BARI – In pochi giorni dalla Primavera alla prima squadra. La settimana di Federico Giampaolo arriva al culmine con un pareggio contro il Pisa. Non il massimo nella vita per un Bari gravemente impelagato nelle sabbie mobili che conducono in serie C. Un mezzo passo avanti che non schioda i biancorossi dai guai in cui si è cacciato in questo campionato al ribasso. Il tecnico prova a leggere con fiducia questa fase critica: “Avevamo preparato la partita pensando ad un Pisa tatticamente diverso – dice Giampaolo – . Nei primi dieci minuti abbiamo sofferto. Ma poi la prestazione c’è stata. Il Bari ha giocato un secondo tempo perfetto. La squadra ha dato tutto. Con più cinismo si poteva portare a casa. Ho pensato di giocare con due punte per riempire più l’area avversaria. Ora tutti devono sposare la causa perché l’obiettivo è troppo importante. I ragazzi hanno fatto una grande prestazione e meritavano la vittoria. Tutti uniti verso l’obiettivo”.
“Il Pisa ha una forte identità di gioco – continua Giampaolo – e a noi è mancato solo il gol. La prestazione rimane, la strada è questa e dobbiamo continuare. Arrivare sotto porta è già una grande cosa. La squadra è entrata con una certa ansia. Ma poi ci siamo ripresi. L’atteggiamento è da tenere in conto perché la squadra ha voluto vincere”. “In queste situazioni difficili, bisogna entrare in punta di piedi. La squadra ha grande entusiasmo. I tifosi di Bari hanno il palato fine. Ci fa piacere che dal ritiro ad oggi ci hanno incitato. Adesso dobbiamo convogliare le energie per la salvezza. A Cosenza, nel prossimo turno, a quattro partite dalla fine servirà la mentalità per andare a vincere. Qualcosa rischi, ma ora bisogna dare tutto quello che si ha dentro. Pensiamo in positivo. Dare fiducia ai giocatori. Questo serve. Brenno? E’ stato sempre lui il portiere titolare”.
“Il gol iniziale del Pisa è stata una casualità. La prestazione è stata ottima. Il pareggio ci deve dare fiducia e autostima. C’è poco tempo e le energie vanno convogliate nel modo giusto. Io non sono nessuno e ho trovato la chiave giusta e cioè trasmettere la serenità ai calciatori mettendoli di giocare al massimo delle loro possibilità. L’ansia e la tensione ci sono. Quando abbiamo creduto di fare calcio, ci siamo liberati. C’era voglia di vincere e aiutarsi. I giocatori non sono macchine e hanno reagito bene”, la conclusione dell’allenatore biancorosso.