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LONGO CHIAMA LA REAZIONE: IL BARI DI PESCARA NON SI PUÒ SALVARE. CONTRO LA REGGIANA SERVE UNA PRESTAZIONE MAIUSCOLA

Alla vigilia della delicata sfida salvezza contro la Reggiana, in programma domani allo Stadio San Nicola, l’allenatore del Bari Moreno Longo prova a lasciarsi alle spalle il pesantissimo ko rimediato sul campo del Pescara. I biancorossi arrivano all’appuntamento dopo alcuni giorni di ritiro a Matera, una scelta che nelle intenzioni del tecnico è servita soprattutto a ritrovare attenzione e compattezza in un momento complicato della stagione.

Il primo tema affrontato riguarda proprio il peso della partita e l’utilità del ritiro: “La gara ha un valore importantissimo. Il ritiro? Non ho mai creduto ai ritiri come unica leva per sterzare delle situazioni. Ci è servito per trovare la giusta concentrazione e il giusto approccio. Mi auguro che possa essere uno degli elementi che ci permetta di fare una buona partita contro la Reggiana”.

Longo torna poi sulle scelte operate nella trasferta di Pescara, finite sotto la lente delle critiche: “La situazione di Pescara è stata cavalcata abbastanza rispetto ai cambi. Ne ho fatti solo tre e non tutto. Con tre gare ravvicinate, non era una settimana normale ed eravamo nella circostanza di dover cambiare per forza. Qualcuno lo possiamo recuperare. Altri, come Cuni, Stabile, Esteves, De Pieri e Verreth sono da valutare per svariati problemi. L’unico ufficialmente fuori è Darboe”.

Sul piano tattico, l’idea è quella di non intervenire troppo sull’assetto della squadra: “Per la sua duttilità, può ricoprire più ruoli. Cercheremo di toccare il meno possibile. Proveremo a lasciare ognuno al proprio posto”.

Resta però l’enorme delusione per la prestazione offerta all’Adriatico: “L’amarezza a fine partita era grande perché tutti hanno approcciato in maniera sbagliata. Come se non fossimo scesi in campo. Questo non deve succedere. Ma è accaduto e oggi ne paghiamo le conseguenze. Il Bari di Pescara non si può salvare. Il ritiro è stato fatto per prenderne coscienza”.

Il tecnico sottolinea anche il peso mentale che accompagna la squadra da settimane: “Da quando sono arrivato, non c’è stata una partita in cui la squadra potesse essere libera mentalmente. Anche quando ha fatto punti, era sempre un’ultima spiaggia da giocare. Inspiegabile l’atteggiamento contro il Pescara, formazione in salute. Si poteva perdere, ma non come si è perso. Sono stati fatti dei passi indietro. La crescita di qualsiasi percorso non è costante. Si cade e ci si rialza finché una fisionomia definitiva. Tra alti e bassi, ho visto dei miglioramenti. Inutile anche parlare del cambio modulo. Sono risentito perché sono stato giudicato su tre cambi. Non ho rivoluzionato niente. Avevo già detto che c’erano delle emergenze”.

Longo respinge anche alcune polemiche nate dopo la gara: “Quando si perde, si cerca sempre il cavillo o il capro espiatorio. Non entro in campo al cerchio finale? Non si fa da cinque partite. Sarei entrato solo se ci fossero stati i nostri tifosi nel settore ospiti. Quando perdiamo, sono il primo ad andare dai tifosi. Sono andato via perché ero molto incazzato e volevo sfogarmi nello spogliatoio. Sono umano e soffro quanto soffrite voi”.

Il messaggio rivolto alla squadra resta però molto chiaro: “Non mi serve cambiare approccio con il gruppo. Sono stato chiaro dall’inizio. Lo faremo, ovviamente. Cerchiamo di responsabilizzare tutti. Non so cosa faremo da qua alla fine, ma non si può giocare come a Pescara. Per dignità, orgoglio e senso di appartenenza. Devono dobbiamo prenderci delle responsabilità”.

In un campionato così equilibrato, anche una singola partita può assumere proporzioni enormi: “In un campionato, la stecca totale di una o due partite può capitare. Nel nostro momento, è tutto amplificato. Se hai dieci punti in più, vedi solo una partitaccia ma dal peso specifico diverso. Qua nessuno chiede di andare a vincere 3-0 le partite, ma nemmeno di non giocarle. Capita di fare partite orribili”.

In vista della gara contro la Reggiana, Longo sottolinea quanto possano risultare decisivi i dettagli: “Tutti i dettagli sono fondamentali, come le palle inattive. Sia nella fase offensiva che difensiva. Sono aspetti che in queste gare dal peso specifico importante, ogni dettaglio può fare la differenza. Tante partite si possono decidere con i calci piazzati”.

La corsa salvezza resta infatti apertissima: “Analisi corretta, al di là delle risposte che sarebbe troppo facile dare la colpa ai tre cambi iniziali nella formazione di Pescara. Non aiutati dagli otto undicesimi che giocavano abitualmente. Anche loro hanno sbagliato la partita. Poi, ricambi e dopo un minuto prendi il 3-0 e soccombi aspettando che arrivi la fine. Per la classifica, in quella forbice nessuno può stare tranquillo. Ci sono sette, otto squadre in sei punti. Il Bari deve pensare a se stesso, fare i suoi punti. Essere concentrato sulle tue, fare il tuo massimo. Poi, gli scontri diretti cambieranno le situazioni tante volte”.

Il tecnico ammette di non riuscire ancora a spiegarsi quanto accaduto a Pescara: “E’ inspiegabile quello che è successo all’Adriatico. Ho 50 anni e qualcosina nel calcio l’ho fatta. Quando vedo mille tifosi alla mia rifinitura, mi viene il groppo in gola. Avrei giocato la partita al momento per ricambiare quell’affetto. Si vede, che a qualcuno ha sortito l’effetto contrario. Non ho spiegazioni. Arrivi da sei punti, buone prestazioni e poi cadi. Ora bisogna avere la forza di lasciarla alle spalle per recuperare energie e portare punti a casa contro la Reggiana”.

Tra i singoli, Longo chiarisce anche la situazione di Gytkjaer: “In queste partite non ha giocato per scelta tecnica. Siamo sempre partiti con Moncini che garantisce una percentuale di gol più alta. Cuni è entrato in momenti di partite in cui servivano caratteristiche diverse. Gytkjaer? Non c’è nulla contro di lui. E’ un professionista serio, tornerà utile all’occorrenza”.

Infine, uno sguardo al percorso complessivo della squadra e alle prossime nove giornate: “Credo che bisogna analizzare tutto il percorso, perché non vorrei che ci si dimentichi che questo Bari per sette mesi non giocava nemmeno. Una squadra in difficoltà, che ha cambiato il terzo allenatore. Nel post gennaio ha dato dei segnali, prima pochissimi. Nel post mercato di gennaio, quando fa quello che deve fare dimostra di avere delle possibilità. Altrimenti, ricade su un problema vecchio che stiamo cercando di sistemare da nove partite. Che non sono niente, soprattutto giocando tre volte a settimana”.

Il tecnico difende poi il proprio operato dopo le critiche: “Questo è un grande errore. A Pescara c’erano sette undicesimi della vecchia squadra. Non facciamo valutazioni distorte. Le cose vanno riportare con grande oggettività. Se no mettiamo in pasto notizie non vere. Io faccio i miei errori e mi prendo le mie responsabilità. A Pescara non ho cambiato tutto. Ma solo tre giocatori. Più giusto dire che in campo c’era una squadra senz’anima. Questo sì, perché per scemo non voglio passare”.

La chiusura è affidata alla speranza di una reazione immediata: “Voglio riprendere un capitolo già aperto diversamente. Mi auguro ci sia voglia di rivalsa per dimostrare che Pescara sia stata solo un incidente di percorso. Mi aspetto una prestazione maiuscola, diversa. Questo ce lo chiediamo tutti”.

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