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BARI, L’OBBROBRIO CONTINUA: TRE GOL DELLA CAPOLISTA VENEZIA NELL’ALLENAMENTO DEL SAN NICOLA

Bari-Venezia 0-3

 

BARI (3-5-2): Cerofolini, Cistana (1’ st Stabile), Odenthal, Mantovani (c), Mane, Braunoder, Maggiore (21’ st Pagano), Traore (21’ st De Pieri), Piscopo, Rao (26’ st Cuni), Moncini (21’ st Gytkjaer). A disp.: Pissardo, Marfella, Burgio, Pagano, Gytkjaer, Bellomo, Cavuoti, Stabile, Nikolaou, De Pieri, Artioli. All. M. Longo.

VENEZIA (3-5-2): Stankovic, Korac, Haps, Busio (40’ st Duncan), Doumbia (31’ st Lella), Adorante (19’ st Lauberbach), Yeboah, Hainaut (19’ st Sagrado), Svoboda (c), Sverko, Perez (31’ st Dagasso). A disp.: Plizzari, Venturi, Compagnon, Bohinen, Sibidè, Casas, Pietrelli. All. G. Stroppa.

ARBITRO: Dionisi de L’Aquila.

RETI: 19’ e 46’ pt Haps; 7’ st Adorante.

NOTE: Rec. 2’ pt. e 2’ st.

di Pierpaolo Paterno

BARI – Umiliato, sconfortante, desolante e incommentabile. Non ci sono altri aggettivi per definire il Bari che si ferma al San Nicola per la settima volta in questo campionato, su un totale di  17 sconfitte complessive su 35 gare giocate. L’ultimo cadeau è destinato al Venezia capolista al quale la squadra di Longo consegna tre gol e tre punti. Una rassegna di obbrobri in fase difensiva confezionati nell’ordine da Cerofolini, Cistana ed Odenthal con la partecipazione corale di un gruppo sfaldato nelle midolla come confermano gli spifferi di alcuni componenti dello spogliatoio in polemica con mister Longo. Adesso, restano appena tre tappe contro Avellino, Entella e Catanzaro per provare ad evitare la retrocessione diretta in C e sperare possibilmente di agguantare i playout. Un viatico che potrebbe trasformarsi in lenta agonia di una stagione fatta di delusioni e mediocrità. In tal senso, forza del Venezia a parte (che oggi ha disputato poco più di una sessione di allenamento), la battuta di arresto contro gli arancioneroverdi sintetizza la somma di diversi addendi limitati sia dal punto di vista tecnico che caratteriale.

LA FORMAZIONE INIZIALE – Moreno Longo prepara un Bari pragmatico ma con margini di adattamento in corsa per affrontare la capolista di Stroppa. La base sembra essere una linea difensiva a tre con Cerofolini tra i pali e il terzetto composto da Cistana, Odenthal e Mantovani, chiamati a garantire solidità e letture pulite contro un attacco di alto livello. L’assenza last minute di Pucino per sintomi influenzali (questa la versione dell’ufficio stampa) toglie un’alternativa sulle corsie, rendendo ancora più delicato l’equilibrio sugli esterni. E’ ormai evidente la rottura del difensore napoletano con il tecnico.

In mezzo al campo, la coppia Braunoder–Maggiore dovrà unire quantità e qualità: il primo più schermante, il secondo incaricato di accompagnare l’azione e alzare il baricentro quando possibile. Sulle fasce, Mane e Traoré avranno un ruolo chiave sia in fase di copertura sia di spinta: proprio la posizione del francese può diventare la variabile tattica principale.

Se Traoré alzerà il raggio d’azione, il Bari potrà trasformarsi in un 3-4-2-1, con lui e Piscopo alle spalle di Moncini. In questo assetto, i biancorossi cercheranno maggiore presenza tra le linee e soluzioni offensive più rapide, provando a sfruttare gli spazi concessi da una squadra propositiva come quella di Stroppa. Davanti, Moncini agirà da riferimento centrale, lavorando spalle alla porta per far salire la squadra, mentre Rao e Piscopo avranno il compito di muoversi tra le linee, cercando imprevedibilità e inserimenti.

In sintesi, Longo punta su compattezza, capacità di adattamento e sfruttamento delle transizioni: un Bari attento, ma pronto a cambiare pelle durante la gara per colpire una capolista che concederà inevitabilmente qualche spazio.

LA PARTITA – Si parte con alcuni minuti di ritardo per problemi tecnici di sistema al Var. Da rivedere un fallo su Maggiore tra il limite e l’interno dell’area di rigore (8’). La replica ospite, un sinistro da 25 di Yeboah. Palla di poco sul fondo. Venezia che va in vantaggio al minuto 19 sfruttando un erroraccio di Cerofolini su tiro cross di Yeboah. Palla non mantenuta e Haps risolve a porta sguarnita. La partita si mette come voleva Stroppa. Per Longo invece è già tempo di cambiare piano gara. Lagunari vicini al raddoppio (26’) son un siluro di Kike Perez alto di un soffio. Bis mancato in maniera clamorosa da Adorante dall’interno dell’area piccola (pallone alto con Cerofolini in uscita) su cross di Hainaut. Difesa biancorossa del tutto impreparata. Il Bari ha un sussulto con uno strappo personale di Braunoder che “spacca” su Stankovic. Sulla respinta, Moncini non ci arriva. Vanificato anche il contropiede di Rao che arriva in fondo, ma l’assist buono per Moncini è deviato in corner da Sverko. A segnare ancora è invece il Venezia. Un buco di Cistana per il facile inserimento del solito Haps che ringrazia per il regalo a batte di nuovo il portiere biancorosso. Si va al riposo con la capolista avanti di due gol. Il Bari, che provava a scuotersi pur incapace di alzare almeno le barricate, paga due gravissimi errori di Cerofolini e Cistana che spianano la strada alla formazione di Stroppa.

Distrazione che Cistana paga caro rimanendo negli spogliatoi per il secondo tempo. Al suo posto, sul centro sinistra entra Stabile. Tutto inutile, perché il Bari prosegue negli orrori difensivi. Una dormita di Piscopo ed una gravissima imprecisione in chiusura centrale di Odenthal consegnano il terzo gol al veneziano Adorante. Un altro enorme buco con i calciatori del Bari teneri e remissivi. Di sicuro non l’atteggiamento giusto per una squadra che spera di salvarsi. Dalla Nord scoppia la contestazione contro la presidenza (nel mirino Aurelio De Laurentiis). Partono anche alcuni petardi che rimbombano nel nulla del campo. Longo inizia una lunga girandola di cambi più per preservare le energie in vista delle ultime tre sfide di campionato che per tentare di rientrare in partita. Match che in realtà non ha più nulla da raccontare quando mancano ancora più di venti minuti da giocare. Tempo di uno stillicidio rassegnato che conduce al 92′ con la Curva Nord che contesta (“Ci avete rotto il c…”).

 

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