioni e possono dare tante ai giovani. Il calcio va rifondato. La politica decide tutto. Come successo a Bari”.

Un’analisi che va oltre il risultato del campo e punta il dito su un sistema da rifondare, tra mancanza di programmazione, scarsa sinergia istituzionale e scelte spesso dettate più da logiche economiche che sportive. Parole che aprono inevitabilmente a una riflessione più ampia sul futuro del calcio italiano, chiamato ora a una svolta profonda per evitare che simili delusioni possano ripetersi ancora.

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