Seguono alcune dichiarazioni del direttore generale della Ssc Bari Pierpaolo Marino, presentatosi oggi in un hotel della periferia: “Bari è la scelta più difficile, importante e intrigante della mia carriera. Non sono sordo e cieco da capire quali siano le difficoltà. Ho l’esperienza per capire al volo le situazioni. Ne ho vissute di tutti i tipi. A Bari trovo l’ambiente più freddo di sempre. Questo mi stimola. Ho preso una scelta ponderata. Spero di far riconciliare la gente col calcio e di portare Bari almeno in A e, chissà, in uno scenario internazionale. Ma non faccio proclami. Ora si gettano le fondamenta di questo film ancora prima che sia girato. Poi, se lo godranno quelli che verranno dopo di me. Bari è la mia settima piazza. Lavorerò col mio metodo, fare calcio, creare sostenibilità e risultati. Il Bari dovrà essere un palazzo di cristallo in cui tutti potranno guardare dentro attraverso opere chiare, oneste e competenti. E propedeutiche a creare valore. Ho scelto Bari due giorni dopo la retrocessione, chiamato da De Laurentiis pur avendo altre offerte. Ho fatto un atto di coraggio per vincere la sfida con impegno, onestà e chiarezza”.
Le garanzie avute dalla società: “Sono venuto qui per vincere e riscostruire una squadra ora ridotta a sei, sette elementi. Dovremo presentare una formazione competitiva i primi di agosto, posto che alcuni giocatori possano arrivare negli ultimi giorni di mercato. Lavorerò in ottica prospettica, con giocatori da portare in categorie superiori. Resto umile. Mi sono fatto dal nulla, grazie al vento positivo derivato dalla morte di mio padre. La spinta ce l’ho dal cielo e non mi abbandonerà a Bari. Sarò un libro aperto”.
“Le responsabilità sono mie – aggiunge – me le prendo e ne risponderò. Se le cose non andranno come dico io, e non sono qui per l’ingaggio, non ho problemi a salutare e andare. Da persona mite, non sono qui per fare la voce grossa”.
I primi passi della riprogrammazione: “La rifondazione tecnica è obbligata e totale. Ci sono sotto contratto non più di otto giocatori. Qualcuno chiederà di andare via. Altri li manderemo noi. Per vincere la C bisogna dominare altrimenti ti aggrediranno. Cercherò di condividere le scelte col mister. Rastelli dovrà essere felice dei giocatori che gli affideremo. Lo conosco bene. Ho sempre fatto scelte coraggiose. Quando uno cade in basso, ha voglia di rialzarsi. Il mister ha la modalità di gioco giusta per la C. Cioè offendere per vincere”.
Sulla rosa: “Faremo una squadra che possa durare a lungo nel tempo. Voglio fare almeno quello che ho fatto prima e non peggio. Altrimenti non sarei venuto. Ci metto il cuore, nonostante sia in uno scenario di guerra. Non sottovaluto niente e nessuno. “Faremo delle valutazioni in base a quello che dirà il mister. Giocatori che non amano Bari e non credono nel progetto non ne voglio avere. La società ha investito molto sul settore giovanile con un investimento annuale di un milione di euro. In lista partiremo con sette giocatori della Primavera. Il giocatore per mentalità è come uno scolaro. Devi farti stimare, toccando i punti sensibili. A volte so essere molto cattivo”.
In questo momento, ha l’onere di parlare in delega per la Ssc Bari. Glissa sull’indagine della Procura di Bari nei confronti dei referenti della società che rappresenta: “Ho studiato la situazione attraverso il comunicato della società. Se c’è una perizia, non si può dire che siano passati dei soldi da una parte all’altra. Ho fiducia nell’autorità giudiziaria perché, pur non conoscendo i fatti per non averli vissuti, farà luce sulla completa estraneità dei protagonisti e degli indagati. Il Bari fallirà? Ho studiato i numeri e non sono venuto ad essere protagonista di un fallimento. Lo escludo assolutamente. Dobbiamo avere fiducia nell’organo inquirente. Si risolverà tutto in una archiviazione”.
Il confronto con la proprietà rispetto al disastro dell’ultima stagione: “Da casa, durante la stagione ho visto le criticità nel Bari dovute ad una errata quotidianità. Ho visto calciatori fare cose impensabili. La squadra non ha dato quello che poteva rendendo meno dello standard. L’avvicendamento delle guide tecniche e la poca motivazione hanno inciso. Se qualcuno mi chiede di andare via, lo aiuto. C’è un virus alla sconfitta che non mi piace. Bisogna disinfettare tutto, anche le pareti”.
Sul direttore sportivo: “Io sono dg e direttore dell’area tecnica. Ho avuto la possibilità di scegliere l’allenatore e per contratto anche di scegliere un collaboratore per le trattative. Questo lo farò a breve. Le responsabilità e le decisioni che prenderò saranno sempre riferite alla mia persona”.
Retroscena dal passato: “Sono un appassionato del calcio dall’età di tre anni. Andavo allo stadio di Avellino con mio padre e ho fatto il raccatta palle. Un anno, negli anni Sessanta, Avellino e Bari si affrontarono per una promozione in B. C’erano più baresi che avellinesi. Pensai fosse il pubblico più bello d’Italia. Stavo per venire a Bari con Vincenzo Matarrese. Ma a Pescara il presidente Scibilia mi trattava come un figlio. Per lui, feci altre scelte”.
La sviolinata: “Vorrei dedicare un pensiero a Igor Protti. Un mio idolo, lo avrei voluto tante volte. Spero ci aiuti dal cielo in questa annata difficilissima. Credo che i nostri cari, dall’aldilà hanno la possibilità di spingerci. E credo che Igor lo farà”.
