di Pierpaolo Paterno
BARI – Qui non si tratta più di analizzare una sconfitta, ma di certificare un fallimento su tutta la linea. Il tracollo contro il Venezia non è un incidente di percorso: è la fotografia più nitida di una stagione costruita male e gestita peggio. Una squadra senza identità, senza orgoglio e, cosa ancora più grave, senza la minima percezione del momento storico che sta vivendo.
Le responsabilità partono dall’alto e scendono fino al campo. La società, con in testa Aurelio De Laurentiis, ha dato l’impressione di considerare Bari una realtà marginale, priva di una progettualità seria e continuativa. Scelte discutibili, programmazione assente, comunicazione evanescente: il risultato è sotto gli occhi di tutti. Una squadra lasciata galleggiare, senza una guida forte, senza una visione.
La dirigenza non è esente da colpe: mercato insufficiente, costruzione dell’organico approssimativa, incapacità di intervenire con decisione nei momenti chiave della stagione. Errori reiterati, mai corretti, che hanno progressivamente indebolito una rosa già fragile.
Poi c’è il campo. E qui il giudizio si fa impietoso. Moreno Longo continua a rifugiarsi in analisi che non reggono all’impatto con la realtà: parlare di “compiti giusti” dopo prestazioni del genere suona come una resa mascherata. La squadra non ha un’anima, non ha un piano B, non ha nemmeno la capacità di reagire agli episodi. E quando gli errori diventano sistematici, non sono più casualità: sono responsabilità.
Infine, i calciatori. I principali interpreti di questo disastro. Limiti tecnici evidenti, certo, ma ciò che colpisce di più è l’assenza totale di carattere. Una squadra che sbaglia, si sfalda e poi, come se nulla fosse, va sotto la curva o a stringere mani agli avversari. Un cortocircuito emotivo prima ancora che sportivo. In campo si vedono giocatori inermi, remissivi, incapaci di comprendere che ogni pallone può valere una stagione.
Tre partite alla fine. Tre. E la sensazione è che servirebbe un miracolo, non una reazione. Perché qui non manca solo la qualità: manca tutto il resto. E quando manca tutto, il destino è già scritto.