Bari-Catanzaro 1-2
BARI (3-4-2-1): Cerofolini, Kassama (35’ st Cerri), Pucino (c), Nikolaou, Dickmann, Braunoder, Verreth, Burgio (1’ st Mane), Maggiore, Rao (17’ st Bellomo), Gytkjaer (1’ st Moncini). A disp.: Pissardo, Pagano, Meroni, Pereiro, Partipilo, Vicari, Colangiuli, Mavraj. All. V. Vivarini.
CATANZARO (3-4-3): Pigliacelli, Antonini, Pittarello, Iemmello (c), Petriccione (26’ st Rispoli), Pontisso (35’ st Alesi), Brighenti, Favasuli (15’ st Frosinini), D’Alessandro (26’ st Nuamah), Cisse (26’ st Liberali), Cassandro. A disp.: Marletta, Bashi, Pandolfi, Di Chiara, Bettella, Verrengia, Buso. All. A. Aquilani.
ARBITRO: Rapuano di Rimini.
RETI: 30’ pt Pontisso; 4’ st Antonini; 47’ st (rig.) Bellomo.
NOTE: Rec. 1’ pt e 4’ st.
di Pierpaolo Paterno
BARI – Senza sforzi eccessivi, il Catanzaro brinda al San Nicola battendo un Bari ai limiti della decenza con due reti didascaliche. Non fa testo il rigore trasformato in coda da un Bellomo fischiatissimo.
Prosegue il digiuno di vittorie per un Bari che non vince ormai da un mese e mezzo. Dopo la disfatta di Empoli, arriva invece la seconda sconfitta sotto la direzione Vivarini (prima al San Nicola in uno stadio sempre più vuoto) che interrompe la mini serie di tre pareggi consecutivi. Un quadro inquietante non solo sul piano dei risultati, ma soprattutto della resa tecnica, tattica, caratteriale. In pratica, non c’è nulla da salvare. Perché nullo è il Bari. Squadra morta, senza nessun cenno vitale. Un organico destinato a sprofondare, a meno che tra una decina di giorni non si intervenga in maniera massiccia sul mercato per recuperare sette, otto innesti robusti pronti a sostituire i presunti titolari della formazione attuale. Una rosa da rifondare nelle fondamenta, con tutti i rischi del caso. Ma non c’è altra scelta.
Prima di perdere la bussola insieme ai suoi ragazzi, nelle intenzioni Vivarini parte con un 3-4-2-1 equilibrato e funzionale: difesa a tre con Kassama e Nikolaou braccetti e Pucino centrale a guidare il reparto, struttura compatta e pronta a scivolare. Sugli esterni Dickmann e Burgio garantiscono ampiezza e corsa su entrambe le fasi, mentre in mezzo Braunoder e Verreth assicurano dinamismo e ordine nella gestione del possesso. Alle spalle della punta agiscono Maggiore e Rao, liberi di muoversi tra le linee per creare superiorità e inserimenti, a supporto di Gytkjaer che è il riferimento offensivo, utile per far salire la squadra e finalizzare. Un assetto solido e pragmatico, pensato per dare equilibrio senza rinunciare alla qualità.
La prima occasione è del Catanzaro (18’). Cross di Cassandro e incocciata di Iemmello con pallone sulla parte superiore della traversa. Calabresi propositivi. Gytkjaer perde un duello con Pittarello che calcia dalla distanza. Palla sul fondo deviata in corner. Il Bari si preoccupa solo di non prenderle. Si fa grande fatica a costruire e fare gioco. Il Catanzaro ringrazia e passa in vantaggio da un cross Petriccione. Sponda di Iemmello e inserimento decisivo di Pontisso dimenticato dai difensori di casa: destro imparabile per Cerofolini. Bari sorpreso dalla giocata intelligente dei giallorossi.
Salta il piano tattico iniziale di Vivarini (prima non subire e poi affondare). Gravi le lacune nella lettura delle marcature difensive. Ma non è una novità. Ospiti vicinissimi al raddoppio dopo soli tre minuti: tiro cross di Favasuli deviato in corner ma con palla destinata nel secondo palo. Va in archivio il primo tempo con il Bari senza tiri in porta a referto. Davvero uno spettacolo di bassissimo profilo.
Si riparte. Vivarini inserisce il giovane Mane per un impresentabile Burgio. Gioca a destra con Dickmann spostato a destra. Dentro anche Moncini al posto di Gytkjaer (prova da dimenticare). Tutto inutile. Perché si resta completamente fermi al quarto giro di lancette. Da un corner, Antonini la mette alle spalle di Cerofolini con una facilità disarmante. Davvero incredibile. Catanzaro due, Bari zero. Tutto da decifrare il cambio di Rao con Bellomo (che entra fra i fischi). Il Catanzaro continua a fare quello che vuole. In due tempi, la parata di Pigliacelli sul destro di Bellomo (25’). Non serve a niente. Il calvario dura ancora una mezzoretta, senza che accada qualcosa di utile e necessario. Trascorrono i minuti, la gente abbandona lo stadio tristemente. Chi resta, non vede l’ora che finisca questo ingiusto supplizio. Dolore appena lenito dal rigore (fallo su Maggiore) trasformato da Bellomo al secondo dei quattro minuti di recupero. Finisce tra i fischi alla vigilia di un Natale amaro, tra i peggiori della storia biancorossa. Si torna in campo il 27 dicembre, sempre in casa, contro l’Avellino. Speriamo non solo per onore di firma.