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DI CESARE DOPO IL MERCATO: MEZZA RIVOLUZIONE, DA MANTOVA IN POI CONTA SOLO SALVARE IL BARI

BARI – All’indomani della chiusura del mercato invernale e alla vigilia della trasferta di Mantova, la conferenza stampa di Valerio Di Cesare inizia con i ringraziamenti: “A Giuseppe Magalini per la condivisione da team e al presidente De Laurentiis per la fiducia. Se sono qui da solo, va chiesto al presidente”.

“Il campo dovrà dire se al Bari manca qualcosa. Voglio aspettare per dare giudizi. In questo mercato, ho cercato col mister di portare giocatori funzionali al modo di giocare di Longo. La linea difensiva si è rinforzata come centrocampo e attacco. Ho portato Odenthal, giocatore che era in A”. La lacuna più grande palesata sinora. Anche sul piano caratteriale: “Abbiamo cercato di cambiare tanto proprio per questo motivo. Perché siamo entrati in loop mentale negativo. Perciò si è fatta una mezza rivoluzione con gente nuova e fresca che potesse darci una mano”. Dei veterani è rimasto Pucino: “Confermo che mi butterei nel fuoco per il Bari. Pucino rappresenta il modo di pensare del Bari, come caratteristiche. Io spero che chi c’è adesso sappia quello che deve fare, quello che ci aspetta. Tante partite difficile. Sono consapevole che dovremo dare oltre il cento per cento per arrivare all’obiettivo salvezza. Dobbiamo in tutti i modi centrarlo”.

Dovrà salvare il Bari da dirigente: “Quando mi è successo da giocatore, dipendeva da me perché ero in campo. Ora, non per scaricare le responsabilità, dipende dai giocatori. Daranno quello che è nelle loro possibilità. Conosco alcuni di loro, perché ci ho giocato insieme. Adesso ho un ruolo e responsabilità diversi. Faccio questo mestiere in quella che è diventata la mia città e la mia squadra. E’ tutto amplificato. Sono convinto che ce la possiamo fare”.

Le problematiche maggiori dell’ultimo calciomercato, con tanti dietrofront: “Il mercato di gennaio è problematico. Chi gioca altrove difficilmente si muove. Idem per chi gioca in una squadra che lotta per vincere. Altri non hanno proprio preso in considerazione la destinazione Bari. Ci sta. Le difficoltà sono state anche logistiche. Sono contento dei ragazzi arrivati. Sono concentrati e centrati nel fare quello che dobbiamo fare”. L’età media dei calciatori arrivati. E’ bassa. Forse un rischio per una squadra che deve salvarsi: “Portano freschezza fisica. E poi questo offre il mercato. Ho anche cercato giocatori esperti, ma non sono voluti venire. Oggi bisogna correre, avere cattiveria. Avere il fuoco dentro di cui parla Longo. Non conta solo l’aspetto tecnico. Servono corsa e freschezza”.

La chiave di lettura rispetto all’attuale rendimento negativo e l’aggiornamento sul rinnovo del contratto di Dorval: “Siamo entrati in un loop mentale negativo. Questo non ci ha permesso di fare risultati. I giocatori presi sono forti. Lo hanno dimostrato altrove. In questi miei dieci anni a Bari e la piazza non è per tutti. Alcuni, andati via, non sono riusciti a performare. Dorval? Stiamo lavorando per adeguare il contratto. A breve ci saranno novità”. Tra le delusioni, Gaetano Castrovilli: “I nuovi sono pronti per giocare, tranne Artioli che riprenderà lunedì. Per Gaetano mi dispiace molto, ma ci servivano profili diversi per la situazione in cui siamo. Ho visto crescere Castrovilli. Gli faccio un grandissimo in bocca al lupo”. A livello umano, cosa dispiace di più a Di Cesare: “Mi spiace la situazione in cui siamo. Avevamo altri obiettivi. Vedere il Bari lottare per non retrocedere. Questo mi dispiace. Da tutti ci si aspettava di più. Anche da me stesso. Per tante dinamiche non si riesce ad esprimersi. A Partipilo tengo tantissimo. Si è sempre allenato in maniera impeccabile. Siamo tanti a livello numerico, non farà parte del progetto tecnico. Traorè? Cercavamo un profilo con gamba. Lo seguivamo da tempo. Abbiamo optato per questa soluzione perché il mercato non offriva nulla”.

Il ragionamento di Di Cesare ai nuovi arrivati: “Quando si prende un calciatore è normale che si parli. Tutti consapevoli di dove stavano venendo. Sul mio futuro non penso a nulla. Se non alla salvezza del Bari. Sono concentrato sul Mantova. Tutto il resto è nulla”. La critica più aspra negli ultimi mesi: “In questi sei mesi è stato giusto criticare. Siccome vengo da un decennio col Bari, mi è dispiaciuto sentire degli attacchi a livello umano. Penso di aver dimostrato da calciatore quello che per me è Bari. Come delle coltellate. Me le sono prese, cercando di rialzarmi. Sono stati sei mesi complicati. Ma mi hanno formato”. Che Bari aspettarsi a Mantova: “Tutte le partite saranno affrontate come il primo tempo col Palermo. Combattivo, duellante. Un Bari che deve fare di tutto per ottenere il massimo”.

Perché dopo Caserta, non si è pensato subito a Longo: “Sono state fatte delle valutazioni con Vivarini, persona già conosciuta che avrebbe potuto dare qualcosa. I risultati hanno detto il contrario”. Idem per Mantovani, giunto ora e non in estate: “Si era optato per una linea a quattro. Con giocatori con caratteristiche diverse”. Le operazioni non riuscite a gennaio: “E’ stato un mercato lungo. Kouamé era una opzione per il reparto offensivo. Sono stati cercati tanti calciatori per alzare il livello e dare a Longo giocatori funzionali. Sono davvero contento di chi è arrivato”.

Il fatto che siano arrivati tanti trequartisti e non dei centrali, significa che si punta ad un solo attaccante? “Col 3-4-2-1 abbiamo tre attaccanti per un posto. Il nostro problema è stata la manovra. Abbiamo due ottimi finalizzatori. E’ arrivato anche Cuni con caratteristiche diverse per attaccare la profondità”.

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