BARI – La serata del San Nicola si chiude nel silenzio pesante di uno stadio quasi vuoto, reso ancora più malinconico dall’assenza annunciata dei gruppi organizzati. In questo scenario rarefatto, il Bari inciampa ancora una volta, restituendo un pareggio che alimenta più dubbi che speranze. E in sala stampa, il clima resta sospeso: da un lato un Vincenzo Vivarini visibilmente in affanno, dall’altro Giorgio Gorgone, che può permettersi di leggere la sfida da una posizione meno logorante.
Vivarini arriva al tavolo con il volto di chi non trova un appiglio. Il Bari vive in un labirinto tattico da cui non riesce a uscire: reparti slegati, idee che si affacciano e spariscono, giocatori che si muovono senza convinzione. Difesa insicura, centrocampo opaco, attacco sulle ginocchia. Eppure, nonostante tutto, il punto conquistato tiene i biancorossi appena fuori dalla zona playout. Un paradosso che non consola nessuno, nemmeno un tecnico che continua a cercare risposte in un puzzle che oggi sembra più complesso di tre partite fa.
L’analisi di Vivarini, alla fine, sembra più un dovere professionale che un percorso verso soluzioni concrete. Le sue parole cercano una via d’uscita, ma lasciano la sensazione che la bussola, per ora, continui a girare a vuoto:
“Prendo per buono questo punto… Lo dico perché queste partite, se ti vanno male, rischi persino di perderle. Loro si mettevano tutti nell’area di rigore, eppure siamo riusciti a creare tantissime situazioni offensive. Ne conto almeno sedici. Alla fine, meglio il pareggio che la sconfitta”.
Poi l’attenzione si sposta sul frangente iniziale del match e sulla lunga scia di nervosismo che ha attraversato la panchina barese:
“L’inizio del match è stato davvero brutto. L’avevamo impostata per scendere in campo aggressivi. Invece, abbiamo lasciato l’iniziativa al Pescara. L’avevamo preparata in un altro modo. Perciò dico che il pareggio ci va bene. I problemi ce li abbiamo. Ho messo ancora più a fuoco le problematiche. Dobbiamo pensare alla salvezza”.
E ancora, sulle espulsioni e sul blackout emotivo che ha travolto la squadra fuori dal campo:
“Quando hai paura ad aggredire, a stare alto e a smarcarti per prendere la palla, le conseguenze sono logiche. L’arbitro? Mi sono ritrovato un cartellino davanti agli occhi. Non ho capito perché. Ho solo alzato un braccio. È stato espulso anche Meroni. E il medico sociale Caputo. Ho visto cartellini rossi da tutte le parti. Speriamo di non leggere provvedimenti pesanti nel referto del direttore di gara”.
Tra i tanti nodi, Vivarini sceglie di proteggere Moncini dopo gli errori dal dischetto, cercando di blindarne l’autostima:
“Mi spiace per lui. Spero che non si butti giù. Nelle prossime ore gli parlerò di sicuro. Non deve abbattersi. Sono situazioni che nel calcio succedono. Deve tirare fuori il carattere e la voglia di rivalsa che lo contraddistinguono”.
Sul fronte opposto, Gorgone porta via da Bari un pareggio che sa di impresa, pur con qualche rammarico, e rivendica la dignità della sua squadra:
“Per la prima mezzora avevamo la partita in mano. Non ho visto l’episodio dell’espulsione di Olzer. Non siamo morti, il Pescara ha dimostrato grande sacrificio. Se qualcuno pensa che siamo finiti, si sbaglia. Al mio arrivo ho trovato una squadra col morale a terra. Poi, anche gli episodi devono girare a favore. Abbiamo dei limiti, ma non siamo il brutto anatroccolo della B”.
Un punto che accontenta solo gli abruzzesi e che lascia invece il Bari sospeso in un limbo pericoloso, dove la rotta va cambiata in fretta. Molto in fretta.