Il Bari comincia con un sorriso largo, un 3-0 che vale più dei tre punti perché mette subito in vetrina una squadra capace di soffrire, colpire e soprattutto restare dentro la partita fino all’ultimo pallone. Ma il debutto contro la Cavese non autorizza ancora a pensare che il lavoro sia finito. Anzi. Massimo Rastelli lo sa bene e, dietro la soddisfazione per una partenza convincente, lascia intravedere tutto quello che c’è ancora da costruire.
«In questo momento di sofferenza – l’analisi del tecnico – i ragazzi ce la stanno mettendo tutta. La differenza la fanno sempre loro». È una frase che fotografa il momento del Bari più di qualsiasi giudizio sul gioco. La squadra non è ancora brillante con continuità, ma ha mostrato disponibilità al sacrificio e, soprattutto, non ha mai staccato la spina. «Mi è piaciuta anche la voglia dimostrata sino alla fine», sottolinea Rastelli. Tanto che, con la partita ormai in cassaforte, il Bari ha continuato a spingere: «Si poteva anche segnare il quarto gol».
Il 3-0, dunque, non deve diventare una coperta sotto la quale nascondere ciò che ancora non funziona. Il Bari è una squadra in costruzione e il mercato potrebbe aggiungere altri elementi proprio nei prossimi giorni. Rastelli, intanto, lavora con quello che ha: «Per ora sfrutto gli uomini a disposizione nella condizione migliore. Nel tempo vedremo». La priorità, prima ancora dei nomi, è dare una fisionomia riconoscibile alla squadra: «L’importante è che adesso ci sia una precisa identità e che si sappia cosa fare in campo».
Poi ci sarà bisogno anche di profondità. Una stagione lunga non si può affrontare affidandosi sempre agli stessi undici e, soprattutto, una squadra che vuole vincere deve poter cambiare le partite anche attraverso le sostituzioni. «Disporre di giocatori decisivi dalla panchina è fondamentale nel calcio moderno e per mantenere alto il livello», ribadisce il tecnico. Mogos ha già rappresentato una risposta concreta, «abbiamo colmato un vuoto», ma non basta ancora. L’obiettivo è dichiarato senza giri di parole: «Per vincere il campionato servono due giocatori forti per reparto». La società conosce le esigenze: «Marino e Minadeo conoscono benissimo le situazioni da colmare». E il tempo stringe: «Abbiamo ancora dieci giorni per riempire tutti i tasselli».
Perché il campionato sarà un’altra cosa rispetto all’entusiasmo del debutto. La Cavese è stata battuta con autorevolezza, ma nessuno regalerà nulla al Bari. «Durante la stagione niente ci verrà regalato e dovremo conquistarci la vittoria», avverte Rastelli. Anche sul piano estetico c’è ancora strada da fare. Il tecnico non nasconde le imperfezioni: «Non stiamo offrendo un calcio di primissimo ordine. Facciamo bene a sprazzi». La condizione fisica, però, potrà cambiare il volto della squadra: «Al top della condizione faremo vedere cose diverse».
La base sulla quale costruire, secondo Rastelli, è soprattutto umana. Il risultato conta, ma conta ancora di più il modo in cui il gruppo sta imparando a stare insieme. «Se non crei un grande gruppo non vai da nessuna parte», dice l’allenatore. E questa è forse la soddisfazione più grande dopo la prima uscita ufficiale: «Oggi i ragazzi danno l’anima». In mezzo alla necessità di costruire una squadra competitiva, c’è anche l’aspetto emotivo di chi è tornato a vivere il calcio da protagonista su una panchina importante: «Per me allenare a Bari è una grandissima emozione». Rastelli racconta di aver ritrovato «le stesse sensazioni di quanto ho iniziato ad allenare»: «Sento l’adrenalina e lo stomaco che si attorciglia». E chiude con una confessione che dice molto sul coinvolgimento personale: «Essere l’allenatore del Bari mi dà grande carica e mi riempie di orgoglio».
Poi ci sono i giocatori, quelli che hanno già lasciato un segnale e quelli che dovranno diventare sempre più centrali. Butic porta «esperienza e qualità» e ha trovato subito una buona intesa con Gomez quando agisce alle sue spalle: «Si trova lo spazio da solo. Sotto punta, si intende a meraviglia con Gomez». Mantovani ed Elia, invece, offrono duttilità e lavoro sporco: «Hanno caratteristiche complementari. Tappano tanti buchi e sbrogliano la matassa». Celli è ormai pronto a inserirsi completamente, mentre su Sibilli Rastelli sceglie il silenzio: «Non mi esprimo».
E poi c’è Gomez, l’uomo che il Bari dovrà mettere nelle condizioni migliori per incidere davvero. Il centravanti non viene bocciato, tutt’altro. «Gioca per la squadra», spiega Rastelli, ma il suo rendimento passa anche dalla capacità dei compagni di servirlo nel modo giusto. «Va servito in un certo modo». È un lavoro che evidentemente è ancora incompleto: «Lavoriamo per creare le condizioni per sfruttare le sue qualità in area di rigore. Non lo stiamo aiutando tanto». Ma la fiducia resta intatta: «Lo faremo, e si farà trovare pronto».
Il Bari, insomma, si prende il 3-0 e lo fa diventare una prima pietra. Non ancora una sentenza. La Cavese ha mostrato una squadra che sa reagire alle difficoltà, che ha fame e che non si accontenta quando la partita è già indirizzata. Adesso servirà trasformare questa disponibilità in continuità, la sofferenza in consapevolezza e gli sprazzi di buon calcio in una proposta stabile. Il campionato è appena cominciato. E il Bari, per stessa ammissione del suo allenatore, ha ancora parecchio da migliorare.
foto ssc bari