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BARI, UN NUOVO ALLENATORE E UN NUOVO DG NON BASTANO A CAMBIARE IL CLIMA

Ogni società, dopo una retrocessione, è chiamata a ricostruire una squadra. Il Bari, prima ancora, deve ricostruire un rapporto con la sua gente. È questa la vera sfida che attende il club, molto più complessa di qualsiasi operazione di mercato.

Il punto non è discutere il valore di Pierpaolo Marino e Massimo Rastelli (domani la conferenza stampa in diretta YouTube dalle 11). Hanno accettato una sfida difficile e meritano di essere giudicati esclusivamente per il lavoro che svolgeranno da oggi in avanti. Pensare che possano farsi carico delle responsabilità di chi li ha preceduti sarebbe profondamente ingiusto.

Il problema è che, ancora una volta, il volto pubblico del Bari cambia, mentre resta immutata la distanza tra la proprietà e una tifoseria che continua a chiedere spiegazioni. Non basta inaugurare un nuovo progetto tecnico se rimangono senza risposta gli interrogativi lasciati dalla stagione appena conclusa.

La retrocessione in Serie C non è stata un semplice incidente di percorso. È il punto di arrivo di una gestione che non ha prodotto i risultati annunciati e che oggi convive con un quadro reso ancora più delicato dalle vicende che interessano la società sul piano giudiziario e amministrativo. Da una parte l’inchiesta della Procura di Bari, dall’altra la richiesta di liquidazione giudiziale e il contenzioso sullo stadio San Nicola. Situazioni differenti, tutte ancora aperte e rispetto alle quali è doveroso ribadire che nessuna responsabilità è stata accertata e che vale pienamente il principio della presunzione di innocenza.

Eppure ignorare questo contesto significherebbe raccontare solo una parte della realtà. Perché il Bari di oggi non riparte nel vuoto, ma dentro una crisi di fiducia che si è costruita nel tempo.

Per i giornalisti che sceglieranno di esseeci, la conferenza stampa di presentazione sarà inevitabilmente orientata al futuro: gli obiettivi, la squadra, il mercato, il ritiro. Ma il presente racconta una società chiamata prima di tutto a recuperare credibilità. E la credibilità non nasce dagli slogan né dalle dichiarazioni d’intenti. Si conquista assumendosi la responsabilità delle scelte compiute, soprattutto quando i risultati sono stati fallimentari.

Per questo la vera partita del Bari non inizierà al primo allenamento né alla prima giornata di campionato. Comincerà quando il club riuscirà a dimostrare, con i comportamenti prima ancora che con le parole, di aver compreso gli errori che hanno portato a una delle pagine più amare della sua storia recente.

Solo allora il futuro smetterà di essere uno slogan e potrà diventare un progetto credibile.

 

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