MARINO CERCA LA TERAPIA PER IL BARI, TRA VECCHIE RUGGINI E GRATTACAPI DA RISOLVERE

di Pierpaolo Paterno

Il giorno dopo, Bari-Modena consegna un risveglio molto simile a quello vissuto nelle prime nove giornate di campionato. E, cioè, il gusto lungo dell’opera incompiuta che coincide con l’ennesimo pareggio – l’ottavo in dieci giornate – che rinvia l’appuntamento con la vittoria al San Nicola risalente ormai al lontanissimo match playoff del 3 giugno scorso contro il Sudtirol.

Pasquale Marino, subentrato due settimane fa al posto dell’esonerato Mignani, non è riuscito a rompere questo digiuno che avrebbe potuto coincidere con una vittoria come molto spesso accade (non esiste un determinismo scientifico, questo è ovvio) quando si verifica un cambio di allenatore in panchina. A bocce ferme, subito dopo l’1-1 contro gli emiliani di Bianco, sia il tecnico siciliano che Peppe Sibilli (il secondo gol stagionale merita un applauso solo per la determinazione mostrata nel volerlo realizzare) hanno assicurato che nello spogliatoio biancorosso la scossa derivata dal cambio di allenatore comunque c’è stata. Vogliamo fidarci.

Da questo punto di vista, nessuno può sindacare rispetto alle dinamiche interne del gruppo. Diverso il discorso per ciò che invece appare all’esterno. Lo abbiamo sottolineato sin dalla prima ora dell’arrivo di Marino e lo ribadiamo adesso: l’esperto allenatore originario di Marsala non possiede bacchette magiche, né tantomeno potrebbe in pochi giorni stravolgere un quadro tecnico che – distinte alla mano – è identico a quello di cui disponeva Mignani prima di ricevere il benservito di Polito e del presidente Luigi De Laurentiis. Ieri pomeriggio, quest’ultimo era al suo posto seduto nella tribuna d’onore del San Nicola. E, probabilmente, avrà masticato amaro di fronte alla prima vera contestazione nei suoi confronti e di quelli della proprietà che rappresenta. Perché la presa di distanza dei gruppi organizzati – palesata da quindici minuti di silenzio, dalla mancata sciarpata durante l’inno emulata da quasi tutti i tifosi degli altri settori, dall’assenza sugli spalti e da uno striscione diretto al destinatario (“Ssc: Vi meritereste questo”, riferito proprio allo sciopero e al desolante vuoto lasciato negli spicchi centrali della Curva Nord) – puntava in maniera esclusiva alla “Società Sportiva Calcio” (e non alla squadra del Bari) co proprietaria con lo stesso nome del Napoli e del Bari. La questione è probabilmente secondaria rispetto alla meno accessoria pioggia . . . di bombe fatte esplodere dalla Curva Nord nel corso del secondo tempo (ne abbiamo contate almeno cinque), non senza mettere a repentaglio l’incolumità del personale steward in servizio e qualche spettatore sistemato nell’anello inferiore. A prescindere dalle discutibili modalità, resta scontata l’entità sostanziale della multa che adesso la società vedrà comminarsi dal giudice sportivo.

Dallo stesso settore dello stadio ci sono giunte alcune segnalazioni relative a forti infiltrazioni di acqua – e ieri durante la partita ne è caduta parecchia per via di un copioso temporale – proveniente dai teloni appena risistemati coi lavori di rifacimento delle infrastrutture dello stadio. Una problematica che rimandiamo direttamente a chi di competenza. Così come, la parola del campo rimane quella sovrana per esprimere un primo parziale giudizio sull’operato del nuovo tecnico. Grandi stravolgimenti tecnici non se ne sono visti. A parere nostro, almeno per la prima oretta, nemmeno caratteriali. Qualcosa è cambiato in fatto di impostazione tattica, in particolare sul fronte offensivo con la squadra assestata su un tridente per quasi l’intera durata del confronto. Il tutto, al netto della condizione fisica ancora imperfetta di alcuni interpreti. A cominciare da Aramu per continuare con Diaw e Acampora. Le giornate passano e l’attenuante del ritardo di preparazione atletica – ereditata da ritiri estivi mancanti e varie precondizioni sfavorevoli – inizia ormai ad assottigliarsi. Il campionato procede a grandi falcate. Serve un’accelerazione in fatto di risultati e punti in classifica. Il margine di vantaggio dalle formazioni alle spalle inizia ad accorciarsi, senza dimenticare che diverse naviganti hanno da recuperare da una a tre partite. Il Bari è attualmente 14mo, con sole sei formazioni ad inseguire. Tra queste spiccano le blasonate Spezia e Sampdoria, rispettivamente con due ed una gara in meno dei pugliesi. Un match da recuperare anche per la Reggiana. E tre per il Lecco fanalino di coda. Se non allarmante, resta un quadro da non sottovalutare. Non siamo sicuri, infatti, che l’organico biancorosso possieda nel suo dna il cromosoma della battaglia necessario per fronteggiare i pericoli dei bassifondi.

Sull’ex Benevento potrebbe tra l’altro ricadere la scelta di Marino di affidargli il ruolo di vice Maiello, con quest’ultimo infortunatosi seriamente e con prospettive temporali di recupero probabilmente molto lunghe. L’alternativa potrebbe essere anche Benali (ieri assente per un affaticamento muscolare). Per rivedere Maita – che domani tornerà a correre – si dovrà attendere ancora un bel po’. L’altra soluzione sarebbe la rivalutazione tattica di un centrocampo, a questo punto da ripensare negli uomini e nei numeri. Un grattacapo in più per Marino che, ieri sera, non nascondeva la grossa preoccupazione relativa a questa imprevista emergenza.

 

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