di Pierpaolo Paterno
Alla fine è arrivata la firma, accompagnata da una lunga serie di impegni che Luigi De Laurentiis ha scelto di affidare al sindaco Vito Leccese senza però esporsi direttamente davanti alla città. Un passaggio che consente alla SSC Bari di continuare a utilizzare il San Nicola, ma che difficilmente basterà a ricucire il rapporto con una tifoseria che da tempo non concede più alcun credito alle parole della proprietà.
Del resto, il contenuto delle promesse rese pubbliche richiama inevitabilmente quanto già ascoltato in passato. L’obiettivo dichiarato è riportare il Bari in Serie A nell’arco di due stagioni. A questo si aggiunge la disponibilità a favorire un percorso che conduca alla cessione del club anche prima della scadenza del 2028, termine ultimo imposto dalla normativa sulla multiproprietà. Impegni ambiziosi che arrivano però da una proprietà reduce da una retrocessione e da anni di contestazioni, circostanze che rendono inevitabile lo scetticismo della piazza.
Sotto questo aspetto va riconosciuto al sindaco Leccese il merito di aver riaperto una discussione che rischiava di passare sotto silenzio. La scelta di rinviare la sottoscrizione della disponibilità dello stadio è apparsa a molti una forzatura istituzionale, ma ha avuto l’effetto di costringere la società a formalizzare una serie di impegni che altrimenti sarebbero rimasti semplici dichiarazioni informali.
L’accordo si chiude così tra annunci, nuovi progetti e l’indicazione di figure che dovrebbero accompagnare il club verso una fase diversa. Tra queste spicca il nome di Pierpaolo Marino, individuato come possibile riferimento manageriale per il rilancio della società. È prevista inoltre una commissione incaricata di monitorare il percorso che dovrebbe portare alla futura cessione del Bari. Per il momento, tuttavia, l’unico nome noto è quello di Franco Cassano.
Il vero problema, però, non riguarda le intenzioni dichiarate ma la loro credibilità. Ed è proprio qui che emergono le maggiori difficoltà. La frattura tra proprietà e ambiente è ormai profonda. Lo dimostra il fatto che molti tifosi, negli ultimi giorni, si siano detti pronti persino ad accettare una ripartenza dall’Eccellenza pur di mettere fine anticipatamente all’esperienza della famiglia De Laurentiis alla guida del club. Una posizione estrema, ma indicativa del livello di esasperazione raggiunto.
C’è anche chi auspica un progressivo allontanamento degli sponsor e di quel sistema di relazioni economiche che negli anni ha continuato a sostenere il progetto biancorosso. Un’ipotesi che appare difficile da immaginare se si osservano alcune dinamiche ancora oggi presenti attorno alla società.
Emblematica, ad esempio, la presenza in Comune di Domenico Quarto. Lo stesso professionista che l’allora sindaco Antonio Decaro aveva indicato come espressione della volontà dell’imprenditoria barese di sostenere il rilancio del calcio cittadino oggi rappresenta, di fatto, uno dei principali riferimenti territoriali della proprietà biancorossa.
La sensazione diffusa è che le firme e gli impegni assunti non siano sufficienti per cancellare anni di promesse rimaste senza riscontro. Per questo il giudizio definitivo arriverà soltanto dai fatti. Il primo banco di prova sarà immediato: il mercato, le risorse economiche stanziate e il livello di ambizione che accompagnerà la costruzione della squadra. Se davvero l’obiettivo è conquistare la Serie A entro due anni, gli investimenti dovranno essere coerenti con tale traguardo.
Una lettera, per quanto impegnativa nei contenuti, non può bastare a ristabilire un rapporto di fiducia ormai compromesso. Così come non sarà sufficiente l’eventuale arrivo di un dirigente esperto per far dimenticare quanto accaduto negli ultimi anni.
C’è poi un aspetto che continua a pesare più di ogni altro. Sono trascorsi venticinque giorni dalla retrocessione e il presidente della SSC Bari non ha ancora parlato pubblicamente alla città. Nessun confronto diretto, nessuna spiegazione davanti ai tifosi, nessuna assunzione di responsabilità personale. Soprattutto, nessuna richiesta di scuse per una stagione conclusa nel peggiore dei modi.
Ecco perché oggi chiedere ai baresi di fidarsi appare un esercizio quasi impossibile.
La partita più importante, in fondo, resta quella che si giocherà nei prossimi anni sul fronte della multiproprietà. Sarà compito delle istituzioni cittadine e regionali vigilare affinché non vi siano proroghe, deroghe o modifiche delle regole che possano allungare ulteriormente questa esperienza.
Per una parte significativa della città esiste infatti un solo impegno che conta davvero: arrivare al 2028 senza cambiamenti di percorso e considerare quella data come la conclusione definitiva dell’era De Laurentiis a Bari.