BOLZANO – Novanta minuti e oltre trascorsi senza lasciare traccia, senza scosse, senza quella ferocia che una partita così, per classifica e contesto, avrebbe dovuto pretendere. Il Bari saluta il “Druso” con uno zero a zero che pesa più di quanto dica il tabellino, maturato contro un Sudtirol rimasto in dieci uomini dopo venticinque minuti e progressivamente rintanato nella propria metà campo. Un pareggio che racconta di una squadra composta ma rinunciataria, capace di gestire il pallone ma non di governare davvero la partita, attenta più a non farsi male che a colpire. Il risultato prolunga il digiuno di vittorie e lascia i biancorossi in bilico, appena sopra una linea che continua a fare paura.
L’assenza di Vivarini in panchina non basta a spiegare una prestazione priva di slancio e personalità, dentro una gara ruvida e nervosa che chiedeva ben altro carattere. Tocca così ad Andrea Milani provare a mettere ordine a fine gara, davanti a una prova che ha lasciato più domande che risposte. Il vice di Vivarini si presenta in sala stampa con un sorriso che sembra voler alleggerire un pomeriggio avaro di contenuti tecnici e di convinzione. “L’obiettivo – dice – non era quello di pareggiare. C’è da ragionare sul momento. Conquistare un punto qui a Bolzano non è un fatto negativo. Anche se in inferiorità, il Sudtirol ha saputo difendersi molto bene. Prendiamo il positivo da questo pomeriggio. Si lavorerà anche per migliorare la fase offensiva”.
Nel cuore della gara, però, le armi per far male si sono spuntate con l’uscita di scena di Moncini, l’uomo più continuo e pericoloso del reparto avanzato. Senza il centravanti di riferimento, il Bari ha finito per abbassare il baricentro e perdere ulteriore incisività. Una lettura che Milani respinge: “Non una scelta dettata dalla paura. Con i due attaccanti andavamo sempre a sbattere contro due difensori strutturati. L’obiettivo era trovare la giocata e la profondità. Riuscirci è diverso. Alla fine della partita, per provarci, dentro avevamo quattro attaccanti. Merito agli avversari che si difendevano con otto giocatori nella propria area di rigore. Guardiamo al positivo. Non si prende gol. Non si perde da tre giornate. Si è trovato un equilibrio. Ora bisogna fare qualcosa in più”. Quel “qualcosa in più” riguarda soprattutto ritmo, personalità e accelerazioni, elementi quasi mai visti al Druso. Anche su questo punto il vice allenatore prova a spostare l’attenzione su un percorso ancora in costruzione: “Dobbiamo capire perché non si hanno la lucidità e freschezza. Stiamo mettendo un mattoncino alla volta anche sul piano della condizione e della intensità”.
Lo sguardo, inevitabilmente, va anche al futuro e alle possibili risposte del mercato, ma Milani taglia corto: “Non è di mia competenza. Mi concentrerei sulle prossime due partite in casa contro Catanzaro e Avellino per dare un seguito al pareggio di Bolzano. Che non è da buttare via. Gli va solo dato un senso”. In chiusura, l’ennesima presa di posizione a tutela del gruppo: “Quando si alzano i giri del motore e si deve spingere, ci può essere qualche problematica fisica. Ma non penso sia il caso dei calciatori del Bari”.
foto sscbari