BARI – La vittoria contro la Virtus Entella ha restituito ossigeno alla classifica e, soprattutto, ha riaperto una prospettiva che fino a pochi giorni fa sembrava compromessa. Ma mentre il gruppo squadra prova a ricompattarsi attorno all’obiettivo salvezza, all’esterno si continua a registrare un cortocircuito evidente tra ciò che la situazione richiederebbe e ciò che invece viene percepito.
La ripresa degli allenamenti, fissata per il pomeriggio di domenica 3 maggio, segna l’inizio dell’avvicinamento all’ultimo e decisivo impegno della stagione: venerdì 8 maggio, ore 20:30, sul terreno del “Ceravolo”, il Bari si giocherà tutto contro il Catanzaro. Una gara che non ha bisogno di ulteriori definizioni, tanto è alto il peso specifico dei punti in palio. La seduta si svolgerà a porte chiuse, nel solco di quella linea di isolamento comunicativo già intrapresa dopo la sconfitta di Avellino e mai interrotta.
Ed è proprio su questo piano che si concentra una riflessione inevitabile. Il silenzio stampa, prolungato e rigido, può essere letto come uno strumento di protezione in un momento delicato, ma rischia al tempo stesso di trasformarsi in una barriera che alimenta distanza e incomprensioni. Una distanza che appare ancora più marcata alla luce dell’assenza del presidente Luigi De Laurentiis nella sfida interna contro l’Entella, una presenza che, in una fase così cruciale, avrebbe avuto un valore simbolico e sostanziale.
Non si tratta di una questione formale, né di mera rappresentanza. In momenti come questo, la percezione conta quanto – se non più – dei fatti. E la percezione, oggi, è quella di una proprietà lontana, poco visibile, quasi estranea rispetto a una battaglia sportiva che coinvolge un’intera piazza. Bari, per storia, tradizione e seguito, non è una realtà qualunque: è una delle piazze più rilevanti del panorama calcistico nazionale, e come tale richiede attenzione, presenza e responsabilità.
Il contrasto è evidente. Da un lato, una squadra che – pur tra limiti e contraddizioni – prova a restare aggrappata alla categoria, trovando dentro di sé le risorse per reagire. Dall’altro, una dirigenza che, almeno sul piano comunicativo e simbolico, non sembra accompagnare con la stessa intensità questo percorso. In una fase in cui sarebbe fondamentale trasmettere compattezza e vicinanza, ciò che filtra è invece una sensazione di distacco.
Eppure, il momento imporrebbe altro. Imporrebbe una presa di posizione chiara, una presenza tangibile, un segnale forte nei confronti dell’ambiente e della squadra. Non per alimentare retoriche, ma per ribadire un principio semplice: la salvezza del Bari è una priorità condivisa, da difendere con ogni mezzo, dentro e fuori dal campo.
Il campo, ora, resta l’unico giudice. A Catanzaro servirà una prova di maturità, forse la più importante dell’intera stagione. Ma attorno a quei novanta minuti si gioca anche un’altra partita, meno visibile ma altrettanto decisiva: quella della credibilità, del senso di appartenenza, della responsabilità verso una città che chiede solo di essere rappresentata con coerenza. Il Bari si prepara a giocarsi tutto. Sarebbe lecito aspettarsi che lo faccia con tutti i suoi protagonisti, nessuno escluso.