Il pareggio con l’Avellino chiude il 2025 del Bari senza svolte e consegna a Vincenzo Vivarini una partita da analizzare più nei contenuti che nel risultato. Il tecnico biancorosso si presenta nel post gara con un messaggio chiaro, partendo dall’obiettivo con cui la squadra è scesa in campo: “È chiaro che abbiamo puntato tutto sulla vittoria. L’avevamo preparata così”. Un Bari chiamato a reagire dopo le ultime prove opache, almeno sul piano dell’atteggiamento.
Vivarini difende la risposta del gruppo, sottolineando ciò che per lui era prioritario: “La squadra ha dato tutto in campo, è andata a duello. Manca la qualità, ma a me interessava lo spirito dopo le ultime prestazioni negative”. Un segnale arrivato, secondo l’allenatore, con applicazione e disponibilità totale: “I ragazzi mi hanno risposto nel modo giusto con voglia e applicazione”. E sul piano delle occasioni create il tecnico non ha dubbi: “Alla fine, meritavamo più noi avendo avuto cinque occasioni per fare gol. L’Avellino, al di là della sua migliore gestione della palla, ha tirato pochissimo in porta”. Una fotografia che però non cambia il dato di classifica: “La squadra è questa. Anche se la strada è ancora lunga”.
Entrando nella lettura tattica, Vivarini spiega di non essere rimasto sorpreso dalle mosse di Biancolino: “Ci aspettavamo che l’Avellino cambiasse modulo. Eravamo pronti a questo”. I cambi, però, raccontano una squadra che paga i ritmi: “I cambi sono stati tutti forzati, patendo i ritmi alti. Loro hanno avuto più freschezza di noi”. Nonostante questo, l’Avellino non crea grandi pericoli: “Alla fine, non ci hanno creato grandi grattacapi”. Il rimpianto resta nel non aver chiuso la gara: “Serviva più forza per raddoppiare. Dickmann purtroppo non l’ha chiusa”.
Il pareggio viene accettato, ma senza autoassoluzioni: “Accettiamo questo pareggio. Sotto l’aspetto dell’approccio e mentale si è fatta la gara giusta. Ma non basta, perché in B bisogna vincere”. Da qui il lavoro fatto durante la settimana: “Ho parlato alla squadra per chiedere una inversione di mentalità”, indicando anche la direzione tecnica da seguire: “Bisogna alzare la qualità del gioco, migliorare la gestione della palla e attaccare meglio la profondità”. Un esempio arriva da Mane: “Come ha fatto Mane, giocatore giovane e positivo. Mi chiedeva il cambio dall’inizio del secondo tempo, ma l’ho lasciato perché andava”.
Il discorso si allarga infine alle responsabilità e al mercato: “Siamo tutti consapevoli di quello che serve. Io per primo che, venendo qua, sono venuto a rischiare”. Vivarini non si nasconde e indica le urgenze: “Ci sono diversi problemi su cui mettere mano”. Gennaio diventa uno snodo decisivo: “Dal mercato di gennaio servono calciatori fermi, ma pronti. Gente fresca e pulita per giocare a calcio”. Un messaggio diretto, che accompagna un Bari ancora incompiuto verso settimane decisive.
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