di Pierpaolo Paterno
BARI – Pasquale Marino, atto primo. Almeno nella sala stampa del San Nicola dove questa mattina il neo allenatore del Bari – subentrato poche ore fa al posto dell’esonerato Michele Mignani – si è presentato alla stampa, ai tifosi e alla città. Un’ora e oltre di conferenza stampa, affiancato dal direttore sportivo biancorosso Ciro Polito che lo ha voluto alla guida dei galletti per risollevare umore e sorti di una squadra reduce da nove turni di campionato in cui ha palesato diversi limiti tecnici, tattici e caratteriali.
Riportiamo i tratti salienti del lunghissimo intervento del 61enne mister siciliano.
L’IDEA DI CALCIO: “Quando si cambia allenatore, vuol dire che le cose non stavano andando bene. Mignani ha fatto un bellissimo percorso e questo accresce responsabilità e voglia di fare bene. Quello che accade è quasi fisiologico. Quando arrivi ad una manciata di secondi dalla serie A, e manchi l’obiettivo, restano scorie nella testa dei giocatori. Tutto l’ambiente è deluso. Chi arriva, si immedesima nel momento di depressione. Qualcosa è successo e i giocatori non hanno ancora espresso il massimo delle proprie responsabilità. Devo cercare di trasmettere le mie idee in poco tempo, trovare l’abito giusto per sfruttare un organico importanti. Amo un calcio propositivo. Spero di farlo nel minor tempo possibile. Metterò a disposizione le mie conoscenze”.
LA SQUADRA E IL MODULO: “Credo che il Bari abbia in rosa giocatori adatti al mio modo di giocare, altrimenti non avrei accettato. Ho un’età in cui posso scegliere, anche di fermarmi. Vivo il calcio con passione e voglia di divertirmi. Ho accettato perché credo che con questo organico si può fare qualsiasi tipo di gioco. Il 4-3-3 o la difesa a tre, o due attaccanti. Ci sono tante soluzioni che vanno fatte indossare per tirare fuori il massimo dai ragazzi”.
GLI UOMINI E LE SCELTE TATTICHE: “Col lavoro vedremo di trovare la giusta soluzione. Posso adattarmi alle caratteristiche dei calciatori. Cerco sempre di farli rendere al meglio. Sono loro che determinano i risultati, a prescindere dal modulo. Mi adatto al materiale umano a disposizione”.
I NUOVI CONCETTI PER IL BARI: “Mi piace un calcio aggressivo e propositivo, palleggiando e verticalizzando. Capisco la delusione dell’ambiente. Si aspettavano un allenatore che avesse vinto i campionati negli ultimi anni. A prescindere, credo che la priorità sia fare bene. E vedere gli aspetti positivi nelle situazioni. Ho i capelli bianchi e mi interessa solo lavorare bene sul campo. Voglio portare le mie idee, fare un calcio gradevole e col bel gioco. Il risultato è una conseguenza. Voglio trasmettere ai ragazzi l’entusiasmo che ho io. E portare più gente possibile allo stadio. Ma maglia del Bari è tra le più pesanti della B e per giocare in questa piazza occorrono carattere e personalità giuste”.
LA CONOSCENZA DEL GRUPPO: “Il Bari – ripete – vive una situazione peggiore di una retrocessione dalla A alla B. Questa delusione ha inciso sull’ambiente, dentro e fuori. E’ arrivato il momento di archiviare il passato. Sono passati mesi da giugno. Qualcosa è rimasto in circolo, ma non si può rimanere ancorati al passato. Vengo da 25 anni di allenatore e dico che bisogna pensare a quello che c’è ancora da fare, guardare avanti e migliorarsi. I ragazzi che ho allenato si sono trovati quasi tutti bene con me. Mi considero una persona seria. Oggi i giocatori sono più competenti. Si parla di tattiva dovunque. Sono cresciuti culturalmente. Cerco di farli divertire. Il Bari deve essere una squadra sbarazzina, giocare con la mente libera. Divertirsi e fare divertire la gente che ci vede. Sia in casa che fuori. In due giorni ho visto tutte le partite del Bari”.
I VOLTI NOTI NELLO SPOGLIATOIO: “Ho già allenato Vicari, Benali, Maiello, Acampora e Bellomo. Anche con loro sono stato bene. Già è fondamentale. Abbiamo tantissima voglia di migliorarci, a prescindere dall’età. Polito lo conosco da tanti anni. C’è fiducia reciproca. A lui interessa prima la parte umana e poi quella tecnica. Mentre lui parlava, avevo già preso la macchina per venire a Bari”.
IL PERIODO DI INATTIVITA’ E LA SCELTA DI BARI: “La scelta di Bari è arrivata in un momento in cui il tempo non passava mai. Quando non lavori, ti aiuta trascorrere il tempo in famiglia. Ma quando iniziano i campionati, ti sale l’adrenalina in corpo e vuoi esserci dentro. Quando trovi una opportunità come questa, per organico e obiettivi, credo sia una scelta ponderata. Non ho bisogno di andare in giro a rubacchiare contratti. Mi fa piacere che Polito abbia pensato a me. Mi fa piacere che oggi sia un bravo direttore sportivo”.
IL RAPPORTO CON I GIOVANI: “Mi trovo bene con i giovani. Grazie a Dio, in carriera ne ho lanciato qualcuno. Gilardino, Totò Di Natale, Palacio, Zaccardo e altri. Se avessi preso percentuali sulla loro valorizzazione, mi sarei arricchito. Sono diretto. Bisogna avere un rapporto chiaro e schietto. Il rispetto degli orari e dei compagni viene prima di tutto. Serve una vita sana e arrivare al campo con la voglia di divertirsi”.
SULLA CITTA’ DI BARI: “Come pubblico, è una piazza da prime posizione in A. Sono abituati a Bari a giocatori e allenatori importanti. E’ una delle tappe più importanti della mia carriera. Come blasone e tifoseria è un ambiente caldo e a me piace questa passione e voglia di vincere. Alle volte si eccede con l’entusiasmo e, di contro, con la delusione. Spetta a noi trascinare la gente dalla nostra parte col nostro lavoro. Chi non vorrebbe allenare il Bari? Sarei venuto qua anche in serie C. Ho la voglia per dare il mio piccolo contributo per fare crescere questa squadra. Non devo inventarmi niente. Abbiamo due attaccanti centrali e due esterni. Ci sono Nasti e Diaw e credo che siamo a posto così”.
