Non serve alcuna cornice per raccontare l’ennesimo scempio: il Bari crolla a Empoli con un umiliante 5-0, una débâcle che resterà impressa per la sua pochezza tecnica e mentale. In mezzo alle macerie, gli unici a presentarsi in sala stampa sono i due direttori sportivi, Giuseppe Magalini e Valerio Di Cesare. Il primo rompe il silenzio con parole pesantissime: “Proviamo vergogna. Siamo venuti per chiedere scusa alla città e a tutti voi. Questo non è il trend per andare avanti. Con questo cinque a zero tocchiamo il fondo. Non c’è altro da dire. La settimana prossima presenteremo il mister e ci sarà modo di chiarire”. Promesse che avranno senso solo se la proprietà deciderà di confermare entrambi al loro posto. Perché, dopo il disastro del “Castellani”, la loro posizione è tutt’altro che salda. Impensabile escludere scosse dall’alto: la famiglia De Laurentiis sta valutando il da farsi, e un Luigi De Laurentiis visibilmente contrariato in tribuna è stato un segnale eloquente.
Magalini prova a giustificarsi, pur se già irritato da una legittima domanda sul proprio futuro: “Abbiamo cambiato allenatore. In questo momento tutto è sbagliato. Con Vivarini vogliamo trovare una via d’uscita. Come dirigenti abbiamo un ruolo. Se ce lo fanno svolgere, andiamo avanti”.
Accanto a lui, Di Cesare si accoda, ma i toni utilizzati sono fuori registro: “Mi associo a Magalini. Dopo una partita così brutta c’è solo da chiedere scusa. E basta”. Poi, però, scivola in un’autodifesa istintiva che tradisce nervosismo: “Col ca… che mollo. La mia esperienza mi dice che da queste situazioni se ne esce stando zitti. Noi non molliamo. Ma qualora la proprietà prendesse altre decisioni, le accetteremo. Se i risultati sono questi, abbiamo fatto degli errori. Credo nel lavoro e credo nei ragazzi, nonostante la figura di me…di oggi. La squadra deve delle risposte. È troppo facile sparare a zero dopo una prova del genere. Da domani mattina ci metteremo a lavorare”.
Prima di congedarsi, l’ex capitano colpisce anche il gruppo squadra, senza mezzi termini: “Mi spiace aver preso gol nel recupero di un primo tempo in cui si era visto qualcosa. Poi ci siamo del tutto sciolti. Sono deboli mentalmente, È finito il tempo delle chiacchiere. Nelle difficoltà si vedono gli uomini e bisogna reagire. Nella mia carriera l’ho fatto. Spero che i ragazzi facciano altrettanto”. Parole dure, che fotografano un Bari allo sbando. Ma a questo punto non bastano più le scuse. Servono fatti, prima che la stagione affondi definitivamente.