di Pierpaolo Paterno
Quando Beppe Iachini dichiara a fine gara che il Bari “…è sulla strada giusta” si riferisce al dato della fase di non possesso palla. Una delle due condizioni sulle quali pare stia battendo da due settimane a questa parte e che, insieme a quella di possesso, dovrebbe risanare la squadra da tutti i suoi mali. Il tempo all’interno dello spogliatoio per analizzare la sconfitta di ieri a Bolzano sarà limitato. Perché da oggi ci sarà già da preparare la seconda trasferta consecutiva in programma martedì sera a Catanzaro. Calabresi che volano in zona playoff (sesto posto con 46 punti) grazie al successo conquistato poche ore fa sul campo del Cittadella grazie allo spettacolo offerto da un Iemmello in forma strepitosa.
Ma i dati su possesso / non possesso andrebbero comunque presi in considerazione per comprendere se i limiti del Bari – ormai manifesti dall’inizio del campionato – attengono a difetti di costruzione sia nel mercato della scorsa estate che in quello del mese scorso. Due approcci di metodo assolutamente sbagliati nella scelta degli uomini che si sono poi tradotti nel cambio di ben tre allenatori, partendo da Mignani, passando per Marino sino ad arrivare a Iachini. Nessuno dei tre, col poco e scarso materiale a disposizione, è riuscito e riesce a lucidare una macchina che sulla carrozzeria espone ruggini dappertutto. Al Bari manca l’olio negli ingranaggi di un centrocampo anchilosato. Al Bari manca l’assemblaggio di una difesa che si dipana come burro con una facilità spesso disarmante (dal portiere ai compagni di reparto, nessuno escluso). Al Bari manca la benzina in attacco per sprigionare un potenziale sbandierato solo sulla carta e nelle conferenze stampa, ma inesistente nella realtà. Lo dimostra la non prestazione di ieri a Bolzano, partita in cui i biancorossi sono riusciti nell’impresa in 96′ di non fare un solo tiro nella porta avversaria.
La percentuale del possesso palla che tanto interessa al mister dirà: 58,6% Sudtirol e 41,4% Bari (dati Sky). Come a dire che, nel contesto di un confronto di B livellato tecnicamente e tatticamente verso il basso, la mediocrità dell’equilibrio tra le due squadre ha regnato quasi sovrana, con predominio di una formazione di casa onesta ma tutt’altro che trascendentale. Per una squadra come il Bari, il cui obiettivo è quello di conquistare punti per la salvezza, è inammissibile approcciare alla sfida con tanto pressapochismo e snervante sufficienza. Del contorno di cui si parla da diverse ore, circa l’eventuale gesto di Benali ai 700 tifosi baresi sugli spalti del Druso (si dice che abbia zittito i fischi di contestazione), non intendiamo parlare perché – al momento – senza prove che attestino il fatto. Siamo, tuttavia, convinti che la mancanza di rispetto nei confronti dei tifosi sia la non prestazione stessa. Non giocare a pallone, o comunque farlo senza nerbo, voglia e motivazioni, vale molto più di un battibecco a fine partita nella comprensibile trance agonistica del momento. L’assenza di motivazioni, appunto. Nel calcio, come in tutte le professioni e nella vita, il compito più difficile da portare a termine è quello in cui si è chiamati a farlo sapendo già a monte di agire privi di un progetto, una direzione, un obiettivo stimolante da raggiungere. Il calice amaro di una multiproprietà che a queste latitudini non può durare.
foto ssc bari