IL PIANTO DEL CAPITANO / DISPERAZIONE DI CESARE: LA C FALLIMENTO CLAMOROSO, A COSENZA GUERRA CALCISTICA

BARI – Una conferenza stampa terminata in lacrime. Valerio Di Cesare è il capitano triste di Bari che altrettanto mestamente sta affondando in serie C come una barca alla deriva chiamata alla disperata impresa di ottenere il massimo nelle ultime quattro tappe di regular season. Sulla scialuppa di salvataggio non ci sarà Puscas che poche ore fa ha annunciato la sua ritirata causa infortunio alla mano occorso in Bari-Pisa. Lo segue a ruota il perenne infortunato Diaw che sulla nave non ci è mai salito e che quindi abbandona un equipaggio di cui – in pratica – non ha mai fatto parte.

Il prossimo approdo sarà sabato nel catino di Cosenza, autentico scontro salvezza che quasi sicuramente deciderà il destino dei biancorossi in questa – comunque vada – fallimentare stagione di B. Torneo che avrebbe dovuto sancire la consacrazione di un gruppo e di una società che soli dieci mesi fa era ad un passo dalla serie A e che, invece, oggi si ritrova ad un passo dal baratro che conduce ad un inatteso quanto tragico ritorno in Lega Pro dopo appena due anni di cadetteria. Sono questi i toni utilizzati dal difensore romano, scelto per presentare la sfida ai Lupi calabresi.

Il punto focale dell’intervento di Di Cesare, la questione legata all’esonero di due settimane fa di Beppe Iachini. Il terzo allenatore sacrificato sull’altare di una stagione orrenda sul piano dei risultati e del rendimento. Lo stesso Di Cesare, alla testa della delegazione coinvolta nel confronto col ds Polito prima di decidere dell’allontanamento dal tecnico marchigiano, mette subito la faccenda in chiaro: “Non c’è stato nulla di quello che non si è detto con Iachini. Hanno inciso i risultati, Quando fai pochi punti, nel calcio pagano gli allenatori. Una cosa che mi da’ fastidio di quest’anno è che escono tante cose dallo spogliatoio. E sono state dette tante stronzate. Non è vero che non c”era questo mancato feeling con Iachini. Leggere e passare per quello che fa fuori gli allenatori, un po’ mi dispiace. Si è parlato di delegazioni o di altro e a me non piace. So io quanto ci tengo al Bari e le cose che ho fatto”.

“È il calcio – continua Di Cesare – e nemmeno io mi aspettavo di trovarmi in questa situazione. Le mie dichiarazioni sui playoff dopo le vittorie con Lecco e Feralpisalò? Ci credevo e ci ho sempre creduto sin dall’inizio dell’anno. Rispetto all’incontro con Polito – si torna sull’argomento – non so cosa abbia detto Maita. Per me – insiste – non c’è stato niente con mister Iachini”. Cosenza, Parma, Cittadella e Brescia sono alle porte. Bisogna affrontare la realtà: “Ora conta il Bari e la sua salvezza, che è vita. Mi allenavo al campetto di Carbonara sei anni fa. Retrocedere sarebbe fallire clamorosamente. Quello che stiamo dando non basta. Bisogna andare oltre, essere concentrati. Cosenza conterà come la finale contro il Cagliari, forse ancora più importante. Faremo una guerra calcistica. Il Bari si deve salvare, dobbiamo mettercela tutta. Come, quando non mi interessa. A parte i moduli, devi andare oltre e avere il fuoco dentro. Tutti sentiamo questa responsabilità. Sarebbe una tragedia la retrocessione e non voglio nemmeno pensarci”.
Il Cosenza non starà di certo a guardare: “Partita tosta, contro un avversario con giocatori forti come Tutino e Phojanpalo. Sarà una finale. Uno scontro diretto. Non c’è più tempo. Dobbiamo prenderci le nostre responsabilità”. Quelle assunte dai tifosi: “Non ho nulla da dirgli. Hanno sempre dimostrato attaccamento a noi, alla maglia e alla città. Mi dispiace che in trasferta siano tanti, prendono acqua vento e poi non vengano ripagati”. All’ultima domanda, il piccolo crollo emotivo con tanto di lacrime e uscita dalla sala stampa: “Quella finale playoff contro il Cagliari ce la portiamo dietro, addosso. Ma se penso ai sei anni…”.