C’è un filo che lega il gol segnato al Mantova il 14 settembre 2024, la rete di avantieri alla Cavese e quella fascia di capitano stretta al braccio. È il filo della rivincita personale di Valerio Mantovani, uno dei protagonisti del nuovo Bari e, forse, uno dei giocatori che più di altri ha bisogno di trasformare le ferite del passato in energia per il presente.
Il gol alla Cavese non è stato soltanto il secondo con la maglia biancorossa. È arrivato insieme a un’investitura che vale ancora di più: quella di un gruppo che lo ha scelto come riferimento dello spogliatoio. Non una fascia assegnata dall’alto, ma una responsabilità arrivata direttamente dai compagni. «Più di quello della società, il riconoscimento della squadra per la nomina da capitano è una grande soddisfazione», racconta Mantovani. Dietro quella scelta c’è qualcosa che il difensore romano sente di essersi conquistato nel tempo: «A livello caratteriale avrò trasmesso qualcosa per meritare questa fiducia».
È una fiducia che arriva dopo mesi tutt’altro che semplici. Mantovani non cancella ciò che è stato, anzi lo mette dentro il nuovo percorso. «Vengo da tanti momenti brutti», ammette. E proprio per questo il cambiamento percepito fin dal ritiro assume un significato particolare: «Percepivo una energia positiva da parte dei compagni». Il nuovo Bari, insomma, prova a non ripetere gli errori del passato. Il 3-0 alla Cavese è un ottimo inizio, ma il capitano non si lascia conquistare dalla facilità del risultato: «Dobbiamo concedere molto meno». E soprattutto: «Contenti dei tre punti contro la Cavese, ma restano tante cose da migliorare».
È qui che il racconto di Mantovani diventa qualcosa di più di una semplice analisi della partita. Perché il difensore conosce bene il peso delle cadute e sa quanto sia complicato ricominciare dopo una stagione come quella precedente. «Dopo gli eventi negativi, il calcio offre la possibilità di riprenderti», spiega. È la seconda occasione che lo sport concede a chi ha attraversato una delusione profonda. E quella del Bari, per chi l’ha vissuta dall’interno, non è stata una semplice retrocessione.
«Poteva essere facile andare via», ricorda Mantovani. Una scelta che alcuni hanno fatto, portandosi però dietro il peso di quanto accaduto: «Chi lo ha fatto si è portato dentro qualcosa di brutto». Perché retrocedere a Bari, soprattutto dopo le aspettative e la storia di una piazza così esigente, lascia segni difficili da nascondere. «Retrocedere a Bari non è da poco. Fuori magari si sorride, però dentro si porta un macigno». Parole che restituiscono il lato meno visibile di una stagione che ha lasciato cicatrici profonde.
Adesso, però, il capitano vuole che quelle cicatrici diventino una risorsa. Non c’è voglia di dimenticare, ma quella di usare il passato come carburante. La fascia al braccio sembra quasi la sintesi perfetta di questo percorso: Mantovani è rimasto, ha attraversato la tempesta e ora si ritrova a guidare un gruppo completamente rinnovato, con l’obiettivo di riportare il Bari dove pensa debba stare.
E proprio guardando al futuro, il difensore trova parole diverse, più leggere, per i compagni più giovani. «Mane è un ragazzo su cui puntare», dice. E lo stesso vale per Elia, «giovane molto umile e preparato». Due nomi che rappresentano quella ventata di freschezza sulla quale il Bari vuole costruire il proprio rilancio: «Ben vengano questi ragazzi».
Mantovani, intanto, si prende il gol, la fascia e un ruolo da protagonista. Ma soprattutto si prende la responsabilità di essere uno dei volti della ripartenza. Il passato non si può cancellare e forse nemmeno serve farlo. Può diventare, invece, il punto da cui ripartire. Dopo la caduta, il Bari ha cominciato a rialzarsi. E il suo capitano vuole essere in prima fila.