BARI – La Juve Stabia mette la freccia e porta via dal San Nicola tre punti che pesano come macigni. Ignazio Abate, espulso nel secondo tempo per proteste ma lucido nel dopogara, non nasconde soddisfazione e fierezza per un successo che vale molto più di una semplice vittoria esterna.
«Abbiamo vinto uno scontro diretto per la salvezza – sottolinea – sapevamo che il Bari partiva dietro e che sarebbe stato fondamentale aggredire le linee, non abbassarsi mai e vincere le seconde palle. Lo abbiamo fatto dall’inizio alla fine». Il rigore trasformato da Candellone nasce esattamente da questa lettura: pressione alta, duello vinto, difesa avversaria in affanno. «La giocata che ha portato al penalty è figlia dello spirito che chiedo ai ragazzi – aggiunge Abate – mentalità, coraggio e zero paura di sbagliare». Lo stadio vuoto e il clima pesante attorno ai padroni di casa non illudono il tecnico: la vittoria non viene minimamente ridimensionata dal contesto. «Abbiamo fatto risultato su un campo difficilissimo, reso ancora più complicato da una superficie pesante. Questo dà ancora più valore alla prestazione». Il gruppo, per Abate, resta la chiave di ogni passo avanti: «Ai ragazzi ho sempre chiesto di non snaturarsi mai. Siamo umili, sappiamo da dove veniamo, ma non rinunciamo alla nostra identità». La classifica sorride, ma non concede rilassamenti. Le Vespe continuano a guardare in basso, con il mirino puntato sui 46 punti indicati dal mister come quota salvezza: «Dobbiamo tenere le antenne dritte. Ogni partita sarà un duello da vincere e da difendere col sangue agli occhi». Qualche limite, Abate lo ammette senza girarci intorno: «Anche noi abbiamo difetti. Dobbiamo recuperare Gabriellone, oggi non disponibile, ma abbiamo ritrovato Burnete e Varnier e questo ci darà freschezza».
Il messaggio finale è limpido: la Juve Stabia non vuole fermarsi. «La strada è lunga – conclude – ma se restiamo compatti, nessun traguardo ci spaventa».