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BARI, DAL DRAMMA SPORTIVO AL FUTURO DEL CLUB: QUALI PROSPETTIVE?

di Pierpaolo Paterno

Più che il gol di Pavoletti al 94′, l’immagine più dolorosa che rimarrà scolpita nella mente di chi ieri era allo stadio San Nicola è quella dei tanti bambini e ragazzini in lacrime a fine partita. Il fotogramma di una delusione enorme che – come anticipato da alcuni colleghi – coincide con un autentico dramma sportivo. La sconfitta al fotofinish nella finalissima contro il Cagliari per andare in serie A – verdetto maturato di fronte a più di 58mila spettatori (roba da Champions League) – è stata e sarà ancora per lungo tempo un boccone amaro da digerire ed una delle pagine più dolorose della storia calcistica biancorossa. La rabbia del momento è condensata nei numerosi messaggi che stanno giungendo in redazione da parte di tutti quei tifosi – questa volta i più maturi – in preda allo sconforto che ci promettono di “non mettere mai più piede in quello stadio maledetto”.

L’amarezza è acuita dalla constatazione tecnica rispetto alla partita giocata ieri dal Bari al quale – in virtù del migliore piazzamento in regular season – sarebbe bastato anche un pareggio. Questo sulla carta, perché le partite – nel calcio come nella vita – si giocano per vincerle e non per accontentarsi. Il tutto, al netto dei valori e dei meriti degli avversari e della categoria fortuna / episodi (il fattore “c…” come dice il ds Polito) che ieri sono girati quasi tutti contro. Dagli infortuni a Di Cesare e Ceter alla traversa di Folorunsho a 10′ dalla fine. Una sfiga celebrata da quel diluvio di pioggia, ad anticipare la malasorte che si stava abbattendo su un Astronave destinata – dopo 12 anni di gioie (poche) e dolori (molti) – a non decollare come si deve. In vero, l’atteggiamento tattico e mentale della squadra non ci è piaciuto proprio. Senza additare colpevoli di reato (parliamo pur sempre di sport), diciamo solo che nei playoff il Bari ha vissuto due sconfitte nei minuti di recupero che dimostrano come non si sia imparato dagli errori e dalla lezione precedente. Con l’aggravante che la seconda volta fa più male perché senza la possibilità di prendersi una rivincita.

Aggiungiamo altresì che è giunta l’ora di mettere un punto a questa farsa dei playoff di serie B, un sistema antisportivo che non premia i migliori. Ovvero chi in campionato ha fatto meglio degli altri, vedendosi costretto a rimettere tutto in gioco in poche partite da dentro o fuori prestate solo ed esclusivamente al Dio denaro. Un approccio di negazione di etica sportiva che non trova riscontri a livello europeo tra Leghe che si rispettino. In tal senso, ai punti e ai fatti, il Bari meritava di salire in serie A dopo Frosinone e Genoa perché con le proprie gambe e con le proprie sole forze – senza il benché minimo aiuto esterno come insinuano i malpensanti e i disinformati – ha conquistato sul campo più punti delle squadre alle spalle. Alcune delle ammesse ai playoff con un margine di distacco di oltre dieci punti e, cioè, avendo de facto disputato un altro campionato. Un obbrobrio da eliminare al più presto nel nome della meritocrazia, primo e più alto valore dello sport. Non ci intimoriamo a sottolinearlo, per quanto potremmo pure riconoscere che – per esempio – alla Ssc Bari queste gare di appendice abbiano senza dubbio ingrassato le casse societarie con pienoni allo stadio e bottini altisonanti a suon di milioni di euro. Pensiamo che alla piazza sarebbe stata più gradita la promozione in A da terza della classe, piuttosto che la certezza di dover rimanere in B a fronte di incassi faraonici. Ma tant’è.

Adesso, visto che le chiacchiere se le porta via il vento, in casa Bari non c’è nemmeno il tempo per leccarsi le ferite.  Il Consiglio Federale della FIGC ha deciso di modificare la norma transitoria dell’articolo 16-bis delle NOIF, prorogando la scadenza per il divieto delle multiproprietà all’inizio della stagione 2028-2029. Come a dire che la Filmauro, proprietaria di Napoli e Bari, ha ancora cinque anni di tempo per decidere cosa farsene di una delle due sorelle. Che, nella fattispecie, sarebbe il Bari visto che – come ripetono i vertici del club – non esistono intenzioni di privarsi del sodalizio partenopeo. Ma quale futuro attende il galletto all’indomani della mancata promozione in A? I De Laurentiis avranno ancora voglia e interesse ad investire in Puglia? E a fronte di quali obiettivi, considerato che – dopo la comunque encomiabile stagione attuale – l’asticella andrà inevitabilmente alzata puntando al salto di categoria diretto? La piazza non sarà disposta a vivacchiare nel torneo di B. Ma per corrisponderne le legittime aspettative (dopo i quasi 60mila spettatori di ieri, non c’è più nulla da dimostrare) serviranno investimenti economici di rilievo. Le nozze (promozione in A) non si fanno con i fichi secchi. Nel gioco delle parti, è giusto ricordare che tutti i crediti – in questo caso quelli dei tifosi – non sono inesauribili. Il che non vuol dire togliere la fiducia e la riconoscenza a chi ha risollevato le sorti del calcio a Bari dopo il crollo fallimentare del 2018. Quanto, piuttosto, decidere di sintonizzarsi con la piazza e compiere il salto di qualità che la città attende e merita da tempo. Ci auspichiamo che su questo si faccia chiarezza. Anche perché – come riportiamo nei dati a seguire – una quindicina di calciatori della rosa attuale sembrano destinati ai saluti. Che tradotto in soldoni significa mezza rifondazione della squadra e conseguente robusta campagna acquisti. Così come ufficializzato il 30 giugno 2022, mister Mignani ha un contratto rinnovato come di tutti gli altri membri del suo staff tecnico fino al 2024.  il 7 settembre 2022 è toccato al ds Ciro Polito prolungare con la società biancorossa fino al 30 giugno 2024. Posizioni da valutare in caso di cambio di gestione societaria.

Sebastiano Esposito: in scadenza il 30 giugno 2023;

Micheal Folorunsho: in scadenza il 30 giugno 2023;

Leonardo Benedetti: in scadenza il 30 giugno 2023;

Ruben Botta: in scadenza il 30 giugno 2023;

Salvatore Molina: in scadenza il 30 giugno 2023;

Giacomo Ricci: in scadenza il 30 giugno 2023 con opzione di rinnovo per 1 anno;

Damir Ceter: in scadenza il 30 giugno 2023 con opzione di rinnovo per 1 anno;

Alessandro Mallamo: in scadenza il 30 giugno 2023;

Mirco Antenucci: in scadenza il 30 giugno 2023;

Cristian Galano: in scadenza il 30 giugno 2023;

Raffaele Pucino: in scadenza il 30 giugno 2023;

Antonio Mazzotta: in scadenza il 30 giugno 2023;

Edoardo Sarri: in scadenza il 30 giugno 2023;

Francesco Vicari: in scadenza il 30 giugno 2024;

Mattia Maita: in scadenza il 30 giugno 2024;

Raffaele Maiello: in scadenza il 30 giugno 2024;

Ahmad Benali: in scadenza il 30 giugno 2024;

Nicola Bellomo: in scadenza il 30 giugno 2024;

Valerio Di Cesare: in scadenza il 30 giugno 2024;

Pierluigi Frattali: in scadenza il 30 giugno 2024;

Walid Cheddira: in scadenza il 30 giugno 2025;

Elia Caprile: in scadenza il 30 giugno 2025;

Marco Bosisio: in scadenza il 30 giugno 2025.

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