di Pierpaolo Paterno
La ritrovata voglia di equilibrio. Questo e tanto altro restituisce l’ “indimenticabile” serata di ieri allo stadio San Nicola dove il Bari – ridotto in nove uomini e alle prese con una concatenante serie di vicissitudini sfavorevoli – è riuscito ad intimare l’alt al Palermo, sedicente candidata alla promozione in serie A. Siciliani che, come si dice da queste parti, tornano a casa “carichi di meraviglie…”. Mister Corini ha sbagliato i conti. Alla vigilia aveva dichiarato di volere e potere vincere a Bari, convinto della forza e superiorità tecnica della sua squadra. Alla fine, si sarà reso conto di aver trovato pane per i suoi denti. Ovvero un Bari “cazzuto”, determinato, incisivo. Un Bari anche equilibrato – come dichiarato a fine gara da Maiello – nel senso che è stato in grado di ritrovare di volta in volta gli assetti tattici per far fronte ai continui e repentini cambiamenti di scena.
Prima l’infortunio dopo appena un quarto d’ora a Diaw (tanta corsa, senso della posizione e potenza fisica). Incidente di percorso muscolare – si tratta di problemi al flessore della gamba sinistra – che ha costretto Mignani a rimescolare subito le carte in attacco, inserendo Scheidler al fianco di un generoso e volenteroso Nasti e di un infaticabile e dirompente Sibilli. Cambiamento in corsa che non ha sortito scompensi, consegnando un primo tempo di marca barese al di là delle sporadiche iniziative ospiti e della “papera” commessa in avvio da Brenno (poi riscattatosi con alcuni interventi in sicurezza). La differenza l’hanno fatta alcuni autentici trascinatori come lo stesso Sibilli, oltre ad un Dorval sette polmoni difficile da tenere a bada per chi gli si para davanti. Un fulmine di guerra.
Sembrava tutto filare liscio, al cospetto di oltre 22mila tifosi: una platea da serie A, c’è poco altro da aggiungere. Sino a quando l’arbitro internazionale Maresca non ha deciso di salire in cattedra iniziando a sventolare cartellini gialli a destra e a manca. Il senso dell’incapacità di gestione di un confronto giocato senza esclusione di colpi – in maniera forse un poco ruvida – su entrambi i fronti. Ce n’è davvero per tutti. Alla fine, compreso Corini, le ammonizioni finali ammontano a dodici. Un piccolo record al quale si aggiungono due espulsioni – dei baresi Maita (ma quanto inutile nervosismo) e Di Cesare (giusta la seconda sanzione per fallo da rigore su Brunori), il recupero del recupero e il Var del Var (per decidere sulla validità o meno del gol palermitano). In dieci da inizio ripresa e in nove dopo il 20mo, i biancorossi hanno dovuto più volte cambiare faccia tattica passando dalla difesa a tre, poi di nuovo a quattro e modificando spesso le pedine dalla cintola in su avvicendando i vari Pucino, Zuzek, Edjouma (sembra indietro di condizione) e Menez. Oltre che ammonito, l’ex reggino ha patito anche una botta in un contrasto che ne ha palesemente inficiato un rendimento parso già in avvio non sostenuto da uno stato fisico adeguato. Ad un cento punto, stringeva i denti accanto ai compagni camminando claudicante in mezzo al campo.
Il punto conquistato alla fine, meritatissimo e sudatissimo, vale oro e riscatta del tutto l’opaca prestazione di Coppa contro il Parma. La strada sembra quella giusta. Almeno sul piano del profilo motivazionale. Nelle prossime ore, ne siamo sicuri, il ds Polito metterà mano al portafogli per assicurare a Mignani quantomeno un tris di rinforzi. Arriveranno un terzino, un trequartista, un attaccante e forse una mezzala. Forse in tempo utile per compensare almeno numericamente le defezioni di Maita, Di Cesare (più gli eventuali Menez e Diaw: in queste ore gli esami medici strumentali) a cui andrà incontro il tecnico per la sfida di Cremona del 26 agosto.
foto ssc bari