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WATERPOLO BARI, PROROGA DELLA GESTIONE E PRIMO ACCORDO CON IL COMUNE: LECCESE PREMIERÀ LA SQUADRA

Si apre uno spiraglio per il futuro della Waterpolo Bari e della piscina da 35 metri dello Stadio del Nuoto. Nell’incontro svoltosi a Palazzo di Città tra il presidente Lele Merlini e il sindaco Vito Leccese, le parti hanno raggiunto un primo accordo che ha portato a una nuova proroga della gestione dell’impianto, scaduta il 30 giugno.

L’intesa prevede un impegno reciproco: la società continuerà la gestione, mentre il sindaco ha assicurato che si attiverà a breve per affrontare la questione della riapertura della vasca da 35 metri, chiusa dal marzo 2020 e unica omologata per le gare di serie B.

Intanto Leccese manterrà anche un’altra promessa: sarà lui stesso a raggiungere la piscina per premiare la Waterpolo Bari dopo la conquista della promozione in serie B, riconoscendo il prestigioso traguardo sportivo raggiunto dalla squadra.

Lunedì 6 luglio, alle ore 11, presso lo Stadio del Nuoto, il sindaco Vito Leccese sarà presente per premiare direttamente gli atleti della Waterpolo, per gli straordinari risultati conseguiti nel corso dell’anno, culminati con la promozione in Serie B.
L’incontro sarà un momento di riconoscimento pubblico per i risultati conseguiti nel corso dell’anno, frutto di impegno, sacrificio e lavoro di squadra. La presenza del sindaco rappresenta un segnale concreto di attenzione e vicinanza al mondo dello sport e ai valori che esso esprime, dentro e fuori dal campo.
La cerimonia intende valorizzare non solo i traguardi raggiunti dagli atleti, ma anche il lavoro svolto dallo staff tecnico e dalla società, che hanno contribuito a rendere questa stagione motivo di orgoglio per tutto il movimento sportivo cittadino.

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“CI SIAMO SENTITI A CASA”: LE PAROLE DELLA FAMIGLIA DI PROTTI RACCONTANO L’ANIMA PIÙ BELLA DI BARI

Ci sono frasi che valgono più di qualsiasi discorso. Poche parole, semplici, sincere, capaci di racchiudere un’emozione collettiva. “Ci siamo sentiti a casa”. È questa l’espressione scelta dalla famiglia di Igor Protti per ringraziare Bari dopo i giorni intensi che hanno accompagnato il ricordo del suo capitano. Una frase che, forse più di ogni altra, restituisce il senso di ciò che la città è riuscita a trasmettere. Non era scontato. Perché il dolore è qualcosa di intimo, personale. Eppure Bari ha saputo rispettarlo, trasformandolo in un abbraccio composto ma immenso. Migliaia di persone hanno scelto di esserci, non per assistere a un evento, ma per dire grazie a un uomo che ha lasciato un segno profondo, prima ancora che come calciatore, come persona.

Le parole della famiglia certificano che quell’abbraccio è arrivato a destinazione. Non sono un semplice ringraziamento di circostanza, ma il riconoscimento di un affetto autentico, maturato in tanti anni e rimasto immutato nel tempo. Igor Protti ha smesso da tempo di indossare la maglia del Bari, ma non ha mai smesso di appartenere al cuore della sua gente. Ancora più toccante è il passaggio conclusivo della lettera: “Igor continuerà a vivere in ognuno di noi, ogni volta che negli stadi canterete il suo nome, e in ogni bambino che, nei parchi, nei campi di periferia, davanti al mare o sui gradoni di uno stadio, indosserà con gioia e fierezza la sua maglia numero 10”.

Non è soltanto un ricordo. È un’eredità. Il messaggio che la famiglia affida ai tifosi va oltre la nostalgia: invita a custodire e tramandare quei valori che Protti ha incarnato dentro e fuori dal campo. Umiltà, sacrificio, appartenenza, rispetto. Valori che non passano di moda e che continuano a ispirare anche chi Igor non lo ha mai visto giocare. L’immagine del bambino che corre con la maglia numero 10 sulle spalle è forse la più bella. Perché racconta che gli idoli non muoiono quando finiscono di giocare, ma continuano a vivere attraverso i sogni di chi li prende come esempio. È lì che nasce il vero mito: nella capacità di attraversare le generazioni.

Bari, in questi giorni, ha dimostrato di non aver dimenticato il suo capitano. E la famiglia di Igor ha restituito questo amore con parole destinate a restare. “Ci siamo sentiti a casa” non è soltanto un ringraziamento: è il riconoscimento di un legame che il tempo non potrà mai spezzare. Perché ci sono campioni che entrano nella storia del calcio. E poi ce ne sono altri che entrano, per sempre, nella storia di una città.