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BARI, VERGOGNA SENZA FINE: LA JUVE STABIA PASSEGGIA E BATTE UNA SQUADRA MORTA

Bari-Juve Stabia 0-1

BARI (3-4-2-1): Cerofolini, Cistana, Pucino (39’  st Meroni), Nikolaou (1’ st Rao), Mane, Braunoder, Verreth (41’ st Cerri), Dorval, Maggiore (17’ st Pagano), Antonucci (17’st Bellomo), Gytkjaer. A disp.: Pissardo, Marfella, Burgio, Pagano, Bellomo, Kassama, Colangiuli, Stabile, De Pieri. All. V. Vivarini.

JUVE STABIA  (3-5-2): Confente, Ruggero, Bellich (44’ st Varnier), Zeroli (22’ st Mosti), Piscopo (22’ st Cacciamani), Carissoni (39’ st Baldi), Candellone, Correia, Giorgini, Maistro (22’ st Burnete), Leone. A disp.: Signorini, Boer, Pierobon, Dalle Mura, Ciammaglichella, Dos Santos, Mannini. All. I. Abate.

ARBITRO: Di Marco di Ciampino

RETI: 37’ pt Candellone.

NOTE: osservato un minuto di raccoglimento per commemorare la scomparsa del presidente della Fiorentina, Rocco Commisso. 15’ st espulso il tecnico Abate per proteste. Rec. 2’ pt e 6’ st.

di Pierpaolo Paterno

BARI – Nel desolante scenario di un San Nicola praticamente vuoto, il Bari disonora la maglia indossata con patch celebrativo per i 118 anni del club festeggiato lo scorso 15 gennaio. La resa stavolta arriva contro la Juve Stabia che risolve facilmente la pratica con un rigore dell’ex Candellone nel vivo del primo tempo. Di fronte, un Bari morto e inchiodato al fondo della classifica di B. Una deriva annunciata, senza che nessuno nella stanza dei bottoni decida di dare una sferzata ad una stagione destinata alla retrocessione in serie C. Proprietà indifferente e assente sul piano degli interventi per rimestare una formazione inguardabile, negazione di un calcio in cui mister Vivarini perde la bussola (e forse la panchina) col manifesto di quattro punti al suo attivo. Un disastro tecnico, tattico, societario.

LA FORMAZIONE INIZIALE – Il 3-4-2-1 scelto da Vincenzo Vivarini vorrebbe mandare nelle intenzioni un messaggio chiaro: niente calcoli, identità forte e volontà di comandare il gioco. La linea a tre dietro con Cistana (su Correia), Pucino e Nikolaou. Cistana è il riferimento della costruzione bassa, Pucino garantisce esperienza e letture, mentre Nikolaou dovrà rompere il ghiaccio dopo settimane sottotono: scelta che sorprende, ma che dice quanto l’allenatore creda nel recupero mentale di chi finora non ha inciso. Oppure strategia per renderlo appetibile ad una eventuale acquirente sul mercato di gennaio.

Sugli esterni, out Dickmann, il rientrante Dorval e Mané dovrebbero offrono ampiezza totale. Il franco-algerino non è al top dopo il rientro dalla Nazionale, eppure viene responsabilizzato: gamba, progressione e strappi restano un’arma che può accendere la partita. Mané invece ha il compito opposto: corsa, equilibrio, tante letture difensive per coprire le eventuali falle. In mezzo Braunöder e Maggiore per governare ritmo e pressioni.

Trequartisti di manovra, Verreth e il redivivo Antonucci (vale il discorso fatto per Nikolaou), sono chiamati a rifinire e ad aggredire il mezzo spazio. Verreth dà continuità e visione, mentre Antonucci è la scelta più coraggiosa di tutte: rendimento finora evanescente, ma Vivarini insiste, nella speranza che il talento si accenda quando conta.

Davanti Gytkjaer da riferimento unico ha il compito di tenere su palloni, allungare la difesa e concretizzare un gioco che spesso, finora, è mancato negli ultimi metri. Insomma, modulo chiaro, compiti precisi, e una dose di coraggio: Vivarini non si limita ai “sicuri”, rilancia chi finora ha dato poco e prova a recuperare risorse interne invece di arrendersi all’evidenza. È una scelta rischiosa, certo. Ma anche l’unica strada per provare a cambiare rotta.

LA PARTITA – Il primo brivido arriva al quarto d’ora. Papera colossale di Cerofolini in uscita con difesa biancorossa messa a repentaglio. La Juve Stabia non ne approfitta. Il primo squillo del Bari (22’), un tiro alto di Maggiore. Al 35’, la frittata la fa Braunoder che respinge con la mano un tiro a colpo sicuro in area di Piscopo su precedente percussione di Zeroli e Carissoni. Rigore che Candellone trasforma alla sinistra di Cerofolini. Vantaggio legittimo dei campani contro un Bari che punta su giocatori che non danno nulla e non stanno in piedi. Emergono tutte le perplessità sulle scelte iniziali di Vivarini che, questa sera, si gioca la panchina. I centrocampisti non filtrano. I trequartisti non costruiscono. Non ci sono logiche da nessun punto di vista. Si va al riposo con un calcio potente di collo esterno di Verreth. Un tiro che si perde nel fondo prima che la squadra venga sommersa dai fischi dei pochi presenti.

Nel secondo tempo si passa al 4-3-3 con Rao (a sinistra sul fronte avanzato) al posto di un Nikolaou imbarazzante. Dietro Dorval a sinistra, Mane a destra. Pucino e Cistana in mezzo (anche se spesso si ritrova davanti come attaccante aggiunto). Grosso pericolo con Candellone che – su azione di contropiede – “spacca” su Cerofolini in uscita (13’). Replica Bari con Verreth: palla alta. Sprazzi di vitalità rispetto al nulla di prima.

Vivarini prova a inserirsi nella scia. Toglie Maggiore e Antonucci (praticamente nulli) per Pagano e Bellomo. Prosegue la girandola dei cambi. Mentre l’arbitro grazia Carissoni con un’ammonizione dopo un intervento sanguinoso su Rao. A meno 8’ dal novantesimo, la Juve Stabia sfiora il bis colpendo un palo con Candellone a Cerofolini battuto. La partita scorre sui binari finali in maniera indegna. Verreth è richiamato in panchina e, senza nemmeno dare la mano al compagno, lascia il posto a Cerri. L’ultima carta disperata di Vivarini. Come per tutta la partita, il Bari non sfonda nemmeno nei sei minuti di recupero e abbandona il campo in appendice ad una delle peggiori pagine dell’ultracentenaria storia biancorossa. Al prossimo giro si va a Cesena.

foto sscbari

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