BARI – La tifoseria biancorossa con il cuore in bilico, da una parte. Luigi De Laurentiis che chiama a raccolta una piazza delusa, dall’altra. Nel silenzio sempre più assordante del San Nicola, dove un tempo ruggiva l’orgoglio di una città intera, oggi si fa largo la minaccia più temuta: quella dell’abbandono. I tifosi del Bari, stanchi di promesse disattese e di una squadra che sembra aver smarrito l’ambizione, meditano il gesto più clamoroso disertando lo stadio per la prossima stagione di B. È in questo clima teso che Luigi De Laurentiis, presidente del club biancorosso, rompe il silenzio e lancia un appello accorato sostenendo che Bari non può permettersi di dividersi proprio ora. Nel corso di un intervento che tocca i nervi scoperti della piazza, De Laurentiis chiama in causa la tifoseria, chiedendo compattezza e sostegno per non compromettere l’immagine del club e la sua appetibilità agli occhi di potenziali acquirenti. Perché, avverte il numero uno del Bari, un San Nicola vuoto non solo ferirebbe l’anima della squadra, ma rischierebbe di allontanare anche chi potrebbe scrivere un futuro diverso per i colori biancorossi.
“La piazza – le parole di Luigi De Laurentiis – merita di stare in alto. Nei prossimi mesi, la cosa importante da fare sarà trovare un partner solido che possa entrare per restare a lungo. Affermo questo perché quando si costruiscono delle basi, conta rimanere compatti con la tifoseria e la squadra. Da fuori ci guardano, è brutto vedere le contestazioni. I malumori possono allontanare eventuali acquirenti esterni, a cui noi siamo aperti”.
Il numero uno biancorosso insiste a più riprese sullo stesso tasto: “Nella nostra società lavora gente appassionata, ma le contestazioni sulla multiproprietà le comprendo. Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha confermato la scadenza del 2028 per le multiproprietà. Capisco gli striscioni contro la società, Però, ai tifosi chiedo solo di venire a sostenere i ragazzi. Altrimenti offriamo una brutta immagine e dispiace per i calciatori che si allenano con voglia e determinazione”.
Quello del presidente è tutto un programma, come se nulla fosse: “Facciamo calcio e ci ritroviamo a ripartire col massimo impegno. La B è un campionato economicamente insostenibile. A breve presenteremo una nuova maglia, andiamo avanti sulla nostra strada. Chiedo compattezza alla città per presentare una immagine migliore all’esterno. Farsi la guerra non aiuta nessuno. Odio vendere fumo. A Caserta ho chiesto l’obiettivo playoff”.
La verità è che a Bari c’è una tifoseria, non solo quella organizzata, che lo contesta da mesi in maniera severa. Su più fronti, in tantissimi promettono di non sottoscrivere più abbonamenti. Più che per la squadra, il primo vero anno zero – questa volta – toccherà proprio i tifosi. Questa prospettiva sembra addolorare considerando pure che i rapporti deteriorati con i tifosi potranno influenzare le decisioni politiche e tecniche sul club: “Certo che mi dispiace. Bari è una città stra accogliente. Ci lavoro da sette anni. Solo tutti insieme si possono raggiungere certi obiettivi. Non esserci non aiuta nessuno”.